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Tetes de Bois (Avanti pop)

Tracklist:
01. La leva
02. Avanti Pop
03. InTricarico
04. Rocco e i suoi fratelli
05. Lu furastiero
06. Sa mundana cummedia
07. La zolfara
08. Andare, camminare lavorare
09. Il mio corpo
10. La costruzione
11. Il camionista
12. 626
13. Quarantaquattro gatti
14. Proposta


Quando mi arrivò questo disco ho avuto da subito la sensazione di aver avuto la fortuna di trovare tra le mani un lavoro dall’alto valore etico, musicale e con, finalmente, testi intelligenti (“ah, meno male che esistono ancora queste persone” pensai). Pensai giusto e questo è il perché questa recensione esce con qualche settimana di ritardo, divoro questo disco da troppo (o poco, dipende dai punti di vista) tempo.

Un lavoro artistico come documento di un viaggio ancora in corso sulle fabbriche, call center e altri luoghi alienanti per una ricerca reale d’indagine e testimonianza artistica nel mondo di chi lavora.
In un viaggio sul vecchio camioncino Fiat 615 del 1956 (emblema del gruppo) si passa per luoghi in cui la dignità dei lavoratori è stata violata e riscattata come nella Fiat Sata di Melfi (sede della rivolta degli operai nella primavera 2004), le cartiere di Isola del Liri, le acciaierie di Terni, i campi di Borgo Libertà, l’Atesia di Roma, la ferrovia di Allumiere e già è sulle tracce delle fabbriche di armi di Colleferro, dell’Italcementi di Trento, del porto di Genova.

Arrangiamenti originali e raffinati si sposano a testi crudi ma di una verità straziante, per chi ne ha vissuto in prima persona, è un ripercorrere fotogramma per fotogramma delle immagini che non avresti mai voluto osservare, vedere.

Meritevoli di un’infinita standing ovation, in questa recensione rischio di cadere in una facile retorica ma quel che mi preme sottolineare è il filo conduttore delle quattordici tracce: una vita giusta ed equa, dove la politica si riappropria della passione piuttosto che dell’interesse, dove l’operaio non è un numero, un’automa ma piuttosto una persona con una personalità, un’anima. Ritornano alla mente le immagini dei film di Elio Petri (La classe operaia va in paradiso) con la compartecipazione straziante del compianto Volontè.

In un viaggio tra amici e compagni di viaggio si susseguono incontri e scambi, compagni di viaggio, salgono sul Fiat 615 le note de “la leva” di Paolo Pietrangeli, “la costruzione” di Chico Buarque de Hollanda passando per un classico di Piero Ciampi e un meno classico Giorgio Gaber. Si chiude con “Quarantaquattro gatti” (Zecchino d’Oro, 1968 – che annata) senza tralasciare Rocco Scotellaro, poeta lucano cantore delle miserie contadine della sua terra in collaborazione con il Coro dei Lucani (Rocco De Rosa, Rocco Papaleo, Claudio Santamaria, Ulderico Pesce, Canio Lo guercio) e Salvatore Poddighe, minatore poeta in ottava rima sardo, morto suicida nel 1938.

A seguire si susseguono in ordine sparso Monica Demuru, Gianni Mura, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Paolo Rossi, I Giganti.

Particolare menzione alla traccia che dà il titolo dell’album, un inno moderno vivo e pulsante da cantare, ballare e gridare a squarciagola. Immensa anche la grafica di Marta Dal Prato con brevi richiami agli eventi di cronaca a cui si sposano le parole di Andrea Satta. I colori si mescolano in combinazioni forti creando un effetto di totale sublimazione.

Leviamoci i cappelli, qui ci troviamo innanzi ad uno dei dischi più belli di questa prima metà anno.

Come concludere?

“Avanti pop e bandiera rock”, lo slogan più geniale da un po’ di tempo a questa parte ..

standing ovation, pubblico in piedi e lancio di fiori sul palco.

Si chiude il sipario.

Aggiunto: 30-05-2007
Recensore: Rocco D'Ammaro
Voto:
Link Correlati: nuke.avantipop.it

  

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