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Live report The Slits


Live report
The Slits + Pamela Tiffins + Cockerocket+ Serial Drinkers @ Init
23/05/2010, Roma

Decima edizione del Road To Ruins, che vede questa tranquilla domenica di maggio dedicata alle realtà femminili più variegate della scena punk italiana, con headliner le storiche Slits, band che ha accompagnato i Clash nel White Riot Tour alla fine degli settanta.
Forse la serata è un po’ troppo caotica per un Road To Ruins? A giudicare dalle reazioni davvero più disparate del pubblico, probabilmente sì.

Aprono le danze le simpatiche Serial Drinkers, brave nel loro genere, purtroppo costrette a suonare per motivi ovvi di tempistiche, davanti a pochissime persone. Un peccato davvero, le tre ragazze presentano un set solido e compatto, certo non si lanciano in territori che esulino da una quadratura hc vecchia scuola, con testi urlati, chitarre e bassi ruvidi e batteria martellante e (devo dirlo) abbastanza precisa e martellante. Ci regalano una mezz’oretta di energia e si difendono bene anche su un palco come quello dell’Init con la sala quasi vuota. Unica cosa che non capisco è il perché farle aprire, sono state il gruppo italiano più convincente e gradevole della serata. Misteri che resteranno negli anni.

Cambio palco non proprio brevissimo ed ecco salire i Cockerocket. Genere punk nervoso, con cantato acuto e acidello. Incursioni di synth su una base compatta ritmica punk. Personalmente non mi entusiasmano né come proposta, né come capacità di stare sul palco. Posso capire i problemi tecnici che indubbiamente ci sono stati, ma dire che “hai caldo sul palco” a causa delle luci mi sembra davvero esilarante. Per quanto sicuramente il modo candido e anche sperduto del tono della cantante non può che trasmettere simpatia, ma questa è un’altra storia. Nel complesso non mi catturano, non tengono a dovere il palco e per questo non riescono in alcun modo a colpirmi.
Altro non velocissimo cambio palco ed ecco i Pamela Tiffins, coppia nella musica e nella vita, capitanata dal chitarrista Riccardo Scanna, personaggio cult della scena underground romana. Alla batteria la sua compagna Alpe. La loro esibizione è decisamente punk, in tutti (troppi) sensi voi vogliate leggere la cosa. I brani sono semplici, molto diretti e minimali (forse anche troppo). Non mi entusiasmano per niente. Le chitarre sono ruvide e violente, così come parte della scelta vocale, che si alterna con delle incursioni più, se così vogliamo dire, “melodiche”. Nonostante questo, trovo i riff di chitarra eccessivamente ridondanti e monotoni, la voce è davvero un ricciolo che non acquista il giusto valore. Discorso a parte va fatto per la batteria, non ci sono mai cambi dinamici all’interno dei brani e l’intento sembra quasi che questa debba sembrare una drum-machine che fa da base alle incursioni di Scanna. Ora io non ho mai visto suonare la batteria in questo modo, da nessuno, neanche il più punk dei punk. Capisco tutto, ma è davvero un miracolo che Alpe riesca ad emanare dei suoni. Il tempo è tenuto in modo convincente a tratti e la cassa, per ovvie ragioni fisiche di movimento totalmente scoordinato, è persa nel frastuono più totale. Che dire, forse sono io che io sono troppo esigente, ma consiglierei alla bellissima signorina seduta dietro la batteria di cantare più che suonare la batteria, in quanto i cori sono davvero perfetti e molto sexy.

Ed eccoci finalmente al gran finale, le attesissime Slits, della formazione originale sono presenti Ari Up alla voce e Tessa Pollitt al basso e si accompagnano da un po’ di tempo alla tasterista Hollie Cook, la figlia del batterista dei Sex Pistols. Presentano una musica decisamente variegata in modo stravagante definito da loro stesse “punky-reggae”, set comprensivo delle loro maggiori hit che infiammano sia i nuovi che i vecchi fan, sia molti brani dall’ultimo album che suonano decisamente e nettamente dub-reggae, di punk direi nessuna traccia. Una mossa forse un po’ troppo azzardata per il pubblico accorso all’Init. Non tutti apprezzano, me compresa. Sono comunque brave, tengono viva l’attenzione con gag, cambi d’abito e danze. Si vede che si divertono e questo trasmette comunque una bella energia. Unica nota dolente è da segnalare tra il pubblico che non sempre si costituisce di gente educata e civile. Premesso che i tizi in questione mi sembravano davvero degli avventori casuali a questo tipo di serata, o più dei quarantenni alla ricerca di un concerto con tante “femmine” sul palco a cui ammirare il fondoschiena invece di ascoltare che cosa queste donne hanno da proporre, si distinguono prima con commenti ad alta voce davvero fuori luogo e fastidiosi, poi, non contenti, cominciano a bersagliare in modo davvero molesto la povera Hollie, che sulla parte finale del concerto si scurisce visibilmente. Davvero necessario far intervenire la sicurezza del locale, perché purtroppo il rispetto per quello che non ci piace o interessa non è alla portata di tutti. Peccato davvero che il genere umano non si smentisca mai, neanche quando sta assistendo ad un concerto con uno dei gruppi storici della scena punk inglese.

A cura di Rae


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