Tracklist:
01. Chimera
02. Sweet
03. Giorno per giorno
04. Primo dell’anno
05. Nuvole
06. Ritornare
07. Gioire
08. Dentro
09. Reale
Sweet dei Metrocor è un concentrato di melodie che prendono, e soprattutto un ottimo lavoro di voci, curate alla perfezione e sempre ben incisive.
Si apre con Chimera, un bel pezzo pop-rock con un bel testo italiano, a cui segue Sweet, molto più disteso e in inglese. La pronuncia non perfetta e lo scarso impatto metrico, fanno rendere poco la canzone che non scompone e non sorprende l’ascoltatore. Giorno per giorno segue la linea di Chimera, e ci si accorge subito che per i Metrocor è molto più adatta la lingua di casa, che riescono a gestire meglio, sia come soluzioni metriche che come testi, che, a tratti, ricordano lievemente i Mambassa e la cultura alternative del nord Italia. L’alternanza rock/pop si manifesta anche con Primo dell’anno, una canzone con quell’aura di “positività a posteriori” che caratterizza molto certe canzoni classiche americane, con un gran giro armonico acustico e un ritmo ben presente sotto. Da apprezzare molto anche la visione del Capodanno, appunto, “a posteriori”, mettendo in luce vari aspetti di gran lunga più profondi.
Nuvole mantiene le caratteristiche dei brani precedenti, sia come approccio melodico, che come linee ritmiche, con una metrica forse troppo ripetitiva nelle strofe, ma un ritornello molto aperto.
Ritornare è una canzone “frettolosa”, dove si confermano i fattori positivi dei brani precedenti, ma con una ritmica più diretta. Dopo Gioire, un po’ troppo scontata, troviamo Dentro, con ottimi spunti concettuali forse poco elaborati dal punto di vista lessicale. Si conclude con Reale, perfettamente in linea con le sonorità di tutto il lavoro, ma più raffinata negli arrangiamenti.
I Metrocor hanno un buon potenziale. L’immediatezza delle canzoni non le rende scontate, ma si può fare di meglio. Dovrebbero osare molto di più. Dovrebbero buttarsi più a fondo dentro le loro capacità per esplorarle appieno. Sono tutte canzoni molto carine, ma che mancano di quella visceralità che rende un disco, o un ep, profondamente vitale. E che quindi, li distinguerebbe ulteriormente dalla massa informe e priva di sostanza che tende a diventare la musica di oggi, rendendoli un’ottima realtà musicale.