Cane Hill – Too Far Gone

Si intitola Too Far Gone il secondo album in studio dei Cane Hill, band di New Orleans che aveva esordito nel 2016 con Smile. Si trattava di un album abbastanza promettente benché troppo irretito nelle morse nostalgiche nu-metal per spingersi oltre i propri orizzonti musicali e guadagnarsi un apprezzamento che magari, in altre circostanze, nell’era d’oro del genere avrebbe ottenuto. Ci pensano, però, con questa seconda prova a rimettere i puntini sulle ‘i’, trovando una propria cifra stilistica, che (inutile negarlo) sarà anche il risultato delle influenze dei gruppi che più li hanno ispirati, però perlomeno si sente lo sforzo nel compiere i primi passi verso un percorso che sia loro.

Oltre i richiami a Slipknot, Pantera, Powerman 5000 e oltre gli indugi vari ed eventuali all’elettronica più ruvida e alle atmosfere cupe in stile Marylin Manson, c’è anche un certo retrogusto grunge che permea questo album, tanto da spingere lo stesso cantante (Eliijah Witt) a parlare di “swamp grunge” per definire il loro genere. Con il termine si vuole indicare un certo approccio nostalgico allo stile metal degli anni 00, ma con un atteggiamento aggressivo che non si limita a guardare al passato, ma rivolge al presente i propri occhi disillusi.

L’album si apre con la title-track, “Too Far Gone”, nonché primo singolo estratto dalla band, ed è immediatamente un’irruzione incendiaria che tinge di toni cupi e voci muschiose i groove martellanti di batteria e l’assolo ellettrizzante di chitarra nel bridge. Il secondo pezzo, “Lord of Flies” (titolo preso dall’omonimo romanzo di William Golding), continua la rampata urticante con riff di chitarra che riproducono a livello onomatopeico il ronzio delle mosche. Caustiche linee di basso, cori anthemici, fragori graffianti, drumming che marcano l’incedere tempestivo e urgente tra dissonanze dissacranti e caotiche: questi gli ingredienti presenti in ognuna delle dieci tracce che compongono il disco. Ma se il tratto sonoro si modula tutto nelle nuances dark di matrice heavy, è la voce di Witt che invece prende direzioni diverse a seconda se si tratti di pezzi più grunge e distesi (ad esempio, la languida “Erased” o “Singing In The Swamp”) della korniana “Why?” o volendo rimarcare certi timbri che hanno il sapore degli Alice in Chains di Layne Stayley (“Lord Of Flies” e “It Follows”), e arrivare al growl robusto di pezzi come “10 ¢” o “Scumbag”.

Un disco che ha una sua sostanza e che scorre anche abbastanza veloce (circa una 40ina di minuti). Il primo passo verso la ridefinizione di un genere che ormai ha trovato il suo apogeo, ma non per questo deve cessare di esistere. Magari mischiato e dissimulato, magari insaporito di gusti nuovi, ma comunque attuale.

 

TRACKLIST:

  1. Too Far Gone
  2. Lord Of Flies”
  3. Singing In The Swamp
  4. Erased
  5. Why?
  6. It Follows
  7. Scumbag
  8. Hateful
  9. 10¢
  10. The End

 

A cura di: Francesca Mastracci

7.5

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