Chien Bizarre – Outsider

I Chien Bizarre sono una rock band dal sound classico e, fuori da ogni giudizio, un po’ vecchia maniera. Arrivano con “Outsider” al loro secondo lavoro in studio: 10 tracce di testi cantati in italiano e riff di chitarra importanti, che seguono l’esordio “I Migliori esemplari”, del 2015.

E’ proprio questa parte strumentale quella che appare come l’aspetto migliore del disco. Colpisce per la sua cura e la sua carica senza sbavature, sebbene non si distingua particolarmente per portata innovativa. Del resto sarebbe davvero raro nel 2017 riuscire a pensare a qualcosa che non peschi in nulla e per nulla da suoni e atmosfere che già non si conoscano e sarebbe ingiusto pretenderlo a maggior ragione da una formazione al secondo album.

Parliamo in questo specifico caso del solido modello del rock classico americano, rivisto in chiave nostrana con rimandi alla tradizione anni ’90 di gruppi come Litfiba, Negrita ed in particolar modo Timoria. Vanno inoltre in questa direzione momenti particolarmente felici nel cantato del frontman che richiamano addirittura i La Crus, sebbene il timbro di Mauro Ermanno Giovanardi rimanga inevitabilmente unico.

La nota dolente arriva invece purtroppo quando dalla musica si passa alle parole. Non basta avere delle storie da raccontare, degli argomenti da trattare, delle opinioni o delle posizioni da esternare perché una canzone risulti credibile e nello stesso tempo godibile in ciò che narra. Non parliamo di una disfatta totale, ma in generale non si può dire di essere di fronte a testi che lascino il segno: scarsa ricercatezza dei vocaboli e troppe rime baciate/alternate che danno l’idea di qualcosa di poco pensato e un tantino banale.

Prova ne è che, anche dopo più ascolti, i contenuti di questi 10 brani scivolano via, come certe immagini di quando ti sembra di essere concentrato e in un battibaleno ti rendi conto di non saper ricordare i dettagli di ciò che ti è appena passato davanti agli occhi. I pezzi non restano, i ritornelli non si incollano alle orecchie né in alternativa le strofe riescono a suscitare empatia o toccare le corde dell’emotività, e senza una parte compositiva che spicchi per personalità il risultato è presto fatto.

Nel complesso non si può dire di essere di fronte ad un cattivo lavoro, “Outsider” arriva comunque alla sufficienza, perché sono chiari l’impegno e la buona padronanza degli strumenti da parte della band. Purtroppo ciò non basta a portare questo disco ad un livello tale da farlo emergere dalla massa di prodotti dal sound rock e velleità cantautorali che popolano il panorama italiano. Ma siamo certi che in futuro, con qualche altro kilometro macinato sui palchi delle venue alternative italiane e un’ulteriore crescita insieme, la band troverà una strada più personale che le permetta di leggere la realtà in una chiave più “propria”, definita, riconoscibile e in ultima analisi quindi anche maggiormente memorabile.

 

Tracklist:

  1. Il gigante
  2. Canzone d’umore nero
  3. Come Cleopatra
  4. Insensibile
  5. Empatia
  6. Preghiera laica
  7. La mia generazione
  8. Mantide
  9. Underground
  10. Il solito caffè

 

A cura di: Daniela Raffaldi

6.0

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