Live Report Moropsycho,
3 giugno 2010,
Circolo degli Artisti, RomaLook vichingo e tanta voglia di regalare un paio d’ore di buona musica ai propri fans. Con questo approccio i
Motorpsycho salgono sul piccolo palco del
Circolo degli Artisti. In platea si sentono accenti di ogni parte d’Italia a dimostrazione di quanto sia diffuso il loro nome e il loro sound nel nostro Paese. Finalmente è arrivata l’estate e con lei, dal nord Europa arriva questo vento di creatività e di sonorità originali e variegate.
In perfetto stile
Motorpshyco, il concerto è stato lungo, piacevole e molto ben vissuto anche dai componenti della band, che, con insolita umiltà (insolita per una rock band, ndr) sono riusciti a coinvolgere il pubblico in diverse occasioni facendolo cantare sulle note delle loro hit più note… così infatti è stato fin dall’inizio, (anche se ci speravo, non mi aspettavo un excursus attraverso tutta la loro discografia e invece…) è “
Loneliness” il pezzo di apertura, dal geniale album “
Demon Box” datato 1993…
il pubblico si lascia coinvolgere e canta insieme alla voce dolcemente stridula di
Bent Sæther un ottimo stratagemma artistico per creare il giusto legame tra la band e i suoi spettatori.
Seguono poi continue altalene musicali tra ballate melodiche e dal tocco romantico, ai lunghi brani ricchi di feeback e rumori tanto cari al pubblico di over trentenni ancora legati alla “disperazione sonora” degli anni ’90.
La temperatura sale ma la band sembra non risentirne, quasi non sudano! in particolare il giovane batterista
Kenneth Kapstad si accanisce con passione su piatti e cassa rifinendo il sound già pieno dei loro brani…una chitarra, un basso e una batteria eppure sembra che ci sia una big band sul palco, se a rompere l’idillio non si presentasse il solito problema dell’amplificazione della voce, che al Circolo è un po’ un “must”. Tra pezzi in stile hard e noise o ballate rivisitate in chiave più rock come “
Come on in”, i
Motorpsycho escono e rientrano acclamati per ben tre volte…
un concerto piacevole e per certi versi un po’ storico, almeno per chi li segue da 15 anni… un paio di cose ricorderò per sempre di questo concerto, una buona e l’altra meno: la prima è sicuramente la faccia simpatica del chitarrista/tastierista
Hans Magnus "Snah" Ryan e la seconda…le pochissime donne in sala!
a cura di Alex Cerroni
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