Get Well Soon, arriva The Horror

“La paura è un tema che emerge molto rapidamente se si cerca di capire lo strano mood della nostra società“, dice Konstantin Gropper (GET WELL SOON) sul suo cambiamento stilistico dal vecchio album LOVE al nuovo in uscitaTHE HORROR. “Sembra essere un grande denominatore comune“.

Un pensiero inevitabile, quindi, ma anche del tutto in linea con un artista che ha già realizzato un album sull’apocalisse – The Scarlet Beast O’Seven Heads del 2012 – ed ha scritto canzoni intitolate ‘I Sold My Hands For Food So Please Feed Me’ e ‘We Are Safe Inside While They Burn Down Our House’.

Sezionare le emozioni umane più profonde, fa affiorare il meglio di Gropper, un approccio che si è affinato nel tempo, fin dall’enorme vaudeville in stile cabaret del suo debutto acclamato dalla critica “Rest Now, Weary Head! You Will Get Well Soon” nel 2008. Altri cinque album lo hanno seguito, guadagnandosi recensioni entusiastiche nella patria Germania, Francia, Regno Unito e nel resto del mondo. Dopo il suo successo iniziale, un sacco di occasioni sono venute a galla e Gropper se n’è approfittato al meglio, prestando la sua abilità musicale a numerosi progetti. Ad oggi ha lavorato a lungo come compositore di colonne sonore, realizzando cinque lungometraggi – tra cui il lavoro per Wim Wenders – una serie televisiva e diverse canzoni tematiche per spettacoli televisivi, oltre a comporre per il teatro e lavorare come produttore per numerosi artisti, che vanno da un popolare album rap di platino, fino ad arrivare a cantautori cameristici. Tutto ciò mostra la varietà e la versatilità del suo talento prodigioso e prolifico.

Ma è con il progetto GET WELL SOON che Gropper ha trovato la libertà di esprimere pienamente le sue capacità di songwriting e le sue idee musicali. È stato paragonato in passato ad artisti diversi come Arcade Fire, Tom Waits,Beirut o all’elegante, barocco pop di Rufus Wainwright, Richard Hawley e The Divine Comedy, ma nel tempo è cresciuto non solo il suo profilo artistico, ma anche la sua tavolozza musicale e le sue fonti di ispirazione. L’album“Love” del 2016 è stata una raccolta perfettamente equilibrata di canzoni delicate, che esplorano il mistero dell’emozione più cruciale dell’umanità, con il pop ed osservazioni ironiche. THE HORROR, invece, si trova all’estremità opposta dello spettro tematico: i paesaggi dal forte sapore cinematografico sono ispirati da colonne sonore, da compositori classici del XX secolo come Charles Ives e Morton Feldman, e da Nelson Riddle, arrangiatore e orchestratore di Frank Sinatra, un nome significativo al quale Gropper rende omaggio, basandosi soprattutto al suo periodo d’oro degli anni ’50.

“Ho sempre desiderato essere un crooner”, dice Konstantin “e il lavoro di Sinatra è tra i migliori e più complessi mai realizzati nella musica pop.”

In mani meno abili, tali nobili ambizioni potrebbero prendere una strada easy-listening, ma Gropper è troppo meticoloso per farlo accadere. Audace e dalla mente aperta, THE HORROR è un ricco arazzo in cui le chitarre si mescolano con del pop barocco e complicate field recording; la voce di Gropper, sempre calda ed espressiva, non è mai uscita meglio, scorrendo attraverso le canzoni come un virtuale fiume di cioccolato sciolto.

THE HORROR è ispirato dalla paura in tutte le sue forme – “la paura come motivatore, come ostacolo, come consulente e come arma politica, sia sociale che privata“, spiega Gropper. Ma è anche un album di forti contrasti, che rilascia lentamente, stuzzicando l’ascoltatore ascolto dopo ascolto. L’affascinante percorso inizia dalla copertina stessa, un cane nero privo di espressione – un’immagine per sempre associata alla depressione – che fissa ti fissa negli occhi in modo inquietante dall’angolo di una stanza scolorita dal sole. “È un eufemismo rispetto all’opulenza della musica” dice Gropper di questa immagine che ha trovato in un libro fotografico. “Questo è un bel cortocircuito“. Il cane è docile o pronto a rubare la tua anima? Tale tensione è al centro del disco, in agguato sotto la superficie e dietro ogni angolo.

Per molti artisti, l’ispirazione è una bestia volubile, che colpisce solo sporadicamente. Gropper ha sempre lavorato in modo metodico, abbattendo le idee musicali e affrontando argomenti in modo personale. Per sua stessa ammissione, si annoia molto velocemente “quindi devio su qualcosa di molto diverso. ‘Love’, come soggetto, mi è venuto da dentro, poi la paura si è impossessata di me.” Get Well Soon non ha esplicitamente deciso di fare un album politico, ma ha scoperto che “è difficile in questi giorni fare qualcosa che non venga contaminato dal clima attuale. Non ho mai preso coscienza consapevolmente dello stato del mondo, ma c’è sempre stato questo aspetto nei miei dischi precedenti, come reazione spontanea a ciò che accadeva intorno a me; è sempre lì, e non voglio frenare questa pulsione. In questo particolare momento storico, fare un album visto come fuga non era mia intenzione, non è arrivato ancora il momento per quello. “

Nel mondo dell’horror, ciò che è invisibile ispira la paura più grande ed essendo un grande appassionato di cinema, Gropper sa mantenere gi ascoltatori in bilico sul filo del rasoio, lasciando i suoi mostri nell’ombra. “Non volevo creare un album che sembrasse terrificante – se questo diventa troppo ovvio, rischia di rovinare tutto“, dice. Il fragore degli edifici che crollano è avvolto e riproposto come un battito, come lo sono le sirene, così un’intera traccia finisce per essere costruita intorno al ronzio spettrale di una presa d’aria di Amsterdam. Tali registrazioni enfatizzano la “realtà” dei temi e l’effetto sulle nostre vite; siamo davvero qui presenti e questo sta davvero accadendo.

Aprire l’album con il suono di edifici che crollano a terra ha per Gropper perfettamente senso, le rovine fungono da metafora per il senso della storia che si ripete. Da lì, l’album spazia in direzioni irresistibili, uno shock o una sorpresa sempre vicina. Con al frase “La storia è a caccia“, Gropper mette in guardia sull’elegante, orchestrale sospiro della traccia “The Horror“, una triste favola che pone una domanda pertinente: la prevedibilità rende la storia più tollerabile o semplicemente più tragica? Segue il facile trambusto dei “Martyrs”, il cui ritmo sbarazzino è in disaccordo con il suo testo che parla di torture ed esecuzioni.

La triste realtà della misoginia e della violenza sessuale è esplorata in “Nightjogging”, una canzone forte e pungente ispirata al saggio seminale di Rebecca Solnit, “The Longest War”. “La violenza non ha una razza, una classe, una religione o una nazionalità, ma ha un genere“, ha scritto il cantautore tedesco, un pensiero che su questa traccia è sezionato su batteria sincopata e linee di chitarra pulite. “Non dovremmo spaventare le nostre figlie / dovremmo insegnare ai nostri figli” canta Gropper, inculcando la cultura della colpa e la triste verità sulla colpevolezza. Tali timori interiori sono analizzati anche su “(How To Stay) Middle-Class”, una canzone che inizia con una sensazione da jazz fumoso a tarda notte, prima di trasformarsi in una ariosa e stravagante risata con corde pizzicate.

In parte ispirate dalle idee di Foucault sulle “tecnologie del sé” e le visioni che abbiamo del nostro io ideale, le radici sulle quali Gropper costruisce le sue narrazioni, sono quantomai eclettiche e diverse. Un poema arabo antico(Future Ruins Pt. 2), il castello di caccia di Herman Göring (Nightmare No. 2 (Dinner At Carinhall)), la frase più famosa di Franklin D Roosevelt (The Only Thing We Have To Fear) e il drammaturgo e poeta Heiner Müller((Finally) A Convenient Truth), sono solo alcune delle fonti utilizzate dall’artista per alimentare i suoi fuochi creativi e filtrare la follia della società moderna attraverso la sua lente unica. Molto simile al documentarista Adam Curtis – un’altra notevole ispirazione – Gropper gioca con l’idea dell’illusione pubblica di massa e il nostro rifiuto collettivo di elaborare verità scomode, un problema al quale cerca di trovare soluzione aprendo le tende per far entrare la luce negli angoli bui del nostro società.

Eppure THE HORROR non è un album triste, né particolarmente malinconico. È provocatorio e contiene molte pennellate di umorismo. “Credo e spero che questo sia il mio album più divertente.” Dice Gropper. La luce alla fine del tunnel è perfettamente evidenziata dal pezzo di chiusura “(Finally) A Convenient Truth”, una ballata orchestrale pomposa ed elegante. “Come on, you gotta fight” l’artista implora con accordi decisi ed ottoni trionfanti. “So join hands, in horror unite! / Together lets stand in the darkest night“. La voce della ragione è una nuova esperienza per Gropper, che lui ha abbracciato con il solito inconfondibile gusto, arrivando al suo ennesimo lavoro potentissimo come GET WELL SOON, che lo conferma come uno dei cantautori più originali e abili della nostra generazione.

 

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Rock dipendente, disposta a viaggiare per ore ed ore solo per assistere ad un concerto, musicista alle prime armi, stalker raffinata di molte band!

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