Intervista ai NODe

NODe – Rcade (EKP/SpaceRace Records)

Inventiva e raffinatezza sono gli elementi fortemente caratterizzanti il sound dei NODe, acronimo di “Not ordinary, dead”. La musica creata in questo progetto va oltre gli stereotipi ordinari. Il principale elemento che rende questo ensamble così unico è l’abilità di unire e bilanciare perfettamente eufonie diverse e immediatezza d’ascolto. Il risultato di questa combinazione è semplicemente straordinario: in essa vibrano, allo stesso tempo, fresche soluzioni elettroniche e traiettorie orientate al rock, toccando più stili quali l’indie, il punk, new wave e infine darkwave, il tutto decorato da un efficace vocalismo maschile – femminile. La tracklist include nove straordinarie tracce che dimostrano quanto lavoro ci sia stato, in questi anni, nella ricerca di risorse sonore sempre più audaci e autentiche, dalle quali saltano fuori ritmi dance di batterie elettroniche, fluorescenti sequenze, accattivanti chitarre, imprevedibili armonie vocali connesse a tastiere multi – colorate.

1)Ciao!! Presentati/tevi. Da dove venite, chi siete?
Ciao, siamo i NODe e siamo di Napoli, una band che conta diversi anni di esperienza di guerriglia musicale, come tante band nostrane, ci rifiutiamo di estinguerci e proponiamo ostinatamente la nostra musica, nella speranza che raggiunga le orecchie ed il cuore di quante più persone.
Combattiamo la nostra piccola guerra con le armi di cui disponiamo, tanta buona volontà e tanta musica, cerchiamo di essere produttivi, di fare quanto più possibile, sperando di mantenere sempre un livello di qualità apprezzabile.
Sarà per la nostra provenienza geografica o per quella anagrafica, ma siamo abituati a non arrenderci e siamo anche caparbiamente convinti che alla lunga riusciremo a scavarci un nostro piccolo posto in questo mondo artistico, l’importante è la determinazione.

2)Quale è l’artista che maggiormente vi ha inspirati? Sapreste consigliare un lavoro uscito negli ultimi 5 anni che ritenete veramente degno di nota? Perché?
In qualità di compositore del gruppo posso dire che le mie influenze sono davvero tante, ma tutte coerenti in qualche modo.
Per motivi anagrafici ho avuto la fortuna di vivere un paio di decenni di grande fermento musicale, parlo degli ’80 e ’90.
Sono cresciuto ascoltando Bowie, i Police, i Talking Heads, solo per citare quelli più conosciuti, per poi prendere una deriva più indie (l’indie di quegli anni, non di oggi) passando all’ascolto di gruppi quali i Sonic Youth, Pixies, Husker Du, Dinosaur Jr, ma l’elenco sarebbe infinito… basta dire che sono un grande ascoltatore di musica e come me, per fortuna, anche tutti gli altri elementi della band, quindi ci siamo trovati sin da subito affini.
Per quanto riguarda un lavoro degno di nota degli ultimi 5 anni… mi sento di consigliare un disco in particolare, di Magnus (al secolo Tom Barman), “Where neon goes to die”, un album che coniuga la sensibilità dei dEUS al sound digitale reinterpretato con un estremo gusto e cultura.

3)Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro. Come è nato?
Rcade è nato da un processo filologico invisibile presente i tutti i nostri lavori precedenti.
In ogni disco cerchiamo di reinterpretare delle sonorità di un periodo musicale specifico, con innumerevoli richiami, cercando di fondere citazioni, omaggi, e tutto ciò che ci ha fatto crescere e maturare musicalmente.
Rcade è un disco che parla degli anni ’70 e degli ’80, ma ci tengo a precisare che non siamo una band “revival”, i nostri precedenti lavori erano più vicini a sonorità di altri decenni e quelli futuri cambieranno ancora, continuando questo progetto.

4)Quale é l’artista piu’ sopravvalutato e quello piu’ sottovalutato sulla scena musicale italiana e non e perchè?
E’ una domanda un po scomoda ( 😀 ) alla quale risponderò in modo piuttosto vago. In generale non amiamo troppo la produzione musicale attuale della nostra penisola, tutto ciò che è rappresentato da un cantautorale sempre più presente e dilagante.
La domanda che sempre più spesso ci poniamo è: perchè dalle altre nazioni esce musica internazionale, che viene distribuita nel mondo, mentre in Italia tutto ciò non avviene? Tuteliamo le nostre tradizioni ma guardiamo anche avanti.
Va bene la nuova deriva folk, va bene il cantastorie, ma direi che sarebbe ora di aprirsi a produzioni di respiro un po più globale. (Non a caso abbiamo sempre cercato produzioni estere, tra USA, Olanda, Svezia)

5)Progetti per il futuro?
Resistere e sperare che non ci passi mai la voglia di fare musica (cosa sempre più difficile!)

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