dDrop – dDrop

Recensire un disco che non ti è piaciuto non è mai cosa facile, ma recensirlo quando proprio non ti è piaciuto per niente è davvero dura! Primo perché lo si fa con meno energia e piacere di quello che si vorrebbe e secondo perché bocciare un lavoro dove comunque c’è stato tanto impegno da parte di chi lo ha realizzato dispiace sempre molto.
Detto questo, le somme vanno fatte e se il risultato ha segno negativo davanti, tale deve rimanere. Il nuovo dei dDrop a mio avviso non ha superato la prova. In tutta sincerità speravo che questo disco potesse essere eccezione a quella tendenza piatta e monotona che tutto il movimento della forma parlata del cantato sta vivendo in questi anni. Rap, Trap, Rap Metal (come nel caso dei dDrop) e tutto l’Hip Hop italiano in genere sta vivendo una deriva stanca e priva di vera qualità da troppo tempo ormai.
Le cause sono come sempre più di una, ma credo che finchÈ non capiremo quanto sia inutile imitare ciò che già esiste, continueremo a sentire stanche riproposizione di cose fin troppe volte sentite. E’ come se, facendo un parallelismo con il mondo cinematografico, prendessimo un noir di stampo tipicamente americano e lo volessimo trasportare pari pari in un città di provincia italiana. Possiamo insistere quanto vogliamo, ma non funzionerà mai.
Con questo non voglio dire che il genere noir non può funzionare in un contesto italiano, ma questo acquisisce credibilità solo se viene calibrato e “calato” in quella precisa e specifica realtà.
…Ma torniamo alla musica!…Certo che ci sono esempi di ottimo hip hop italiano, ce ne sono sempre stati, ma se andiamo ad analizzarli troviamo ogni volta qualcosa che li riconduce al nostro dna musicale. Mi sono dilungato troppo e sapevo che sarebbe successo! Dicevamo…dDrop! Il disco parte sparatissimo con un intro che mi ha fatto gridare al “Dai che questa volta ce la facciamo!!! Ci siamo, dai dai, si, ok ci si siamo!” E invece no perché sopra le chitarre hard’n’heavy inizia a scivolare un rappato che seppur aggressivo e deciso, mano a mano che si va avanti resta sempre pi˘ o meno lo stesso senza ne incidere, ne sorprendere.
Per quanto riguardo i testi nessuno si aspetta da un disco rap metal che si sviluppino liriche degne di qualche poeta romantico, decadente o scapigliato, ma neanche la piattezza e la monotonia che anche in questo caso purtroppo tende ad emergere.
Scivolare su argomentazioni banali e metriche da 5í elementare è poi un attimo!
Forse sono un po’ duro e sicuramente lo so (chiedo fin da ora perdono!), ma visto che anche il cantato/rappato che si può ascoltare in questo disco non è tutta questa armonia e intonazione, magari si poteva fare di più con i testi e dare maggiore corposità a un lavoro che ribadisco essere molto, troppo deludente. Musicalmente parlando è potente e decisamente degno di nota, ma alla resa dei conti, almeno in questo caso, tutto ciò non è bastato a farmi dire “Ok, questa volta ci siamo davvero!”
Peccato!

 

Tracklist:

01.Intro,
02.Wolf,
03.Intimo Massacro,
04.R.E.D,
05.Dammi La Verità,
06.X-Files,
07.Mors Tua,
08.Disagio,
09.neWorld,
10.Carne Cruda,
11.Bornout,
12.(New Violence)

 

A cura di: Simone Grazzi

 

 

4.0

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