Tracklist:
01. Un nome di fantasma
02. Benedetto davvero
03. Il terzo uomo
04. Marco Ferreri
05. Giulia Bentley in estate
06. I girasoli
07. Trieste centrale
08. Siracusa e le stelle
09. Olimpiadi salesiane
10. La buonanotte in francese
11. Io non sono forte
2009, spunta così, quasi all'improvviso il terzo album dei "Valentina Dorme" e il grigiore passato arriva ad aver quasi un senso: un senso cinematografico, quasi di causa-effetto, come quello che pervade "La Carne". Il cinema non è una citazione casuale perchè "La Carne" è il titolo di un film del controverso e decadente regista Marco Ferreri.
Proprio come nel film, anche l'LP del gruppo trevigiano, collega al loro sottile filo musicale una storia d'amore e di passione. Parole e musica sono legate davvero da questo filo che gli permette di aiutarsi e strattonarsi l'un l'altra lasciando la sensazione che, da un momento all'altro, tutto si spezzi. E' proprio questo il lato migliore dell'album, questo contrasto tra la solidità cantautoriale del testo e l'effimero rock-alternativo del suono.
Ogni canzone è un susseguirsi di climax ed anticlimax, introdotti ora dalle parole, ora dalla musica, che ti tengono in attesa della scena successiva. Il tutto è in volo, sospeso, grazie ad un arrangiamento ricercato, particolare, molto vicino all'essere surreale. Qui l'abilità di Fabio De Min, che ha collaborato alla registrazione dell'album, ha lasciato un segno ben preciso. I quattro della band si sono avvalsi anche di violinisti e violoncellisti, saxisti e polistrumentisti in generale per ampiare in una dimensione orizzonatale il suono un po' ermetico del loro rock. E' davvero un fantasma la sposa che non si decide nel rock, un po' elettrico e un po' cantautoriale, della canzone d'apertura "Un nome di fantasma". "Benedetto davvero" è il rock più alternativo della seconda traccia che risalta subito come un pezzo solido, da platee anche meno ricercate. Calda è la voce dell'amante mentre racconta e altrettanto lo è quella Mario Pigozzo Favero che quasi recita una traccia dai sentori folk: "Il terzo uomo". La dedica al regista è palese in "Marco Ferreri", un pezzo più pop, più spensierato che s'elettrizza solo nella seconda parte. "Giulia Bentley in estate" sintetizza alternanza cinematografica tra pop e rock-alternativo, così come fa "I girasoli" con il dolce piano iniziale e la secca chitarra finale. "Trieste centrale" è un bel pezzo, che alterna dolcezza ad amarezza, con chitarre distorte e una città che è un paesaggio più che uno sfondo. Si ricorda anche una giovinezza in "Olimpiadi salesiane", forse difficile data l'esplosione distorsiva di fine traccia. La chiusura "Io non sono forte" è, musicalmente, la sintesi dell'album: rock, secco, elettrico e melodico quanto basta. Il basta è riferito anche all'amore, piuttosto alla relazione e ad un'ingloriosa e debole fine.
L'album è intriso di piccoli capolavori, musicali e testuali; erano anni che non riascoltavo testi di tale profondità e così evocativi. La musica è ben suonata ed arrangiata ma forse non adatta a certi tipi di testo. Metto il forse perchè il conformismo nella musica non deve mai vincere e, curando ancora qualche dettaglio, si potrà arrivare ad un'unica sensazione musicale.
Per adesso nessun giudizio stravagante o anticonformista.