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Intervista Kardia


Una nuova band per una nuova etichetta, una proposta musicale retrò che però si radica prepotentemente nel presente, quattro ragazzi che in barba alle mode cercano di dire la loro in un panorama musicale in continua evoluzione e senza coordinate. Usciti un paio di mesi fa su Killer Pool Records i Kardia pian piano si stanno facendo strada sulle webzine della penisola e visto l'esordio come top-album su Ondalternativa non potevamo non andare incontro alla band per scambiare quattro chiacchiere su "Kaleidocristo" su quello che ruota intorno alla band.


Ciao ragazzi. Benvenuti su queste pagine e ancora complimenti per "Kaleidocristo". Finora come sta andando il riscontro di pubblico e critica?
Ciao, prima di tutto vorrei ringraziarti per i complimenti e per lo spazio che ci dedichi con questa intervista. Per quanto riguarda il nostro disco, devo dire che stiamo ricevendo un discreto riscontro di pubblico; abbiamo avuto buone vendite (considerando che si parla di un prodotto underground) ed una grande risposta nell’ambito delle presenze, in occasione della presentazione live di Kaleidocristo. Anche la critica, attraverso le comunque pochissime recensioni uscite finora, sembra aver apprezzato il lavoro…speriamo di non doverci contraddire tra qualche mese!

Siete la prima band pubblicata su Killer Pool Records, come vivete questa cosa? L'idea di pubblicare per una etichetta neonata quali vantaggi e svantaggi può avere a vostro avviso?
Ci auguriamo di poter essere il passo giusto con cui questa etichetta inizierà la sua crescita inarrestabile. Sentiamo una forte responsabilità e allo stesso tempo un grande orgoglio. E certamente, aver seguito ogni passo di questa avventura, a partire dai tempi non sospetti in cui essa stessa era soltanto un’idea, ci fa sentire parte integrante del progetto. Un soggetto discografico nuovo, come Killer Pool, suscita grande curiosità negli addetti ai lavori e parallelamente offre l’opportunità di lavorare con persone la cui professionalità risulta già profondamente radicata nella scena. Questo a nostro avviso è il principale vantaggio.  Di contrasto, gli svantaggi possono essere molteplici, a partire dalla necessità che ogni nuova etichetta ha, di crearsi un nome, un bacino d’utenza, un indice di gradimento. 

Soprattutto, perchè alla fine avete scelto la KP? Avete avuto anche alter offerte?
In realtà non abbiamo avuto molte proposte. La nostra formula musicale dalle forti tinte retrò, poco etichettabile e disgraziatamente caratterizzata dalla scelta anticommerciale di cantare in italiano, ci ha spesso spostato fuori fuoco rispetto alle mire di gran parte dei soggetti discografici indipendenti italiani. Per cui, rifiutata una breve serie di proposte francamente forcaiole, abbiamo creduto di poter affidare con fiducia le nostre sorti a KP. Ora speriamo di poter lavorare insieme all’etichetta nel fine comune di rendere a Kaleidocristo l’evidenza che merita.

Passiamo all'album; innanzitutto vorrei chiedervi qualche delucidazione riguardo un titolo così strano ma di sicuro impatto. Cos'è il Kaleidocristo?
Kaleidocristo era in principio un esercizio linguistico (come Kreutzbergsatori, per intenderci). Poi è stato promosso a verso poetico; successivamente ha trovato spazio come titolo di un brano composto e suonato da un gruppo del quale alcuni di noi facevano parte. Ora è tornato, perché ci sembrava spaventosamente attuale riproporre una rappresentazione sbilenca della redenzione, del perdono. Della capacità dell’umanità di ammettere i propri errori. Kaleidocristo è la solidarietà che trovi sui marciapiedi. La dignità di un’epoca vigliacca, rischiarata con dolcezza dai fuochi notturni delle puttane.

Come sono nati i brani dell'album? Potete raccontarmi il processo di scrittura che vi ha portato alla stesura dei brani?
Quasi sempre è nata prima la musica. Poi con l’emozione, la suggestione e qualche piccolo aiuto dalla vita reale, dall’esperienza, riesci a vomitare concetti e parole che neanche credevi di aver mai ingoiato. Chissà perché poi ogni volta, a distanza di tempo, il motivo musicale sul quale vengono incastrate le parole, sembrava predestinato a quello scopo. Di più non so dirti.

In un ambiente underground tendente all'esterofilia voi vi proponete al pubblico cantando in italiano, tra l'altro usando dei testi per nulla convenzionali. Questa vostra scelta stilistica è stata apprezzata o c'è chi magari ha avuto da ridire a proposito?
Come per ogni presa di posizione, c’è sempre qualcuno che ti giudica un eroe ed altri che vorrebbero vederti sparire dalla faccia della Terra. So soltanto che chi ha capito i Kardia, non potrebbe sopportare l’idea di sentirli cantare in un’altra lingua; chi non apprezza i Kardia ora, non credo li apprezzerebbe neanche se cantassero in gaelico.

La cosa che più mi ha colpito del vostro lavoro (l'ho sottolineato anche nella recensione) è la produzione. Una produzione molto limpida ma che riesce a dare la giusta visibilità ad ogni strumento. Ci avete lavorato voi stessi o vi siete affidati alle mani e alle direttive di qualcun altro? Soprattutto, la produzione soddisfa anche voi o cambiereste qualcosa?
La forma sonora che il disco ha acquisito, è il frutto di un lungo e duro lavoro partito circa due anni fa e concluso sull’orlo di una crisi di nervi insieme a Victor Love, all’interno del Subsound Studio. Ci siamo affidati molto al suo gusto estetico, dobbiamo ammetterlo. Ma credo che lui ci abbia anche psicanalizzati a tradimento (nel senso buon del termine naturalmente), studiati ed interpretati durante il tempo passato assieme, mettendo in pratica quanto per noi fino ad allora era stato quasi esclusivamente umore, sensazione o ancor peggio evocazione di paesaggi. Il tuo fonico è il tuo psicanalista.

Siete di Roma, quindi probabilmente anche voi avete vissuto i vari problemi che la nostra città presenta per chi tenta di promuovere la propria musica: locali piccoli, per nulla professionali e persone che si autoinventano direttori artisti senza capire nulla di musica. Com'è stata la vostra gavetta? Ci sono delle scelte in passato che vi hanno aiutato ad emergere oggi o ci sono delle scelte che ora reputate sbagliate e che sconsigliereste alle giovani band di oggi?
La nostra gavetta è stata ed è una battaglia continua. Soprattutto per la dignità. Quello che di buono abbiamo fatto in questi anni è stato suonare ovunque fosse possibile; a volte senza trarne fuori nulla più che un complimento o una birra in amicizia. Crediamo fermamente nel nostro progetto e per questo, allo stesso modo crediamo di aver raccolto troppo poco rispetto a quanto meritavamo. Per cui, forse non siamo proprio il gruppo più adatto a dare consigli…a parte quello di continuare a divertirvi, andare oltre e crederci sempre e comunque!

Ci sarà un tour di supporto a "Kaleidocristo"? Ci sono già date fissate che potete anticipare ai nostri lettori?
Stiamo cercando di organizzare una serie di date durante la prossima stagione, in quanto l’uscita del disco a metà marzo e la pianificazione della promozione nell’arco dei prossimi mesi, ci ha di fatto tagliato fuori dalle programmazioni del periodo che precede l’estate.
Per ora ci siamo limitati a visitare il Piemonte, con tre date a Torino e provincia, insieme ai nostri amici di vecchia data, i Quarzo Nero.

L'intervista si conclude qui. Vi lascio le ultime parole per dire tutto quello che volete ai nostri lettori e ai vostri fan.
Comprate Kaleidocristo entro 24 ore, oppure Dio esploderà, macchiandovi indelebilmente la camicetta nuova color amico triste. Si, è una minaccia…


A cura di Spreka
Foto di Enrico Caputo




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