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Live report Evo2008: seconda giornata


Live Report
Evolution Festival 2008
Milano, 12 Luglio 2008
Idroscalo


Visto il notevole anticipo del primo giorno, questa volta arrivo ai cancelli dell’Evolution con più calma. Solito sistema, ritiro il biglietto e mi dirigo verso l’area palco, dove sembrano esserci più persone rispetto al giorno precedente, ma l’area non sembra molto affollata. Questo festival non ha avuto una grande affluenza a quanto pare. Recupero i miei amici sotto il palco proprio mentre gli italiani Idols Are Dead concludono la loro esibizione con una cover dei Guns ‘n’ Roses, “It’s So Easy”.

Cambiata la scenografia, mi affretto a raggiungere il sotto-palco per scattare le foto ai Necrodeath, esibizione che aspettavo già da tempo. Inutile dire che il loro show non mi ha affatto deluso, questi storici metallari sanno davvero come scaldare il pubblico e la loro esibizione raggiunge il culmine con pezzi dello spessore dell’opener “Hate And Scorn” e del brano “Smell Of Blood”, tratto dall’ultimo album e messo a chiusura di questa mezz’ora di esibizione, dopo la quale la band si rende totalmente disponibile ad incontrare i fan. Io stesso ho incontrato il cantante Flegias sia fuori nell’area palco che nell’area backstage, avendo dunque modo di scattare una foto con lui e scambiarci quattro chiacchiere. Certi mostri sacri del metal nostrano è meglio non lasciarseli sfuggire.

Ma ecco un’altra esibizione che aspettavo davvero con impazienza, quella dei Novembre. La mia macchina fotografica non ne vuole sapere di funzionare, rinuncio a fare le foto da sotto il palco e raggiungo i miei amici in mezzo alla folla per godermi lo spettacolo dei nostri romani. Purtroppo, non sono rimasto molto convinto dalla loro esibizione, la qualità dei suoni era davvero pessima, le chitarre erano fastidiose da sentirsi e il cantato di Carmelo era decisamente troppo calante. Anche pezzi come “Love Story”, “Nostalgiaplatz” e “Child Of The Twilight”, che rientrano fra i miei preferiti, non mi hanno entusiasmato più di tanto. Voglio sperare che questa esibizione sia solo una rara pecca nella carriera live dei Novembre, e che non tutti i loro show siano così confusi e noiosi. I Pain Of Salvation si preparano ad iniziare il loro show, partono i primi riff e corro nel backstage per l’intervista con gli Opeth. Resto lontano dal palco, ma alle mie orecchie arrivano le note di due brani tratti dall’ultimo album della progressive band svedese (Scarsick), “America” e “Disco Queen”, e con piacere scopro che non sono l’unico nel backstage ad apprezzare questi due controversi pezzi.

L’intervista finisce, e visto che la macchina fotografica sembra mostrare nuovamente segni di vita, corro sotto al palco per scattare qualche foto ai thasher filippini Death Angel. Non li avevo mai sentiti, ma grazie all’aiuto di alcuni amici sono riuscito a memorizzare il titolo di qualche loro pezzo, in modo da non lasciare una pagina vuota nella parte di questo report che li riguarda. I pezzi più acclamati dal pubblico rispondono al nome di “Stagnant”, “Voracious Man”, “The Devil Incarnate”, “Thicker Than Blood”, “Thrown To The Wolves” e “The Art Of Dying”. Sicuramente un’ottima esibizione piena di grinta e di chitarre martellanti, un ottimo sound, nonostante io non sia un cultore del genere. E bravi!

Ora, chi mi conosce sa che non sono un fan del metal stagionato, di conseguenza non impazzivo all’idea di sorbirmi neanche cinque minuti di concerto dei Gamma Ray, figuriamoci uno show di 50 minuti belli pieni! Qualcuno nell’alto dei cieli deve aver ascoltato il mio pianto disperato, il cellulare suona e mi trovo un sms della promoter. “Tra 20 minuti davanti all’area backstage per le interviste ai Pain Of Salvation”. Dio esiste e ora ne ho le prove, entro nell’area backstage qualche minuti dopo l’ingresso in scena dei poweroni tedeschi. La loro musica arriva distorta nella piccola stanza in cui intervistiamo i POS, che mostrano di non apprezzare i Gamma Ray imitandoli e scambiandosi rapide battutine divertite, alcune in inglese, altre no. Torno davanti al palco in tempo per sorbirmi le canzoni di chiusura dei Gamma, “Valley Of The Kings” e “Send Me A Sign”, la mia sofferenza dura poco.

Guadagno un ottimo posto per gli Opeth, e visto che la digitale non vuole saperne di risorgere, decido di rimanere lì e aspettare l’inizio del loro concerto. Dopo averli conosciuti nel backstage non sono così emozionato mentre li vedo salire sul palco, ma quando attaccano le prime note di “Demon Of The Fall”, da bravo fan mi unisco al delirio dei miei colleghi. Una scaletta breve ma intensa, un pezzo praticamente per ogni album, fatta eccezione per Orchid, Morning Rise e Still Life. Seguono pezzi storici come “The Baying Of The Hounds”, “Master’s Apprentices”, “To Rid The Disease” e “Wreath”. La chiusura è riservata ad un pezzo del nuovo album, “Heir Apparent”, e alla potentissima “The Drappery Falls”, anche il cielo sembra unirsi alla magia evocata dagli Opeth, regalandoci uno spettacolo suggestivo di fulmini che squarciano le nubi e costringono tutti ad alternare lo sguardo fra il palco e il cielo. Gli stessi Opeth hanno suonato col naso all’insù, emozionati quanto noi per l’insolita ma indimenticabile cornice che la natura ha concesso alla musica di questi geniali svedesi.

Scoppia la tempesta, corro via dall’Idroscalo e prendo l’autobus per tornare a Milano, mentre la furia degli elementi si abbatte sul poco pubblico rimasto ad aspettare gli headliners In Flames, la cui esibizione viene annullata a causa del maltempo e dei danni al mixer, oltre che all’impraticabilità del palco. Mi ritrovo sull’autobus, con altri ragazzi bagnati fradici che sono scappati via dall’Idroscalo, c’è malumore per questo imprevisto, eppure sono soddisfatto.

Due giorni passati in mezzo alla musica, due giorni vissuti fra concerti, interviste, birra, sole estivo e momenti indimenticabili. Sì, non ho riserve nell’ammettere che questo è stato il mio primo festival, e nonostante la scarsa affluenza mi è piaciuto. Da morire.

Per quest’anno l’Evolution Festival è andato, nel bene e nel male.
E noi di Ondalternativa c’eravamo.

Ci vediamo l’anno prossimo!


Foto e report a cura di Francesco Masala



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