Intervista a Noir & The Dirty Crayons

Noir & The Dirty Crayons – L’intervista

Abbiamo fatto qualche domanda a Noir (al secolo Maurizio Griglio), frontman, leader e fondatore dei Noir & The Dirty Crayons, progetto artistico che intende rappresentare il connubio tra l’elettronica contemporanea e sonorità più vintage, il tutto impreziosito da una spiccata attitudine punk.

Il risultato è “Paratechnicolor”, esordio autoprodotto, uscito a fine maggio e contenente nove brani, o più precisamente, spaccati di quotidianità volutamente esasperati da testi ironici e taglienti.

A cura di Marco Zoli

 Noir & the Dirty Crayons live1

1) Partiamo dall’inizio: quando è stato il tuo primo incontro con la musica?

Prestissimo, potrei dire di esserci nato dentro. Sono cresciuto in una famiglia nella quale il “consumo” di musica è sempre stato ampio e variegato. Mio fratello è diventato un direttore d’orchestra, quindi da ragazzino ho ascoltato, volente o nolente, un sacco di musica classica, ma non solo. Gli ascolti dei miei genitori spaziavano tra cantautorato italiano, francese, Rondò Veneziano…

Io, forse per puro spirito di ribellione, mi legai molto alla scena heavy metal.

In sostanza, entrando in una qualsiasi stanza della casa, all’epoca potevi trovare la musica del suo occupante. Era molto divertente!

 

2) Ascoltando il vostro esordio Paratechnicolor si nota chei testi prendono spesso spunto dalla quotidianità e dall’attualità. Come si vive oggi in Italia facendo parte di una Rock band?

Forse guarderei la questione in senso più ampio, non tanto per il settore rock, quanto per l’intero settore musica.Il mercato è ormai saturo di proposte di dubbia qualità, ma ad ampio target di marketizzazione. Oggi non serve essere bravi, serve essere telegenici e fotogenici.

Questa è diventata la regola.Aggiungiamo a ciò la totale inutilità delle etichette discografiche e il piatto è servito. Le grandi major, ma anche le etichette indie (o presunte tali), non hanno interesse ad investire sulla qualità della tua musica, il loro unico interesse è batter cassa.

La svolta per il musicista odierno è quella di rendersi completamente indipendente slegandosi totalmente da logiche di etichette, mercato etc..etc..Oggi non abbiamo più bisogno del supporto esterno per raggiungere obiettivi ambiziosi. Il musicista del 2018 è imprenditore di se stesso e la sua musica diventa il suo brand. Certamente questo comporta un carico di lavoro enorme, ma al raggiungimento degli obiettivi prefissati, potremo alzare il dito medio alle labels con un sonoro “Tu sei morto, ed io non ho bisogno di te.”

 

3) Se vi paragono ai Subsonica? Quale band vi ha influenzato in particolar modo?

Questo paragone con i Subsonica ritorna molto spesso. La cosa è per me strana dato che non ho mai apprezzato particolarmente la loro musica; di certo non posso definirmi un loro fan. Le mie influenze sono davvero molto vaste e variegate, ma sopratutto mutevoli.

Sono avido di musica nuova, vado costantemente alla ricerca di nuovi artisti da ascoltare. Se devo citare un artista nuovo ed uno vecchio che mi stanno pesantemente influenzando in questo periodo posso dire Highasakite e The Cure.

 

4) Il brano Fuck è irriverente e sfrontato. A chi è indirizzato?

Sì hai ragione, è irriverente e sfrontato, rispecchiando fedelmente la mia personalità ed il mio pensiero sulla società che ci circonda.

Non vuole essere una critica, ho ancora troppo da imparare per poter criticare i comportamenti altrui, vuole semplicemente essere una visione di ciò che vedo. Siamo sempre tutti concentrati a far cambiare idea agli altri piuttosto che a comprendere  punti di vista diversi dai nostri.

“Io non ti chiedo opinioni, tu mi bruci i neuroni con i tuoi bla…bla…bla…” credo possa essere la frase riassuntiva di questo concetto.

Viviamo in una società che apparentemente è fatta di geni, dottori e tuttologi. Per me è molto faticoso vivere in questa realtà.

 

5) Tu, Noir, sei il “capitano” del gruppo. Ti senti più un leader o un frontman?

Nessuno dei due. Sono semplicemente uno che scrive canzoni e ama quello che fa. Mi piace collaborare con persone che amano questo lavoro, come me.

 

6) Cosa è rimasto del periodo death metal di Noir nel gruppo attuale?

In questo disco credo poco o nulla, o almeno non volutamente. L’heavy metal si muove secondo canoni propri e questo si rispecchia non solo nella scelta dei suoni, ma anche nelle strutture dei brani.

Paratechnicolorè un disco che ha al suo interno sì del rock, ma deve molto anche al pop. Non vedo richiami al mio passato musicale. È comunque un genere che amo ancora moltissimo, sopratutto il black metal, e che continuo sempre ad apprezzare ed ascoltare con molto piacere.

 

7) Il suono dell’album è fresco e curato. Come è stato il lavoro in studio?

Da produttore di questo disco posso dire di ritenermi molto soddisfatto dal lavoro svolto da tutte le persone che sono state coinvolte nella sua produzione.

A partire da Valter Sacripanti (Nek, Bertè, Cristicchi), mio grande amico, direttore artistico di questo progetto e batterista in studio per queste sessioni, passando per Larsen Premoli (engineer e proprietario dei RecLab Studios di Buccinasco, dove Paratechnicolor è stato registrato) arrivando a Nik Mazzuconi (Ian Peace, Labyrinth) che ha suonato alcune tracce di basso sul disco.

La scelta dei suoni è un aspetto che ho curato moltissimo, registrando praticamente tutto il disco con attrezzature vintage, ma tenendo un occhio alla modernità dei suoni di sintetizzatori e sequenze.

È stato un lavoro davvero enorme scrivere, arrangiare e produrre questo mio primo disco solista, ma posso dire di aver vissuto un’esperienza tanto costruttiva, quanto divertente. Esperienza che mi servirà ed amplierò con le future uscite discografiche targate Noir.

 

8) Guardando il video della canzone Autodafè si parla di relazioni d’amore. Come nasce l’idea della canzone e del titolo?

Autodafèè un brano molto ironico, sopratutto nella sua traslazione in video. Il titolo è semplicemente l’accezione moderna del termine autodafè, riferito alla masturbazione.

Storicamente ha tutt’altro senso, ed era la proclamazione della sentenza da parte dell’inquisitore spagnolo ai tempi, appunto, dell’Inquisizione.

Come ho detto, in questo caso è riferito alla masturbazione.

Il brano non tratta, comunque solo di amore in senso stretto, ma della totale vacuità della gran parte delle relazioni che oggi si instaurano. Viviamo in un mondo di facciata, talmente di facciata che nel video la protagonista predilige un bambolotto gonfiabile ad una persona in carne ed ossa.

 

9) Quanto contano l’elettronica e l’effettistica nel vostro suono?

Tantissimo. In particolare l’elettronica è parte integrante del mio sound e del mio modo di comporre e vedere la musica. Questo aspetto sarà assolutamente preponderante nelle mie prossime uscite discografiche.

 

10) Molti ritornelli di Paratechnicolorsono proprio orecchiabili. Dite la verità, state lavorando ad una canzone hit bomba per la radio?

In verità non c’è nulla di studiato a tavolino. Le melodie pop sono parte del mio background musicale, quindi per me è naturale inserirle nella mia musica. Credo che la forza di Paratechnicolorrisieda nella commistione di un sound prettamente rock, nella sua parte fondante di basso, chitarre e batteria, e proprio questo tipo di melodie molto pop.

 

Noir & The Dirty Crayons

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