Live report
JONSI @ Cavea Auditorium
Parco della Musica, Roma, 21/07/2010
Parco della Musica, Roma: prima data italiana del tour mondiale di
Jón Thor Birgisson, cantante dei Sigur Rós, che, dietro lo pseudonimo di Jónsi presenta il suo progetto solista. Sul palco con lui ci saranno le video proiezioni studiate ad hoc dalla 59 Production, importante casa di eventi teatrali/film/TV. Una data imperdibile ed io mi sto perdendo nel traffico della capitale. Preoccupatissima ormai, a cinque minuti dall’inizio, raggiungo (senza sapere come) i famosi “bagarozzi” di Piano.
Faccio appena in tempo ad entrare e sedermi quando tutte le luci si abbassano lasciando solo quella del crepuscolo romano. Intime note di chitarra ed un solo faro acceso: Jonsi appare, magra e bianca figura onirica. Inizia la magia.
Le prime canzoni sono tratte da ‘
Riceboy Sleep’, il sapore è quello di un folk intimamente suggestivo. Incanta la semplice chiarezza della voce che dolce permea l’aria calda di questa notte di mezza estate, perfetto il silenzio dei presenti avvolti da un’atmosfera impalpabile di sogno leggero. Occhi chiusi per un attimo. Un lieve crescendo all’entrare degli altri musicisti, gracili ed esili figure vestite di rosso, mi scuote e mi spinge a guardare. Dietro Jonsi ed i suoi le video proiezioni scorrono perfettamente in sincronia con la musica. Il mondo della natura è il protagonista e gli eleganti disegni animati traducono in visione quello che la voce e gli strumenti evocano. Sono storie di lotta (rincorrersi, mangiarsi, trasformarsi per sopravvivere), sono pagine di vecchi libri che bruciano e lasciano spazio al volo di farfalle.
Il richiamo al “volare” è ricorrente e sottolinea il librarsi ed il planare della voce solista. Le immagini di dolcezza,di grandezza e forza della natura (è da ricordare la provenienza dell’artista dalla terra caratterizzata dai più forti contrasti, l’Islanda) accompagnano e sottolineano l’evolversi della scaletta musicale: in un momento la batteria resta sola come solo è il battito del cuore e dall’intimità del sogno nasce la potenza di un post rock elegante e mai triste (ecco le suggestioni degli ultimi Sigur Ros).
Sono ora protagoniste le canzoni di “
Go” e forse qui siamo sconfinati un po’ nel pop. Le chitarre diventano più forti, la batteria scoppia, le luci cominciano a ruotare colorandosi e il pubblico si anima. Sullo schermo frotte di formiche ci vengono incontro minacciose ed inquietanti, ma proprio quando l’angoscia cresce una si stacca dal gruppo e ricompare trascinando una foglia, altre poi la imitano trasportando oggetti tra i più improbabili (una lattina di CocaCola, una moneta, pezzi di giornale)…mai dimenticare l’imprevedibilità e l’ironia della natura! E per non scordarsi del colore (dopo tanto bianco e nero) sbocciano fiori o compaiono geometrie semplici e colorate come una gioia sottile.
Seguo affascinata i continui cambi di strumenti tra i musicisti-folletti che saltano dal piano allo xilofono o che si rannicchiano in terra a suonare. Jonsi parla al pubblico solo a metà concerto semplicemente salutando, perché non c’è bisogno di altro. L’immersione è totale per un’ora intera. Lo vediamo, immobile ed algido, in piedi al microfono muovere solo la testa di scatto mentre suona e canta ad occhi chiusi, lo seguiamo sul palco contorcersi per ripararsi idealmente dal freddo o dalla pioggia, per gridare forte.
Nel bis indossa un copricapo da sciamano e ci guida nell’ultimo passaggio dalla calma di un prato alla furia di una tempesta di vento che sconvolge prima un albero poi il mondo intero che si piega sotto il diluvio ed i fulmini. Gran finale di una voce che si contrappone ad esplosioni di chitarra e batteria. Fine. Riemergo.
Una voce dall’inconfondibile personalità, un’eleganza innata e potente accompagnata da un forte senso estetico ed attenzione per il dettaglio possono dar luogo ad uno spettacolo completo come questo che scuote nel profondo facendo vibrare intime corde, vibrare forte anche di gioia. Ma resta un ma. Attendo ancora i Sigur Ros.
A cura di
Mara Orrù
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