Tracklist:
01. Suffering First
02. Paintherapy
03. Threshold of
Consciousness
04. Building Ruins
05. Dressed of Darkness
06. At the Mountains of
Madness
07. E.S.P.
08. Clepsydra
09. Wall of Sleep
10. Night Ocean
I calabresi Near Death Experience fanno
il loro debutto ufficiale sul mercato discografico presentandoci il
loro primo full-length “Threshold of Consciousness”. Avevo già
avuto modo di apprezzare le indubbie qualità stilistiche della
band nel corso del recente Total Metal Festival in quel di Noicattaro
(BA) ed è quindi con vivo interesse che mi sono avvicinato
all’ascolto di questo disco di cui avevo già percepito
ottimi “rumors”. Interesse ben riposto e ripagato alla grande da
un lavoro che conquista, meticoloso, ben curato nei dettagli, ma
soprattutto al di sopra della media di molte releases pubblicate
negli ultimi tempi, cosa molta rara quando ci si imbatte in debut
albums.
La band propone un thrash molto ragionato e per nulla
stereotipato, impreziosito da frequenti sconfinamenti in ambito
prog/power e senza mai perdere di vista l’aspetto melodico. I
richiami a band come Manticora, Nevermore o Symphony X balzano in
mente già in “Paintherapy”, brano roccioso ed immediato
che va a costituire un ottimo biglietto da visita per l’intero
disco. Si viaggia su livelli tecnici elevati anche nella title track,
episodio che per capacità di songwriting e soluzioni originali
sembrerebbe più il frutto di un combo con esperienza alle
spalle più che decennale che non di una band agli esordi e
questo sorprende piacevolmente. Il disco si sviluppa in maniera
fluida, ora aggressivo e tecnico (“Wall of Sleep”, “At the
Mountains of Madness”, a mio avviso il pezzo più riuscito
del lotto), ora sperimentale e riflessivo (“Building Ruins”,
“Night Ocean”). Non ci sarà l’acuto che faccia gridare
al miracolo, ma la qualità media dei brani proposti si
mantiene elevata per tutta la durata del platter e sono del tutto
assenti passaggi a vuoto, sciocchezze riempitive o peggio ancora
errori grossolani o momenti banali. L’unico appunto che mi sento di
fare riguarda il vocalist Lupo, troppo spesso la sua voce risulta
poco incisiva e in secondo piano rispetto agli altri strumenti, poi,
sia chiaro, nulla da ridire dal punto di vista meramente
tecnico-esecutivo.
Perfetti i suoni e ottima anche la produzione,
segnalo inoltre la presenza, in veste di special guests, di
personaggi più o meno famosi della scena metallica italiana,
vale a dire Emil Bandera (Death SS), che guarda caso compare
nell’ottima “At the Mountains of Madness”, Gianluca Ferro (Time
Machine), Aurelio Gioia e Angelo Amoruso (Anima Virus). Spunti
di interesse li potrete ritrovare anche nel ricco panorama lirico,
infatti “Threshold of Consciousness” è un concept che
abbraccia riflessioni sulla vita del celebre scrittore horror
H.P.Lovecraft e non mancano citazioni e reinterpretazioni delle sue
opere.
Ottima band e ottimo disco, ulteriore
conferma dello stato di salute dell’underground metallico italiano.
Consigliato a chi sia stanco dei soliti nomi e sia desideroso di
scoprire promettenti realtà nascenti.