Quante sono le tradizioni e gli stili musicali che popolano il vecchio continente che potremmo racchiudere nella definizione di “Folk europeo”? Tantissime, forse troppe, ed è proprio per questo che è impossibile parlare di un genere musicale a sè. Eppure i ragazzi campani si dimostrano capaci di attraversare con maestria una serie quasi esagerata di modi di suonare, influenze musicali provenienti da terre tra loro lontane ma accomunate dalla volontà di valorizzare eredità musicali che si perdono in una storia lunga e frastagliata.
Il nome della band - non a torto - ci fa immaginare subito quanto questa debba a quella scia musicale proveniente dalle piovose e verdi terre d'Irlanda. Volto rivolto al mare e bagnato da gocce d'acqua incessanti mentre si suonano pezzi come “
O'Ragaiata Sagaiety”, “
Mediterraneamente Parlando”, “
Have a Nice Trip”, per non parlare della, ovviamente non casuale, cover di “
Dirty Old Town” dei Pogues.
Eppure i riferimenti più espliciti a certe sonorità si fermano qui, mentre il resto dell'album è un continuo viaggio di esplorazione all'interno di stili completamente diversi. E' il caso di “Demi-Monde”, incursione nella chansonnette o di “Hard-Folk Cafè” debitrice della tradizione gitana e balcanica.
La band campana cambia volto di traccia in traccia, attraversa la tarantella, usa lingue differenti (italiano, dialetto campano, inglese e francese), ed ogni cambiamento è gestito con innegabile capacità. Addirittura non si disdegnano improvvise invasioni nel campo dell'elettronica (“
TG Show”, a metà tra Bluvertigo e Subsonica, giusto per capirci).
Non c'è che dire, il disco si ascolta notando proprio questa continua metamorfosi e attitudine all'adattarsi ad innumerevoli strade musicali, ma ci si può anche trovare disorientati tra tanti cambi repentini ed evidenti. Folk, rock, taranta, ska?
Il problema è che, a parte alcuni episodi, ogni traccia rappresenta un mondo a sè, le molteplici influenze fin troppo raramente trovano sbocco in un percorso comune e, anzi, gli episodi migliori sembrano le conclusive “
Yasmina” e “
Filosofia di un Bucaniere”, in cui la band riesce finalmente a sposare i propri riferimenti musicali con un'impronta più marcatamente personale e cantautorale.