Intervista Diplomatics

“I lost my soul in this town”. 10 canzoni in cui si vuole esprimere la notevole difficoltà nell’orientarsi e stare in piedi in una zona come il nord-est italiano, composto da zone industriali, centri urbani vuoti e decadenti, aree rurali gonfie di nebbia e in cui l’unico credo è il denaro. Sentirsi persi in un mare di grigio senza avere la possibilità di coltivare completamente la propria anima creativa è un tema che ricorre spesso nelle canzoni e in particolare nel pezzo (quasi omonimo) “Lost in town”. Ma per andare contro a questo grigiume Diplomatics ci regalano un disco pieno di vitalità, in cui Black Crowes, New York Dolls, il punk, ma anche il soul americano e il vero spirito del rock’n’roll convivono e danno forma a un disco esplosivo, somma di 10 potenziali hit single.

Ciao!! Presentati/tevi. Da dove venite, chi siete?

Ciao. Siamo i Diplomatics, una band di Vicenza composta da 5 elementi (2 chitarre, un basso, una batteria e un cantante). Ci siamo composti nel 2012 e da allora continuiamo la nostra attività tra concerti e registrazioni. Abbiamo suonato con un sacco di band fantastiche tra cui Buzzcocks, Dictators, Fleshtones, Morlocks, Giuda, Nikki Corvette, Jack Oblivian, Dirty Fences, Lisa & The Lips, Vic Godard & Subway Sect, The Kids ecc. Nel 2013 abbiamo registrato un primo EP omonimo contenente due singoli uno dei quali “Shadow” è stato promosso come primo videoclip ufficiale della band. Nel Novembre 2014 è uscito invece il nostro primo album completo dal titolo: “DON’T BE SCARED, HERE ARE THE DIPLOMATICS”; disco registrato presso l’ Outside Inside Studio, su bobina analogica, in presa diretta e grazie alla coproduzione di Matteo Bordin (Mojomatics, Squadra Omega). Da quest’ultimo ne sono usciti due singoli con relativi videoclip: “Monkey me” e “Who I am”. Nonostante le quasi cento date non ci siamo mai fermati, abbiamo continuato a comporre e adesso eccoci qua nel 2017 con un nuovo disco.

Quale è l’artista che maggiormente vi ha inspirati? Sapreste consigliare un lavoro uscito negli ultimi 5 anni che ritevene veramente degno di nota? Perché?

La band che ci ha maggiormente inspirati sono i Rolling Stones, sia per il suono che per l’attitudine e lo stile. Ci piace mescolare i generi che ascoltiamo: blues, rockanroll, punk, soul; i Rolling stones si avvicinano molto a questo, ed è il motivo per la quale noi li amiamo. E’ difficile consigliare un lavoro recente che per noi abbia una certa rilevanza; mi sembra che al giorno d’oggi ci siano un sacco di band e cantautori che non spiccano ma che anzi sono tutti uguali tra loro, soprattutto in Italia. Comunque ci piacciono molto i Vintage Trouble (in particolare il primo disco The Bomb Shelter Sessions del 2011) e le Savages con il loro bel disco “Adore Life” del 2016; i Vintage Trouble ci piacciono perché sono pazzeschi sul palco, pura energia e soul..una vera mazzata. Le Savages invece hanno la migliore frontman (frontgirl?) del mondo.

Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro. Come è nato?

“I lost my soul in this town” è nato in quasi 2 anni di attività, tra una prova e l’altra e un sacco di concerti. E’ il frutto di un grandissimo lavoro di gruppo e dell’unione di 5 menti. Le canzoni sono tutte uscite spontaneamente, senza cercare per forza la composizione; ne è nato un disco molto personale e diretto..direi Diplomatics al 100%. Rispetto al disco precedente abbiamo voluto dare spazio all’anima, al SOUL appunto, cercando di lavorare molto sulle parti vocali, sulle melodie..facendoci influenzare da artisti quali Otis Redding, Wilson Pickett, The temptations. Abbiamo sempre pensato che Vicenza assomigliasse un po’ a Detroit, invece della Motown noi abbiamo la Industrialtown; la sensazione è sempre quella di sentirsi un po’ persi nel caos della routine fatta di lavoro, fabbrica, impegni, problemi con i soldi ecc.. abbiamo deciso di parlarne e di far uscire quella nostra anima persa e arrabbiata. Di conseguenza il nuovo disco è molto individuale e sincero, non scherziamo per niente.

Quale é l’artista piu’ sopravvalutato e quello piu’ sottovalutato sulla scena musicale italiana e non e perchè?

Non faccio nomi ma nella lista dei sopravvalutati ci metterei il 90% degli artisti italiani (e non) e il perché è che non hanno tiro, scrivono testi di merda nella loro lingua madre e dopo i concerti se ne stanno su facebook a contare i likes invece di bersi una birra e tentare di rimorchiare qualcuno/a; la maggior parte di loro sembra senza spirito e senza energia. Anche se penso NON siano sottovalutati, ma di certo augurerei molto e molto di più ai nostrani New Candys per il loro elevato stile nel comporre e in tutto il resto..e poi agli amici MEGA di Roma, pura follia punk…loro meriterebbero un posto tra i giganti di sempre del rock.

Progetti per il futuro?

Zero vacanze. Tantissimi concerti, lunghi tour, nuove canzoni e magari uno split con un’altra band. Inoltre cercare di comporre canzoni sempre più belle e farle arrivare ad un pubblico sempre più ampio.

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