Intervista Uncle Bard & The Dirty Bastards

Formatisi nel 2007, Uncle Bard & The Dirty Bastards sono una miscela esplosiva e trascinante di folk/rock e della più pura musica tradizionale irlandese, grazie all’incontro inusuale tra le chitarre elettriche e strumenti della musica popolare quali banjo, cornamusa irlandese e tin whistle! Con dieci anni esatti di attività e tour in tutta Europa, i “Bastards” si sono imposti come la prima e principale band di Irish folk-rock proveniente dall’Italia, grazie alle loro trascinanti esibizioni live, ma anche alla profonda conoscenza della musica tradizionale, così come della cultura e della società irlandese. E tornano in scena con Handmade!

Uncle Bard & The Dirty Bastards
Risposte a cura di Lorenzo Testa (banjo)

Ciao!! Presentati/tevi. Da dove venite, chi siete?
Ciao! Siamo gli Uncle Bard & The Dirty Bastards, dalla provincia di Varese e arriviamo nel 2017 ai dieci anni di attività assieme. Siamo tuttavia sei musicisti di estrazione diversa tra loro, che arrivano da procedenti progetti artistici e che si sono ritrovati assieme per un’esperienza musicale inusuale, in cui cerchiamo di unire la musica folk celtica ed anglosassone al rock, aggiungendoci anche la più tradizionale musica irlandese, quella fatta di jigs & reels destinati alla danza. Se poi ci riusciamo o meno questo sta a voi stabilirlo!

Quale è l’artista che maggiormente vi ha inspirati? Sapreste consigliare un lavoro uscito negli ultimi 5 anni che ritenete veramente degno di nota? Perché?

Indubbiamente le band che per prime hanno tentato di unire la musica tradizionale irlandese al rock, quindi nomi come Horslips, Moving Hearts e poi The Pogues , Waterboys, Saw Doctors. Oggi i nomi più noti sono però altri, come Flogging Molly o Dropkick Murphys; band più rivolte all’ambito punk, che non disdegniamo affatto ma che non ci rappresenterebbe appieno. I miei ascolti sono generalmente diretti verso la musica folk e trad più pura, che negli ultimi anni sta regalando non poche innovazioni da parte di una generazione tutta nuova di musicisti: Barrule, Ímar, Moxie, We Banjo 3, Mànran… Ma se dovessi dire un disco degli ultimi mesi, direi Christy Moore con “Lily”. Una garanzia.

Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro. Come è nato?

“Handmade!” arriva a due anni di distanza da “Get The Folk Out!” che è andato ben oltre ogni più rosea aspettativa di accoglienza. E’ nato tra un concerto e l’altro in giro per l’Europa, tra sala prove, furgone e chilometri macinati, ognuno di noi aggiungendo e cercando di dire qualcosa di proprio. Il titolo rappresenta quello che è il percorso stesso dell’album, avendone curato direttamente ogni dettaglio produttivo, non solo composizione, arrangiamenti e testi, ma anche grafiche, registrazione e mixaggio. Non è stata una scelta deliberata, ma un po’ per possibilità, un po’ perché ci piace fare le cose che vogliamo e diciamo noi, senza condizionamenti esterni, ci siamo accorti strada facendo che si trattava di un disco completamente “fatto a mano” da noi stessi… Con tutti i vantaggi e i limiti del caso! Non significa né meglio né peggio, ma di sicuro quello che sentite sono i Dirty Bastards.

Quale é l’artista piu’ sopravvalutato e quello piu’ sottovalutato sulla scena musicale italiana e non e perchè?

Non si parla male dei “colleghi” e non ci siamo mai voluti buttare in bagarre di questo tipo. Al di fuori della musica più biecamente commerciale, credo che chi si approccia al fare musica abbia sempre un’esigenza di espressione e come tale vada rispettato. Quello che è innegabile è però che spesso emergano realtà a discapito di altre non tanto per un valore artistico maggiore, quanto semmai per la presenza di produttori, agenzie, canali privilegiati, così come di investimenti e budget che altri non possono permettersi. Ma non è necessariamente una colpa; nel panorama musicale attuale, curare tutto ciò che sta attorno alla musica, dalla presenza social all’immagine e alla comunicazione, è importante quanto la qualità del songwriting e delle canzoni. Non voglio dire che sia giusto così, ma… è così, che ci piaccia o meno. Credo però che le realtà musicali migliori siano quelle che si costruiscono giorno per giorno, negli anni, partendo prima di tutto dalla passione più sincera verso ciò che si suona, senza badare ai trend del momento e alla vendibilità della propria proposta musicale. Solo in questo modo si ottiene una base di ascoltatori capaci di apprezzarti davvero per quello che fai e che ci saranno sempre.

Progetti per il futuro?

Riprendere con i live, dopo qualche mese di pausa per la registrazione del disco nuovo. Abbiamo già una parte del tour estivo fissato, altre date sono in via di definizione. Italia, Svizzera, Germania, Francia sicuramente, ma speriamo di arrivare anche in altri paesi dove non siamo stati prima!

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