L’invasione degli Omini Verdi – 8 BIT

Il ventennale di una band è sempre un’occasione importante per fare bilanci, guardarsi indietro a ciò che si è stati, a ciò che si è oggi, ma anche proiettarsi verso un futuro incerto che si spera duri da qui ad altri venti anni. Che la band in questione sia in piena attività o meno talvolta poco importa, quello che conta è celebrare il traguardo, magari anche con l’uscita di un nuovo disco.

Questo è il caso anche per la band lombarda L’invasione degli omini verdi, una delle band militanti più attive nel panorama punk rock made in Italy tra la fine degli anni Novanta e inizi Duemila, insieme a Derozer, Punkreas e Shandon (anche loro con un nuovo album uscito da poco dal titolo Il Segreto). 8 BITè il nome di questo nuovo lavoro ed è l’ottavo disco in studio, composto da 8 tracce che sono appunto appunto 8 Bit.

Il disco, uscito lo scorso 22 febbraio per Indiebox (etichetta fondata nel 2004 dal batterista Maurizio Vinci), nasce da una rinnovata esigenza espressiva da parte della band che si era ritrovata circa quattro anni fa per la pubblicazione di un album celebrativo “16 Anni Dopo”, che ha avuto il merito di fungere da sprono per la pubblicazione di un nuovo capitolo discografico. Ed eccoli qui, sempre gli stessi di venti anni fa, destreggiarsi con lo stesso spirito scanzonato e incazzoso di allora tra rock, punk, hardcore e venature stoner. Il disco procede veloce per una ventina di minuti totali, secco e mirato dritto all’osso come la cara buona tradizione punk insegna, con ottime sezioni ritmiche di batteria e fraseggi granitici di chitarra assolutamente azzeccati.

Il discorso però è sempre lo stesso quando una band pluridecennale ripropone un genere che ormai non attecchisce più nel linguaggio comunicativo della generazione attuale nella fascia d’età di cui facevano parte quando hanno iniziato. Il messaggio finisce spesso per toccare principalmente i nostalgici che quegli anni li hanno vissuti ai loro tempi, nonostante la portata dei sentimenti e delle emozioni che cantano siano comunque universali. Ma questo lo sanno bene e anzi è un rischio che si accingono a compiere ben consci dell’alone nostalgico che li circonda, come descrivono anche in “La nostra storia” e nel pezzo “Arcade Boyz”, pezzo commissionato dall’omonimo duo di youtubers che lo ha utilizzato come sigla per il loro canale con un’ispirazione marcata, come emerge anche nel video, verso il mondo delle sale da giochi ormai diventate un miraggio.

Il respiro “vintage” si sente, ed è innegabile, ma non è proprio un male. Come dire “ti porti bene gli anni che hai”; sì, ma d’altronde se non lo fanno loro che sono alieni chi lo fa?

 

Tracklist:

1 Credimi

2 La nostra storia

3 Rinuncia

4 Funerale della verità

5 Vorrei

6 Un nuovo giorno

7 Arcade Boyz

8 Fine

 

A cura di: Francesca Mastracci

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