È una grande responsabilità parlare di una band così
importante, di una band che ha segnato la tua vita. Difficile è rimanere
imparziali, ma lo è ancora di più far comprendere a tutti che con la band di
Oxford non si scherza mica; che in quella band ci sono alcuni dei più grandi
talenti musicali che si siano mai visti; che il sound dei Radiohead è in
continua evoluzione e sempre alla ricerca di novità e di nuove sperimentazioni.
I Radiohead sono una delle band che ha segnato la storia del
Rock che va dagli inizi degli anni ’90 ad oggi. Le loro sonorità, se dapprima
risultavano una chiara evocazione a band come REM e Pixies, sono andate man
mano differenziandosi e consolidandosi in qualcosa di unico nel suo genere
(passando dal rock, all’elettronica e toccando anche qualche atmosfera jazz) e
che, anzi, ha suscitato forte ispirazione a band successive, che hanno tentato
di emulare la band inglese. Hanno creato nuove sonorità, nuove atmosfere e
hanno creato uno dei dischi, a mio avviso, più belli della storia del rock: OK
Computer.
Ma chi sono i Radiohead?
La composizione del gruppo non è mai variata nel tempo ed è
così composta:
Thom Yorke - voce principale,
chitarra ritmica, tastiere, programmi
Jhonny Greenwood - organo,
chitarra solista, tastiere, sintetizzatore, elettronica, arrangiamenti degli
archi
Ed O'Brien - chitarra, seconda voce,
cori
Colin Greenwood – basso
Phil Selway - batteria,
percussioni, cori
I 5 si conosco dai tempi del liceo, da un ormai lontano 1982
e nascono dapprima con il nome di On A Friday (nome ispiratosi al giorno in cui
facevano le prove). Riescono a farsi una certa fama nella zona ed a firmare un
contratto con la EMI. Ed
è subito dopo la firma del contratto che, gli On A Friday, decidono di cambiare
il loro nome in Radiohead (ispirandosi a una canzone dei Talking Heads), si
dice per volere di Keith Wozencroft (responsabile discografico della EMI).
Il primo lavoro, uscito sotto il nuovo nome della band, è
l’EP Drill (1992) contenente Prove Yourself, Stupid Car e nuove versioni di You
e Thinking About You ( queste ultime due erano già uscite in Manic Hedgehog,
quando erano ancora On A Friday) che confluiranno (tranne Stupid Car) nel loro
primo cd: Pablo Honey. La critica vede in questo album solo due pezzi
“salvabili”: Creep e Anyone can play guitar; l’astio nei confronti di questo CD
proviene anche dalla stessa band la quale affermava che gli mancava libertà. “Eravamo
così spaventati che questa paura, unita all’inesperienza, ha reso il tutto un
po’ contratto”. Ed è proprio vero, inesperienza e paura si sentono…ma quello
che più lascia “stupiti” è che, già dal primo CD, il metodo migliore per far
lavorare al meglio i cinque era quello di “renderli inconsapevoli” di quello
che facevano: Thom cantava meglio quando non era in grado di sentirsi, e così
di seguito. Un’altra idea “geniale” venuta dai produttori (Slade e Kolderie) fu
quella di riempire le canzoni con tante differenti tracce di chitarra
sovraincisa: effetto muro di chitarre. Ed O’Brien lo ha definito a distanza di
tempo “Un album molto allegro, non è cupo come The Bends o Ok Computer, è molto
edonistico, del tipo: ‘facciamo un po’ di casino con le chitarre’. Credo che
sia quel genere di disco da ascoltare il sabato sera, mentre te ne vai a una
festa col tettuccio della macchina abbassato, dopo aver fumato qualcosa…ma
forse mi sbaglio”. Pablo Honey fu accompagnato dal vero tormentone “Creep”; gli
stessi New Order ne eseguivano una cover durante i loro concerti, la maggior
parte dei fan era ai loro concerti solo e unicamente per sentire il loro “inno”
e cantarlo a squarciagola (identificandosi nello “sfigato” decantato dalla
canzone): stanchi di ciò, sembra che i Radiohead ribattezzarono questa hit come
“Crap” (cacata) e le ripercussioni negative ci furono anche per quanto riguarda
l’equilibrio della band (l’ego di Thom era indomabile, si atteggiava da
rockstar tanto da tingersi i capelli di biondo platino e credere che l’unico
modo per fare musica fosse starsene isolato). E così Creep stava regalato ai
Radiohead una fama internazionale, ma mentre in America il pubblico e la stampa
li osannava, in Inghilterra erano etichettati come “fodder pop” per majors
(come dire: nessuno è profeta a casa sua). Ora tutto quello che si cerca è:
bissare il “colpaccio” di Creep. I Radiohead decisero che per fare ciò dovevano
tornare in madre patria e si misero a collaborare con John Leckie.
 |
Le sessions di registrazione iniziarono nel 1994, subito
dopo la fine del tour di Pablo Honey, presso gli studi della RAK e con Nigel
Godrich (fonico dello studio che diventerà produttore dei Radiohead per il
resto della carriera). I primi 2 mesi di registrazioni furono spesi nella
ricerca del “singolo perfetto”…ma ciò fu una pessima idea. Non usciva niente di
buono e la pressione della EMI si faceva sempre più sentire…uniteci la
pressione da parte di Leckie per far uscire l’album ad Aprile 1994 ed il gioco
è fatto: “Non avevamo capito quanto Thom fosse sotto pressione. Noi avevamo
buoni motivi per insistere, ma abbiamo solo peggiorato le cose. Non siamo stati
abbastanza prudenti”, riconobbe Hufford. Fu successivamente alla tournée in
Europa e in Oriente che il quintetto trovò finalmente l’ispirazione giusta per
dedicarsi alla realizzazione del loro secondo album in studio (pur avendo già
alcuni pezzi pronti): The Bends. Questa tournèe era una “valvola di sfogo” per
la band, un modo per allentare la tensione che c’era nell’aria a causa delle
registrazioni: ogni serata si puntava a dare il meglio di sé, sperimentando
persino nuovi pezzi. Uno di queste date, quella precisamente del 27 Maggio
all’Astoria di Londra, venne ripreso da MTV e successivamente fatto diventare
un DVD. My Iron Lung (traccia di The Bends), così come la si sente, è
registrata live proprio dall’Astoria…l’unica cosa re-incisa è stata la voce di
Thom.
Durante la promozione live di The Bends, i Radiohead furono
legati anche ad un’altra attività di Oxford: salvare il Venue (storico locale
inglese, ottimo per suonare dal vivo, caduto in fallimento). La band aiutò i
proprietari a saldare i debiti e riaprirono il locale sotto il nome di Zodiac
(di cui sono tutt’ora co-proprietari). The Bends uscì in Inghilterra proprio in
pieno periodo britpop(ricordiamo la “sfida” Blur VS Oasis), ma fu proprio il
discostarsi parzialmente da questo movimento che i Radiohead riuscirono ad
avere tutto questo successo…i concerti erano sold-out e la gente bramava la
band sempre di più. Ciò lo testimonia anche un fatto particolare accaduto ad
Osaka (Giappone), dove alcuni fan piuttosto entusiasti avevano perfino fondato
un Phil Selway fan club (ora inesistente) e si presentarono al concerto muniti
di una maglia con scritto: “Phil is Great” (Phil è un grande). Fare concerti è
una gran cosa, ma può avere i suoi lati negativi: i continui spostamenti
portarono Thom ad avere un versamento all’orecchio e, in generale, alla band a
stress continuo dovuto alla mancanza di tempo per provare e creare pezzi nuovi.
I cinque iniziarono, così, a suonare e rinchiudersi in sala prove appena
potevo: ecco che nelle ultime date del tour comparivano già alcuni nuovi pezzi
(tra cui Subterranean Homesick Alien).
The Bends non ebbe il successo desiderato in America, ma sicuramente ne
ebbe di ottimi in Inghilterra dove si piazzò nella Top10; inoltre, l’album
piacque così tanto anche agli addetti ai lavori, che i REM chiamarono i
Radiohead per aprire il loro Monster tour. Furono gli stessi
REM a volerli,
questo perché The Bends era il loro album preferito dell’anno; dopo la prima
data, i Radiohead furono così stimolati da questa collaborazione (non a caso
stavano suonando con i loro miti!) che crearono 5 nuovi pezzi. Durante questo
periodo, effettivamente alla fine di Agosto, i Radiohead furono chiamati da
War
Child per contribuire ad un’iniziativa di stampo umanitario: aiutare i bambini
vittime della guerra in Bosnia con la musica; ovvero, tutti gli artisti
contattati (in tutto 20, tra cui Blur, Oasis, Massive Attack e Paul Weller)
dovevano registrare una canzone il 4 Settembre che sarebbe poi stata contenuta
in un cd che sarebbe uscito il successivo 9 settembre. I Radiohead per questa
occasione scelsero di registrare Lucky (un pezzo inedito e che già compariva in
qualche loro live)…e lo fecero in 5 ore. The Bends era considerato uno dei
migliori album dell’anno dalla stragrande maggioranza di persone…e anche dagli
addetti ai lavori; il suo ultimo singolo estratto (Street Spirit) ebbe un
successo nettamente superiore alla tanto acclamata Creep. Tutto andava nella
direzione giusta, ma le cose non erano semplici per niente; quando fu il
momento di iniziare a lavorare sul loro terzo album, la band aveva addosso
pressioni senza precedenti e non poteva permettersi di sbagliare nulla. Naturalmente
la paura di una “caduta” era enorme; i Radiohead decisero di auto-prodursi e chiesero
a Nigel Godrich di allestirgli uno studio di registrazione “portatile”, così da
poter scrivere e registrare in qualsiasi situazione.
 |
Ciò li portò a comporre i primi pezzi durante la tournèe del
1995 e a testarli durante i loro live. Il primo brano che venne alla luce,
nella splendida dimora cinquecentesca di St. Catherine’s Court, è No Surprises,
un brano dove le tecniche da studio sono usate quasi fino all’esagerazione.
Questa volta i Radiohead stavano lavorando su un album che avrebbe lasciato un
segno nella storia della musica rock: Ok Computer. Un primo assaggio del nuovo
lavoro si ebbe quando Baz Luhrmann, regista australiano, chiese alla band
alcune canzoni per la colonna sonora di Romeo e Giulietta (quello con Leonardo
Di Caprio e Claire Danes). Insieme a Talk Show Host (in primo piano piano nel
film), i cinque diedero al regista Exit Music (for a film) che partiva
esattamente, a giustamente, durante i titoli di coda del film. Finita la
registrazione di Ok Computer, la band ebbe un mese di pausa; Thom e Jonny ne
approfittarono per dare una mano a Michael Stipe nella realizzazione della
colonna sonora di Velvet Goldmine (film sul glam-rock anni ’70 diretto da Todd
Haines). Sotto lo pseudonimo di Venus in Furs, i 2 parteciparono alla
registrazione delle cover di 2HB, Ladytron e Bitter-sweet dei Roxy Music. Il
debutto di Ok Computer avvenne il 21 Maggio del 1997, a Barcellona (la città
preferita della band), davanti a giornalisti, responsabili della EMI e altri
addetti ai lavori. Fu un “meeting” di circa quattro giorni, con 2 concerti e
una marea di interviste; in tutto questo delirio, Jonny se ne andava in giro
fotografando le persone che incontrava e Grant Gee (cameraman assunto dalla
band) riprendeva tutto ciò succedeva durante quel soggiorno: per una volta, i
Radiohead, che erano normalmente sotto i riflettori, se ne stavano quasi
dall’altra parte…tutto ciò sarebbe poi stato inserito in un film-documentario
chiamato Meeting People Is Easy( uscito nel 1999).
Il progetto iniziale della band era quello di far uscire ben
12 video (uno per ogni brano di Ok Computer)…progetto che destinò a fallire ben
presto, data la mancanza di tempo e di denaro; i video che sarebbero stati
realizzati erano solo dei singolo, o comunque dei pezzi che ispiravano di più. E
nella scelta dei video dei Radiohead c’è sempre qualcosa di strano; dei video
di Ok Computer ricordiamo il video di Karma Police e No Surprises: inquietanti,
sofferti, scuri.
Ok Computer fu un album (ed è ancora) amato dalla critica;
vinse numerosi premi, tra cui un Grammy come Miglior Performance Rock Alternativa.
La vincita di questo Grammy suscitò la richiesta di un nuovo prodotto, che
venne soddisfatta, solo in America, con l’uscita dell’EP Airbag/How Am I
Driving? L’EP era la raccolta dei lati B contenuti nei primi 3 singoli di OK
Computer; il suo debutto fu in concomitanza con la “conquista” del disco di
platino. Disco di platino che andava a smentire tutte la paure che
accompagnarono l’uscita dell’album, i dubbi che accompagnavano un disco non
propriamente commerciale. Ed O’Brien disse a proposito: “Le capacità di ascolto
del grande pubblico sono spesso sottovalutate. […]quelli che lavorano in radio
ormai hanno paura ad essere propositivi. C’è un sacco di buona musica che non
passa mai alla radio. E non è che la gente non riesce a capirla. La capisce,
eccome. Se noi la facciamo,ci sarà qualcuno in grado di comprenderla. […]”.
Come non dargli ragione?
Il successo di Ok Computer era stato ancora più travolgente di quello
dei dischi passati; con un altro album del genere sarebbero stati sicuramente
consacrati accanto alle grandi superstar del rock. Una rockband qualsiasi
avrebbe tentato il colpo grosso, ma qua parliamo dei Radiohead e mai niente è
come ci si aspetta. Le prime sessioni in studio non furono per niente facili;
questa era una specie di routine per la band: ogni qual volta entravano in
studio, la band ne usciva distrutta, litigava, si spezzava…ma poi rinasceva
dalle proprie ceneri e con essi anche il nuovo album. La soluzione più naturale
parve quella di cambiare rotta, svoltare dalla strada del rock’n’roll per
dirigersi verso sonorità nuove; bisognava tracciare una linea di distacco da
tutta l’era che precedeva Ok Computer. Ma come farlo? Re-inventandosi la band.
Questo, però, non significò cambiare l’assetto del gruppo, ma bensì indirizzare
ogni componente a qualcosa di nuovo; si stravolsero i ruoli, niente era più
stabile. L’avvicinamento di
Thom Yorke all’elettronica contribuì a questo
cambiamento; quei nuovi suoni che il leader della band aveva scoperto grazie
alla produzione della Warp, lo invogliò a scrivere qualcosa di diverso e a
consegnarlo alla band per dargli successivamente il sound ‘Radiohead’. 11 mesi dopo
le prime session in studio, i Radiohead avevano completato solo 6 pezzi.
I brani che vennero fuori erano totalmente lontani dal precedente
lavoro, basti pensare che alcune canzoni vedevano l’assenza totale delle
chitarre e della batteria e un utilizzo massiccio di campionature e nuove
tecniche. Se a un primo ascolto anche Ok Computer non destò la “felicità” della
casa discografica, immaginatevi la loro reazione ora. Aggiungeteci anche il
fatto che la band aveva deciso che l’album si sarebbe retto solo sulle sue
qualità e ciò voleva dire: niente singoli, niente promozione, niente
interviste. L’avvento di
Kid A non mostrava nulla di positivo; se non che la Capitol (casa discografica
della band in America) decide di tentare la
promozione via web: 3 settimane
prima dell’uscita ufficiale dell’album, fu data la possibilità ai fans di
scaricarlo gratuitamente su internet e di far circolare bootleg gratuiti sui
propri siti web. A qualsiasi altra band, una mossa del genere avrebbe fatto
crollare le vendite in maniera vorticosa; fortunatamente non è questo il caso.
L’album, senza alcuna promozione, niente singoli, né video, balzò a tempo record
in cima a molte classifiche e vinse un Grammy come “Best Alternative Rock
Album”. Kid A fu la prova che talento e vendite possono andare d’accordo; che
il “difficile” molto spesso piace al pubblico.
Se Ok Computer era
testimonianza della libertà artistica della band, Kid A dimostrava la
“ribellione” che aveva avuto: sia perché scelsero sonorità non troppo consone
ad essere “commercialmente utili” (che però si dimostrò essere il contrario);
sia perché scelsero il disuso di qualsiasi forma di promozione; sia perché, in
vista del tour, decisero di non avvalersi di sponsor e si crearono un tendone,
con un’acustica perfetta, da portare ovunque pensassero ci fosse una location
interessante. Il bello dei Radiohead è proprio questo…quello di non essere mai
prevedibili. Nei primi mesi di tournée, i cinque iniziarono a pensare che i
pezzi scartati da Kid A dovessero trovare una naturale collocazione in un altro
album. Infatti, i pezzi pronti per Kid A erano circa 23, ma per motivi di
“tempo” ne furono selezionate solo 10 (le più “consone”). 11 delle rimanenti
trovarono spazio in quello che può essere considerato il seguito di Kid A, suo
“fratello”: Amnesiac.
Amnesiac uscì nel Giugno 2001 e fu accompagnato da tutte
quelle tattiche promozionali che in Kid A non avevano preso luogo: interviste,
video, tournèe più lunga. In attesa di questo, la band si “divise” e diede
inizio ad attività extra: Ed e Phil andarono in Nuova Zelanda e si unirono a
Neil Finn (ex dei Crowded House), Johnny Marr (degli Smith) e Eddie Vedder (dei
Pearl Jam) per una settimana di concerti; Thom, invece, prestò la sua voce a
due grandi artiste del momento, Bjork (I’ve seen it all) e PJ Harvey (This mess
we’re in). Thom, però, dedicò questo periodo anche ad un’altra “causa”: a
Febbraio 2001, infatti, nacque il suo primo figlio, Noah; ciò regalò al leader
una notevole serenità psichica e un’enorme gioia. Tra la primavera e l’autunno
del 2001 i Radiohead tennero circa 34 concerti in location del tutto diverse e,
per un certo senso, alternative; alcune delle canzoni suonate nel tour di Kid
A/Amnesiac sono entrate in un ulteriore album uscito nel 2001, I Might Be
Wrong: Live Recordings, che contiene 8 pezzi eseguiti dal vivo. Da segnalare
sono soprattutto una nuova versione, quasi in acustico, di Like Spinning Plates
e l’inedita True Love Waits, pezzo eseguito live sin dal 1995, ma mai entrato
nella discografia nella band.
6 mesi di pausa e poi di nuovo al lavoro per l’ennesima fatica:
Hail to
the Thief. Ed propose una nuova tattica di lavoro: Thom avrebbe consegnato alla
band i demo delle sue ultime creazioni, la band poi ci avrebbe dovuto lavorare
sopra per circa tre mesi; quello che ne usciva fuori sarebbe stato testato
live, poi riproposto di nuovo in studio. La proposta ottenne i consensi di
tutti, e Thom si presentò con ben 3 cd demo ( dal titolo: The Gloaming,
Episcoval e Hold your prize) composti da canzoni per lo più semplici, con
l’elettronica quasi assente. Ci lavorarono veramente insieme registrarono ogni
prova nello studio di Sutton Courtnay; i nuovi brani(i più promettenti) furono
proposti in un tour europeo di due settimane che toccava Spagna e Portogallo. I
nuovi pezzi, ad un primo ascolto, sembrarono mischiare le atmosfere di Kid
A/Amnesiac con il rock tagliente di The Bends e piacquero parecchio ai fan
accorsi ai concerti; non mancava altro che registrare tutto ufficialmente e ciò
avvenne nella città meno affine alla band, Los Angeles, quasi sotto ordine di
Nigel Godrich che desiderava registrare nel giro di tre settimane. Tuttavia
rimasero solo 2 settimane a Los Angeles e il lavoro fu finito in Inghilterra,
ma la “vacanza”-registrazione servì alla band per rilassarsi e affrontare il
lavoro senza i vari litigi che avevano colpito le registrazioni avvenute da The
Bends in poi.
Nella primavera del 2003 la EMI annunciò che il titolo del
sesto album sarebbe stato, come già detto, Hail to the Thief e che il disco
sarebbe uscito in giugno; purtroppo, però, l’album iniziò a girare alcuni mesi
prima su internet sotto forma di bootleg (questa volta non autorizzati) e ciò
infastidì non poco band e casa discografica. Tuttavia l’uscita di Httt debuttò
al numero uno di diversi paesi, quindi una stima delle reali perdite è
difficile da fare. Con questo album, i Radiohead si sono “chinati” per la prima
volta ad essere realmente se stessi, riescono ad avere sicurezza, spavalderia;
racchiude tutto il sound migliore di tutta la loro carriera.
Hail to the Thief è un album politico, duro, aspro. Già il
nome ce lo fa capire: “Hail to the Thief!” è un motto che appariva nella
campagna anti-Bush delle elezioni politiche del 2000. Anche se il titolo
riprende, chiaramente, questo motto, la band ha sempre negato che fosse una
dedica esplicita a lui, ma ci parlano più di un cd contro chi fugge dalle
proprie responsabilità, contro le scelte sbagliate e così via. La nascita di
HTTT, d’altronde, avviene dopo un avvenimento che ha sconvolto l’intero mondo:
l’attacco terroristico dell’
11 settembre 2001, quello alle Twin Towers.
Le conseguenze socio-politiche a ciò, l’inasprimento delle diverse
posizioni politiche (anche contro o a favore dello stesso Bush) sono tra i temi
di questo nuovo album dei Radiohead; c’è paura, rabbia, incertezza, delusione. Httt
è l’ultimo dei sei album previsti nel contratto con la EMI; dopo di quello una
lunga pausa e ad inizio 2005 il rientro in studio per provare nuovi pezzi. Nel
2006 una nuova tournèe dove testarono nuovi brani e nella stessa estate
l’uscita di
The Eraser (disco solista di Thom Yorke). Quattro anni di
semi-silenzi; quattro lunghissimi anni. In questo arco di tempo i Radiohead
hanno sperimentato, come ho già detto, i loro nuovi brani attraverso i loro
live, da buona tradizione, facendo, così, “assaggiare” ciò che ci avrebbero
proposto in futuro. Poi iniziarono le prime indiscrezioni: dapprima un album
che doveva uscire in estate del 2007, data poi rimandata ai primi mesi del
2008. Ma i Radiohead sanno sempre come stupirci e, mentre ormai ci eravamo
messi il cuore in pace attendendo il 2008, ecco che, nei primi giorni di
Ottobre, un comunicato (ufficiale da parte della band) ci fa sapere che l’album
non solo è pronto, ma uscirà a breve: il 10 Ottobre 2007. Nella sorpresa
generale, si viene anche a scoprire che l’album si può pagare quanto si vuole
(per saperne di più: leggi l'articolo)..insomma, questi cinque sanno sempre stupirci.
Questa è storia moderna...questo è
In Rainbows.
Ora che accadrà? Si aspetta. Cosa? Un tour, soprattutto.
Per brani nuovi si dovrà aspettare secoli; d’altronde si sa,
la produzione e la musica dei cinque va di pari passo con l’umore di Thom
Yorke. Non ci resta altro che aspettare di averli qui in Italia al più presto,
per poter godere dal vivo dei prodigi delle loro canzoni e della loro energia…e
se nel frattempo volete leggere ciò che scrivono, fate un salto su
www.radiohead.com/deadairspace
God Save
the Radiohead…
A cura di Miss Yorke
Archivio articoli