Altro da Me – Ma è normale?

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La definizione di  normale risulta essere “conforme alla consuetudine e alla generalità, regolare, usuale, abituale”.
In questo momento anche il terrorismo sta diventando normale?
Sommersi di informazione, ci concentriamo sui dettagli e perdiamo la visione d’insieme: in tutta questa normalità, Flaco ci presenta una panoramica in cui la domanda “E’ normale?” apre nuovi scenari

 

Distratti, per così dire, dagli attentati di Orly (18 marzo) e quello di Londra (22 marzo), sembra che ci siamo persi alcune interessanti dichiarazioni di Erdogan. L’attuale presidente della Turchia, che sta distruggendo l’opera di laicizzazione del paese per riportarlo sotto l’ombra dell’islamismo, non sceglie i mezzi toni.
Ecco:
– “hanno iniziato una crociata contro la mezzaluna, (…) l’Europa sta rapidamente scivolando verso i giorni precedenti la seconda guerra mondiale”. Il ministro degli erdoganesteri Cavusoglu rincara la dose: “State trascinando l’Europa nell’abisso. Presto in Europa inizieranno le guerre di religione” (16 marzo, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea sulla possibilità di vietare il velo islamico nei luoghi di lavoro)
– Olanda e Germania accusate di “metodi nazisti” (19 marzo: dopo la cancellazione di comizi pro Erdogan nei Paesi europei, in vista del referendum costituzionale turco del 16 aprile)
– “Da qui faccio un appello ai miei fratelli in Europa. Vivete in quartieri migliori. Comprate le auto migliori. Vivete nelle case migliori. Non fate tre figli, ma cinque. Perché voi siete il futuro dell’Europa”. (17 marzo)

I pochi che si sono dedicati a un commento, tendono a minimizzare, riconducendo tutto alle logiche interne della politica turca. Erdogan teme di perdere il referendum che gli consegnerebbe definitivamente il paese, e fa quindi propaganda. Molto rassicurante: dormite tranquilli. Ma il sonno occidentale sta diventando insopportabile e pericoloso. Qui non si tratta dei cacciatori bergamaschi di Bossi, qui ci sono milioni di islamici che vivono in Europa, che spesso dell’Europa e dei suoi valori non hanno molta cognizione né rispetto (quando addirittura non la odiano apertamente), e che vengono di fatto incitati all’occupazione fisica e culturale dal presidente di una nazione di più di 70 milioni di abitanti.
Inevitabilmente queste dichiarazioni esplicitamente bellicose mi ricordano un passo di Michel Onfray, filosofo francese che in Pensare l’islam (2016) delinea un tratto fondamentale della cultura islamica: “il termine ‘umma’ definisce la comunità totale dei musulmani sul pianeta (…). La umma se ne infischia delle frontiere e delle nazioni. L’Islam è una religione deterritorializzata”. Con buona pace di tutti quelli che si sentono rassicurati quando sottolineano che spesso gli attentatori hanno formalmente nazionalità europea, perché in Europa sono nati.
E poi mi torna in mente Oriana Fallaci. E qui il ricordo si fa più doloroso. Era il 2003 e la giornalista e scrittrice fiorentina nonché ex partigiana – sommersa dagli insulti e dalle ironie della Guzzanti e di quel Dario Fo che di lì a poco avrebbe contribuito a fondare i 5 stelle –scriveva: “Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente oppure d’apparire razzisti (…) non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata all’Inverso.” E ancora. “ i mussulmani costituiscono il gruppo etnico e religioso più prolifico al mondo. Caratteristica favorita dalla poligamia e dal fatto che in una donna il Corano veda soltanto un ventre per partorire”. E aggiungeva che questa “è una guerra che si fa rubando un paese ai suoi cittadini. Passo per passo, appunto, millimetro per millimetro. Anno dopo anno. Decennio dopo decennio (…) Non vi rendete conto che gli Osama Bin Laden si ritengono autorizzati a uccidere voi e i vostri bambini perché bevete il vino o la birra, perché non portate la barba lunga o il chador anzi il burqua, perché andate al teatro o al cinema, perché ascoltate la musica e cantate le canzonette, (…). Non v’importa neanche di questo, scemi?” (O. Fallaci, Il coraggio che ci serve)
Ecco, tutto questo Oriana lo scrisse più di 10 anni prima del Bataclan e delle dichiarazioni allucinanti di Erdogan. Oggi io mi sento in dovere di dire che mi vergogno di essermi all’epoca accodato alla massa di chi credeva di dar prova di intelligenza e progressismo semplicemente ignorando il problema e insultando chi lo indicava.

Alla faccia dei generici multiculturalismi e di tutti quelli che amano dedicarsi al mea culpa per le responsabilità dell’Occidente, io penso che vada detta una parola chiara: non si può vivere da occidentali in un paese islamico senza rispettarne leggi e costumi. E, per quanto mi riguarda, deve valere anche la reciproca. Punto.

 

Rachid Taha “Rock El Casbah”
Photo credits: Massimo Tuzio

 

28 Responses

  1. Marco

    Pienamente d’accordo. Il cancro si diffonde quando non gioca secondo le stesse regole dell'”organismo ospite”… lentamente. E lo spauracchio dell’epiteto “razzista” è una gran bella trovata per evitarsi problemi e poter puntare il dito. Ma reprimi reprimi poi i sentimenti marciscono e vengono espressi nel peggiore dei modi. magari vogliono l’emisfero nord pensando che così saranno fighi come noi…. grosso granchio. E si… datemi pure del razzista. 🙂

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    • Flaco

      Ma il razzismo non c’entra nulla, hai ragione tu. E’ solo uno spauracchio. Qui non è un problema di razza ma di cultura laica e cultura religiosa. Noi italiani ne sappiamo parecchio su quanto sia difficile togliere i preti dall’ingerenza nella vita polita e civile. Basterebbe andare a rileggersi il “Quanta cura” di Pio IX. Era il 1864 e ancora si metteva in dubbio la legittimità del potere temporale. Non ho nessuna voglia di riprecipitare in un delirio del genere

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    • Flaco

      Cito una frase attribuita ad Ataturk (1881-1938), il cosiddetto padre della Turchia moderna: “Per quasi cinquecento anni, queste regole e teorie di un vecchio arabo e le interpretazioni di generazioni di religiosi pigri e buoni a nulla hanno deciso il diritto civile e penale della Turchia. Loro hanno deciso quale forma dovesse avere la Costituzione, i dettagli della vita di ciascun turco, cosa dovesse mangiare, l’ora della sveglia e del riposo, la forma dei suoi vestiti, la routine della moglie che ha partorito i suoi figli, cosa ha imparato a scuola, i suoi costumi, i suoi pensieri e anche le sue abitudini più intime. L’Islam, questa teologia di un arabo immorale, è una cosa morta. Forse poteva andare bene alle tribù del deserto, ma non è adatto a uno Stato moderno e progressista. La rivelazione di Dio! Non c’è alcun Dio! Ci sono solo le catene con cui preti e cattivi governanti inchiodano al suolo le persone. Un governante che abbisogna della religione è un debole. E nessun debole dovrebbe mai governare” Ora fai un paragone con Erdogan e dimmi tu se siamo in anticipo o in ritardo. A me viene semplicemente da pensare che non c’è alcuna direzione obbligata. A maggior ragione è importante fronteggiare i problemi

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      • Yuri

        L’obbligo è politico. Se ora qualcuno in Italia parlasse come Ataturk, risulterebbe quasi offensivo…ricordiamoci i santi cattolici romani e chi li guida. E a tutte le proposte di legge ferme in parlamento per il timore di finire all’inferno…

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        • Flaco

          L’obbligo politico è un modo di dire. Sul resto sono d’accordissimo. Se penso che le parole di Ataturk risalgono a cent’anni fa, mi viene da pensare che l’unico progresso certo è quello della tecnica. Le strutture psichiche rimangono uguali per la specie umana. Perciò liberarsi dai pregiudizi e dalle superstizioni non è cosa che si fa una volta per tutte

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  2. Mike

    Benvenuto nel club Flaco.
    Meglio tardi che mai si dovrebbe dire……
    Però ho come la sensazione che sia già tardi per questo occidente in disfacimento

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    • Flaco

      No, secondo me comincia a farsi strada l’idea che bisogna ricominciare ad occuparsi di noi. Negli ultimi 50 anni la conservazione della democrazia è stata demandata ad altri. Lo scontro/incontro con una cultura che non conosce la laicità costringe anche noi a ripensare a ciò che siamo, a quanto sono costate certe conquiste e a quanto sarebbe stupido perderle

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  3. f.

    Contraddittori e disordinati pensieri affollano la testolina (la mia intendo) dopo la lettura di questo post: non credo di riuscire a esprimerli organicamente, perciò vado di elenco, random.

    Fallaci
    Aderisco al mea culpa (sarà che siamo in quaresima…) per dire che la Fallaci all’epoca nemmeno l’avevo letta. Nemmeno l’insultavo. Osservavo però con sospetto chi, ben prima del Bataclan ma poco dopo le Torri Gemelle invocava la guerra di civiltà. E la Fallaci (non dubito che avesse argomenti più solidi) era sulla linea di pensiero del nano di Arcore. Mea culpa. A mea disculpa il fatto che fosse piuttosto facile cascarci.

    Occupazione “a umma umma” (!) dell’Europa
    Premesso che, se ben capisco, si può trovare qualche analogia con la chiesa nostrana (vado a memoria ma l’attributo “cattolica” mi pare abbia il significato di “universale”) la questione è piuttosto lineare. Se l’occidentale sazio non fa figli e il mussulmano ne fa tanti, questi ultimi finiranno per diventare maggioranza. E i meccanismi democratici (finché ci sono) registreranno il fenomeno (nel nostro piccolo: mica facile trovare qualcuno sotto la Madonnina che parli il dialetto milanese. I “terroni” nostrani facevano più figli dei meneghini autoctoni). There is no other way.

    Finale
    Scontata la condivisione delle tue conclusioni sul concetto di reciprocità (che non garantisce però l’orizzonte di laicità invocato da Yuri, anzi…) nel breve, ma nel lungo se i muslim bros figliano come conigli c’è poco da fare… se non sperare che Dio muoia davvero.

    Sarà la scienza, sarà la tecnica, sarà il mercato la libidine o il denaro.
    Sarà il pensiero ?

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      • Flaco

        Servirenne un Nietzche di lingua araba. Ma, piaccia o non piaccia, gli ultimi seri contributi al libero pensiero in ambiente islamico risalgono ad Avicenna e Averroè. Una cosa tipo XI-XII secolo d.c. Questo è quanto. Non è colpa mia

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    • Yuri

      Finalmente un compagno di laicità! Se non bevi sambuca, possiamo andare molto d’accordo…

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    • Flaco

      Sicuramente alla nostra idea un pò edulcorata di democrazia manca la valutazione dell’impatto demografico. Ragioniamo di democrazia in astratto, perdendo di vista alcune condizioni strutturali, quella demografica su tutte. Penso che non manchi molto a che la questione si imponga come prioritaria. Del resto, le immagini dei barconi colpiscono i sentimenti e le emozioni, e non possono lasciarci indifferenti. Ma la ragione dice che se ci sono paesi in cui vige la poligamia e ci sono tassi di natalità altissima, e vedono l’Occidente come promessa e insieme come Satana, forse sarebbe opportuno prevedere interventi che non siano di semplice e doveroso soccorso

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  4. gigi

    minchia mo’ pure la riabilitazione della Fallaci !
    ma quanti cazzo di rospi c’hai ancora ?

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    • Flaco

      Ma no, il rospo sono io ! e aspetto il bacio ahahahaha
      La Fallaci all’epoca non l’avevo mai letta, mi sono semplicemente accodato al diktat e ai cori eleganti tipo Oriana fascista Oriana puttana. L’ho letta solo ora e ripeto, mi vergogno. Si può essere più o meno d’accordo con la sua posizione molto dura e intransigente, ma il suo discorso ha notevoli punti di forza ed è la conseguenza di una vita da cronista nei teatri di guerra e a contatto con tutti i leader arabi. Aver pensato che si potesse semplicemente liquidarla come fosse un’idiota animata da rancore è stato un grave errore. D’altro canto, nel post scorso c’era qualcuno che scambiava Popper per un fascista….Tutti questi luoghi comuni sono semplicemente da buttare senza indugio

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  5. Laura

    Interessante il tuo post Flaco.
    Quel che mi pare certo è che l’Italia (e l’Europa) hanno di fronte un problema complesso, se nn altro xché non è che tutti gli immigrati sono mussulmani e non tutti i mussulmani kamikaze per la jiad: si corre il rischio di fare con tutta l’erba un fascio.

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    • Flaco

      Non si tratta di fare di tutta l’erba un fascio, ma di avere ben presente che quando parliamo di islamismo abbiamo a che fare con una cultura che NON ha conosciuto nè l’Illuminismo, nè l’autonomia della ragione rispetto alla fede, nè la rivoluzione industriale e nemmeno la lotta di classe. Quindi cercare di ridurre questa cultura alla nostra non ha nessun senso, tranne rassicurarci al pensiero che in fondo si tratta “solo” degli effetti dello sfruttamento capitalista o altre categorie che pretendiamo di applicare in contesti in cui non hanno luogo a procedere.

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  6. Ringo

    Grazie per questo articolo! E’ ora di cercare una via alternativa a leghismo e conformismo e secondo me questo è un ottimo inizio ! Non so di nessun altro artista italiano che sembri interessato ad andare oltre la banalità che accontenta tutti. Continua così! Grande!

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    • Flaco

      Detto così fa ridere, dai. Sarà dall’epoca delle Repubbliche Marinare che non siamo padroni a casa nostra. Forse è ora di cominciare a capire che “casa nostra” è un pò più larga della Padania e di smettere di trovare dei capri espiatori a caso per la nostra frustrazione. Lo spostamento dei traffici dal Mediterraneo all’Atlantico e da qui al Pacifico non è cosa che si possa imputare ad Erdogan o alla cultura islamica…

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  7. fred

    Caro Flaco,
    Avevo letto il tuo post all’inizio, e avevo in mente di scrivere qualcosa ma vedo che il corso dei post successivi ha portato la questione su altro. Provo comunque a ritornare su quanto avevo in mente. Il tuo post iniziale mi sembrava che spingesse su un concetto: “non è detto che i nemici dei nostri nemici siano nostri amici”. Questa prospettiva la trovo molto corretta e in relazione ai movimenti migratori e politici degli ultimi anni questo mi risuona come un monito a valutare attentamente se e come il nostro territorio (Italia, Europa, occidente, boh..) sta vivendo spazi di apertura o meno.
    Riguardo all’islamizzazione del nostro territorio (e alle frasi di Erdogan e ai concetti della Fallaci) ritengo tuttavia che i movimenti di persone portano anche a contaminazioni e, come si diceva un tempo, a nuova soggettività. Non è detto che si tratti solo di accettare con passività un cavallo di Troia. Faccio un po’ fatica a pensare che nuovi soggetti che popoleranno sempre di più l’Europa (ma rimaniamo sotto il 10%) produrranno solo un’islamizzazione del nostro territorio. Accade e accadrà anche il contrario. Le modernità sono multiple. Certo il punto è e sarà vedere che spazi si aprono.
    Vedere bambini palesemente non europei parlare e giocare in forme chiaramente italiane, mi sembra faccia bene al cuore e con un pensiero in più, anche al cervello.
    Abbracci

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  8. flaco

    E vedere bambine che vanno a scuola con solo il volto scoperto e per imposizione paterna non possono frequentare lezioni di ginnastica e musica, che effetti produce su cuore e cervello?
    Scusa, ma con le immaginette alla Benetton non si va lontano, a meno che non si voglia vendere maglioncini. Non temo l’islamizzazione dell’Europa (anche se i tuoi dati non tengono conto di un tasso di natalità enormemente divergente rispetto a quello occidentale) ma cmq non vedo davvero come contaminarsi con una cultura religiosa così impermeabile ai valori laici. Per il bene anche dei bambini – e soprattutto delle bambine – che vivono qui in un contesto familiare spesso anche più rigido rispetto a quello dei paesi d’origine, penso che dovremmo attrezzarci ad un vero percorso di integrazione, che metta al primo posto la messa in mora dei principi religiosi nel campo della vita pubblica. Non la vedo facile. Al momento ha più buon gioco chi – come Erdogan – usa la regione come strumento di consenso e di offesa.

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      • Fred

        Appunto.. La contaminazione c’è. .E anche un po di tristezza.. vero. Ma in altri luoghi non sarebbe successo.

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        • flaco

          Ma io non vedo contaminazione Fred, se x contaminazione si intende una fusione di forme diverse. Quello che vedo è che la religione è anche un sistema di potere, in questo caso familiare a trazione maschile. Nello scontro con la cultura laica occidentale mi sembra – anche leggendo recenti interviste sull’argomento – che:
          1 – i maschi disapprovano senza se e senza ma il provvedimento della Procura di Bologna. E’ comprensibile, dato che viene indirettamente messo in discussione il loro potere assoluto. Non si espongono troppo però, perchè ovviamente sarebbero i peggiori promotori di se stessi in casi come questo
          2 – le femmine già “sottomesse” si preoccupano – come spesso accade – di sottomettere le femmine giovani ancora “libere”. Vai a leggere le dichiarazioni surreali delle donne mussulmane dopo la decisione della Corte Europea di inibire l’uso del velo nei luoghi di lavoro. Queste donne che evidentemente faticano a tollerare l’idea di essere le sole a esserci cascate, si premurano di istruire le nuove generazioni su quanto portare il velo sia segno di libertà. Quale libertà l’abbiamo visto, se per esercitarla bisogna passare per il taglio dei capelli. Qui funziona il meccanismo per cui per esempio sono le stesse donne in Africa a praticare l’escissione della clitoride ad altre donne, così come spesso i migliori alleati degli schiavisti erano degli schiavi. E’ più facile convincersi e convincere altri della giustezza di un sistema repressivo di cui si è schiavi che non ribellarsi.
          3 – le donne, le ragazze, le bambine giovani, che nascono e crescono in un doppio ambiente che in realtà non prevede scambio nè contaminazione, e che ovviamente una volta constatato che il sistema patriarcale non è necessariamente universale non hanno motivi di riprodurlo. Queste sono le persone cui dovrebbe andare anzitutto la nostra attenzione, il nostro sostegno e appoggio. Anche con l’intervento della procura, se necessario.
          P.S. Il termine “sottomessione”, oltre ad essere una traduzione di “islam”, fa riferimento al libro di Ayaan Hirsi Ali, “Non sottomessa”, Eiunaudi, una feroce critica dell’ islam e della sua schiavizzazione del sesso femminile, fatta da chi ha conosciuto il fenomeno sulla sua pelle. Lettura che raccomando a chiunque sia interessato all’argomento. Ciao

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