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Live report Klaxons


20 Novembre 2007,
Klaxons + Neils Children,
Alpheus (Roma)



Impossibile stare fermi.
Ecco, riassumerei in quella frase tutto quello che è successo la sera del 20 Novembre, all’interno dell’Alpheus (Roma). Scopro poco prima di entrare che, ad aprire il concerto, ci sarebbero stati i Neils Children, band di “giovane” formazione e di origine inglese. Me ne avevano già parlato bene, quindi non mi rimaneva altro che confermare (o smentire) ciò. Ore 21.10 circa, eccoli sul palco i Neils Children. Iniziano con You didn’t care e le prime impressioni sono ottime; alla seconda canzone hanno già scaldato l’animo dei presenti in sala, che iniziato a pogare in maniera quasi disumana (entro fine concerto mi renderò conto di non avere più l’età per simili cose), preparandoci la pista per quello che sarebbe accaduto dopo. La band si presenta, a differenza dell’impressione che ho avuto sentendo successivamente il cd, piena d’energia e sicura di sé…forse, in alcuni tratti, mi hanno addirittura dato l’impressione di essere superiori agli stessi Klaxons, headliner della serata. Circa trenta minuti di concerto e pezzi, per me, per lo più nuovi; questi i pezzi fatti: I'm ill, Something you said, Window shop, Communique, Another day e You didnt’ care (forse ne manca una e l’ordine non è questo, ma abbiate pazienza). La fine del loro live mi crea un certo dispiacere, perché ci sapevano fare…ma ero lì, per i Klaxon e la voglia di vederli era tanta…così come lo è stata l’attesa, resa insopportabile dalla musica selezionata dai dj dell’Alpheus: dance, house…niente più. Questo punto meriterebbe una polemica lunga e approfondita, ma non è certo sia quello che interessa a voi. Insomma, a parte l’attesa snervante e la tantissima gente presente, l’arrivo della band sul palco porta il pubblico alla presenza totale e calorosa…e al pogo infernale (lo ribadirò fino alla morte). Tutto parte con The Bouncer e, ad Atlantis to Interzone, sono costretta a ritirarmi dalla folla, per farmi spazio lateralmente al palco (da dove riuscivo a vedere solo 2 Klaxons) e provare ad uscire viva da quella situazione. Purtroppo vedere il concerto da quella prospettiva non è stato il massimo; per vedere realmente una band e ascoltare il sound al meglio, quello di certo non era di certo il posto migliore. C’è anche da dire che, non appena riprovavo a tornare tra la folla, le gomitate prese erano troppe e me ne tornavo a ballare nel mio angolino; è vero, con i Klaxons è impossibile stare fermi…ma a tutto c’è un limite. In ogni caso, la scaletta è stata veramente un po’ scontata, potendo contare solo su un solo album (e poco più) e pochi, veri successi; quindi è stata inevitabilmente troppo corta (al massimo un’ora di concerto). Di situazioni particolarmente entusiasmanti, non ne ho viste; c’è da dire che la band, in Italia per promuovere il loro Myths of the near Future, ce l’ha messa tutta per dare il meglio di sé e per staccarsi un po’ dosso quell’etichetta di fenomeno da Myspace. Alcuni momenti erano veramente buoni, per esempio, su brani come Gravity’s Rainbow e Magick, c’è stato un vero e proprio delirio, ma in altri il rimpianto dei Neils Children l’ho sentito troppo; It’s Not over yet mi ha, francamente, un po’ delusa live, quasi non la riconoscevo. Parlando del pubblico, calorosissimo, era però troppo “omologato” al look della band: guardandosi in giro era possibile notare tanti piccoli James…come se per seguire una band, bisognasse seguire pure il loro modo di porsi(ma fortunatamente questa cosa non vale per tutti!).

Tirando le somme, il concerto non è stato malissimo, ma nemmeno uno dei migliori della mia vita; forse, guardarlo da un’altra prospettiva avrebbe aiutato, ma rimango dell’idea che è una band che preferisco sentire sul CD. È un tipo di musica, è vero, difficile da trasformare live…ma a questo punto non era meglio trasformare completamente i pezzi? Sul palco un chitarrista, volume inesistente; basso a volume altissimo…non capisco alcune scelte, forse dovute al tipo di suono o ad un’acustica non troppo perfetta dell’Alpheus…fatto sta che non ne sono rimasta convinta al 100%, ma aspetto occasione per smentirmi.




a cura di miss yorke


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