Downflyers – Frequency

A 3 Anni dal primo EP Love & courses, Downflyers si propone con un lavoro sulla lunga distanza. Un Pop Rock derivativo molto riconoscibile ma decisamente ben prodotto. Le batterie solide e io muro di chitarre sostengono in tutto il disco linee vocali molto curate. A partire da Heartbeat si percepisce la passione per un genere dagli arrangiamenti molto definiti, e le liriche che sfiorano il nichilismo punk pur restando molto personali, sono coerenti con le sonorità intense ed emozionali.

Niente da dire sulla composizione, ci sono ottimi spunti come in Obey!, Dove il pattern elettronico lancia un crescendo punk rock americano che si muove con disinvoltura tra intrecci chitarristici e momenti rigorosamente Pop. L’intero disco si muove bene e con cura, con un accento inglese abbastanza naturale.

And his name is Anthem riporta la strada su uno stile più californiano, e il disco si muove fino a Silence che invece si ferma a riflettere, con il piano e la voce che si seguono con una certa raffinatezza fino al coro finale che lascia la strada a On the Road So Far per chiudere il disco con una sferzata energica.

Ci sono le carte per un buon lavoro insomma, se non fosse per l’abuso di Synth disco Anni 90 patinati come la copertina delle riviste che trovi sui voli economici, che generano idiosincrasia. Non male gli arrangiamenti, ma i suoni sembrano venire da un remix da discoteca romagnola di un Gigi D’Agostino senza chiavetta, che poco si addice alla potenza dei suoni chitarristici e della poderosa batteria acustica.

Fondere i suoni elettronici con le chitarre non è mai facile, si rischia di sentir parlare due lingue diverse e di non capire il motivo di tale sovrapposizione, invece di ricercarne una vera fusione, abbandonando con coraggio le strade già percorse per trovare una grammatica propria. Esplicativa è l’introduzione Frequency che si basa su pattern da disco elettronico e deve concludersi per lasciare spazio al solido rock di Heartbeat, che rende vano lo sforzo musicale precedente.

Sicuramente le capacità tecniche e strumentali di questi ragazzi gli permetterà di andare oltre l’estetica che questo genere impone, e troveranno una strada per unire meglio questa duplice identità. Frequency. Da ascoltare a volume sostenuto mentre fuori piove e aspetti che il tuo partner torni a casa.

Tracklist:

  1. Frequency
  2. Heartbeat
  3. Obey!
  4. And His Name Is Anthem
  5. Times New Roman empire
  6. Funeral Of Me
  7. We Won’t Be Afraid/interlude
  8. Bleeding Skies
  9. Silence
  10. The Road So Far (don’t die here)

 

A cura di: Fabio Federico Gallarati

6.0

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