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Massimiliano D’Ambrosio (Cuore di ferro)

Tracklist:

1. Sette notti senza luna
2. La danza immobile (l’amore ai tempi del Folkstudio)
3. L’ufficiale
4. La via sul porticciolo
5. Cuore di ferro
6. La scuola più strana del mondo
7. Teresa Batista
8. Luna lunera
9. An scathan (Lo specchio)


“Cuore di ferro”è il titolo del secondo full lenght di Massimiliano D’Ambrosio, giovane musicista già noto alla scena folk di Roma, sua città natale. Cresciuto e maturato musicalmente nel Folkstudio - celebre locale che ha ospitato cantautori come De Gregori, Guccini e Dalla - dove ha curato lo spazio “Folkstudio giovani”, Massimiliano nel corso degli anni ha anche partecipato a rassegne musicali di cui è stato vincitore (come la IV edizione di “Scrivendo canzoni”) o finalista; esperienze dunque che non sono state certo inutili e che hanno contribuito alla sua formazione. Importante inoltre il suo impegno e la sua passione per la musica che lo hanno portato a diventare uno degli organizzatori del Tributo a Fabrizio De Andrè che si tiene nella capitale da cinque anni a questa parte.

Dopo l’album di debutto (“Il mio Paese”, 2005) e partecipazioni ad alcune compilation, D’Ambrosio è tornato con il suo secondo lavoro, di nuovo all’insegna del Folk e del “cantautorato”, circondandosi di circa una dozzina di validi musicisti, tra cui compaiono anche due nomi di spicco come Marino Severini dei Gang e la cantante irlandese Kay McCarthy.
Un album di circa trenta minuti, sufficienti per delineare e conoscere lo stile del musicista che attinge a piene mani da cantautori come De Gregori, De Andrè, Guccini; uno stile semplice, basato su una voce limpida, contaminata da un inevitabile e leggero accento romano, modulata quel tanto che basta, senza ricorrere a funambolismi vocali.
Non si può dire lo stesso per i testi però, perlomeno non per tutti: infatti, se alcuni deviano verso una certa semplicità a livello di contenuto e struttura (ad esempio le continue rime baciate)  risultando quasi scontati – qualcosa di voluto, si suppone -, altri invece sono decisamente più elaborati ma impliciti o, comunque, non vincolati da un’unica, obbligatoria interpretazione.
Sentimenti, storie di gente comune, ideali, qualche cenno autobiografico: è ciò che si può cogliere leggendo le parole, venate da spensieratezza o tristezza, di Massimiliano D’Ambrosio che ha anche musicato alcune poesie di Benni (una delle quali è “La scuola più strana del mondo”) o che ha dedicato un brano (“Teresa Batista”) alla protagonista del libro di Jorge Amado, “Teresa Batista, stanca di guerra”.
Tutto il resto è folk, irlandese o folk-rock (con qualche spruzzatina jazz qua e là) che ricorda molto Branduardi,  Vecchioni o qualcosa del più recente Enrico Capuano: allegro e coinvolgente o malinconico, commovente e meditativo. Sicuramente suonato con dimestichezza e convinzione, fattori che influenzano positivamente il buon lavoro fatto a livello di registrazione. Una base musicale perfetta che non entra per nulla in contrasto con la voce di Massimiliano, anzi, le dà man forte.
“Cuore di ferro” è un disco sincero: quel cuore, così forte e “di ferro”(appunto) nelle situazioni in cui domina l’ingiustizia, è invece un cuore caldo e pulsante di fronte ai sentimenti. Quindi un album che lascia ampio spazio all’”essere umani” e che probabilmente sarà motivo di cedimento emotivo per i malinconici degli anni d’oro del cantautorato italiano.

E i pezzi che non mi hanno convinto più di tanto vengono compensati da altri come l’omonima “Cuore di ferro”, “La scuola più strana del mondo”, “Teresa Batista e la suggestiva “An scathan”, forse il brano migliore.
Quindi tra il sei e il sette io dico sette.



Aggiunto: 10-01-2009
Recensore: Davide Armento
Voto:
Link Correlati: www.massimilianodambrosio.it

  

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