Tracklist:
01. Strega
02. Little hole baby
03. La tua creatura
04. Irreversibile
05. Summer on a solitary beach
06. Croce
07. Miocardio
08. Quadro di Botero
09. L'impiccata
10. Resina
"Ex Vuoto" è il primo cd, dopo un paio di EP autoprodotti e uno split datato 2004, dei Lisagenetica, band cuneese che si presenta con un sound tipicamente indie rock, su cui si innestano liriche ricercate e un cantato davvero particolare, che ricorda molto il timbro di Ivan Graziani.
Il primo brano del disco, "Strega", si può subito ergere a manifesto artistico dei quattro ragazzi piemontesi: un'introduzione fatta di poche semplici note di chitarra (che ricordano gli accordi di "Fingendo la poesia" dei Marlene Kuntz) che si aprono poi in un pezzo allegro ed effervescente caratterizzato dalle tastiere, le quali ben si amalgamano alle sonorità mai troppo invadenti della batteria e a chitarre suonate in punta di dita. Il tutto crea sonorità efficaci che riescono ad esaltare il cantato cosi inusuale, per una rock band, di Riccardo Sereno Regis. Il testo fa subito presa sull'ascoltatore, con un ritornello dolce ed amaro allo stesso tempo, che si scolpisce rapidamente nella memoria: "Ho bisogno di un veleno/di un incantesimo al...veleno". La successiva "Little hole baby" è, a mio avviso, il pezzo migliore dell'intero lavoro; anche qui l'introduzione è lasciata a poche note di chitarra elettrica, che conferiscono al brano una certa solennità e cupezza, per poi lasciare spazio ad una batteria ritmata, con la chitarra che è solo piacevole accompagnamento, riuscendo a creare un sottofondo ancora una volta estremamente omogeneo per una voce che si muove su tonalità malinconiche narrando una storia di inquietudini e mancanze che sfociano in un drammatico addio: "Little hole baby sono senza fiato/come appena nato/ma Little hole baby sono già finito io/Little hole baby sono già lontano/Little hole baby lascio la tua mano/Little hole baby tu non sei più il mio dio/Little hole baby questo è un addio/My little hole baby/Il nostro addio". Il finale del brano è lasciato a una lunga suite strumentale in cui le chitarre si fanno più frenetiche e violente, accompagnate dolcemente da tastiere sempre molto presenti e perentorie. "La tua creatura" è invece un brano più energico, che fin dall'attacco si mostra con un suono più aggressivo dei precedenti: chitarre distorte, batteria potente e vigorosa a creare un muro di suono sul quale anche il cantato si fa più urlato e viscerale, con un testo che resta comunque esempio di un songwriting ricercato e accattivante, che ben si adatta alle sonorità indie rock dei Lisagenetica, dando loro quel tocco di originalità che li eleva dalla massa di indie rock band di cui è oggi popolato il mercato musicale: "Io sarò/lacrime e origine di vertigine/Siamo nati per essere noi" come cantano loro stessi in questo pezzo.
Segue "Irreversibile", altra canzone tirata, aperta da chitarre frenetiche su cui si innesta una batteria veloce che dà maggior corposità al pezzo; il cantato è caratterizzato da alcuni effetti che lo rendono leggermente dissonante, il che conferisce credibilità ad un testo basato quasi interamente su giochi di parole: "Il corpo la colpa/ il porto la porta/ il grano la grana/che mi devi ridare./ Lo scopo la scopa/Il costo la costa/ Il collo la colla/ che volevi sniffare". Il pezzo prosegue imperniato su questi giochi di parole per poi esplodere nel ritornello che, paraddossalmente, è quasi parlato "Il tempo cancella ogni possibilità/ che non ritornerà/ Basta cosi poco per cambiare le cose". Nel finale il cantato lascia spazio interamente alle sonorità rock delle chitarre, che lasciano svanire il pezzo in una distorsione. Il brano seguente, nonchè primo singolo estratto dall'album, è la cover di "Summer on a solitary beach" di Franco Battiato. E' sempre difficile confrontarsi con mostri sacri di tale portata ma i Lisagenetica sono bravi a fare proprio il pezzo e a renderlo difficilmente paragonabile con l'originale fin dalle prime note, lasciate ad un basso cupo e vigoroso, che dà il via ad un pezzo imperniato su un giro di chitarra semplice ma non banale e su poche note di tastiera, che riescono a creare proprio l'atmosfera onirica e meditabonda il cui scenario ideale è la spiaggia solitaria di "battiatesca" memoria. Splendido ancora una volta il timbro vocale di Riccardo Sereno Regis, che contribuisce a favorire questa atmosfera di sogno in cui l'ascoltatore è cullato dal mare tropicale. "Croce" si muove sui ritmi di un tango, guidata dalle dinamiche instaurate tra batteria e tastiere, con le chitarre che fanno solo da sottofondo, tale da creare una suadente miscela sonora. Dopo circa due minuti e mezzo il brano si trasforma in una lunga suite musicale in cui i quattro ragazzi cuneesi si travestono da orchestra ideale e portano alla conclusione questo tango estremamente sensuale. Il brano numero 7 è "Miocardio", il muscolo del cuore, ed ecco allora che ci troviamo di fronte a una ballata d'amore struggente e malinconica in cui il testo va a scavare nella profondità dei sentimenti e delle conseguenze della perdita di un amore. Musicalmente il pezzo è caratterizzato da chitarre suonate in punta di dita, con ritmiche dilatate a cui si adegua anche la batteria e una tastiera che fa da collante tra i vari strumenti, con interventi poco invadenti e puntuali. Nel finale è la chitarra elettrica a farla da padrone con le sue distorsioni, ma le ritmiche restano comunque dilatate e quiete, fino a sfumare in una distorsione di stampo elettronico che conduce direttamente al brano successivo, ossia "Quadro di Botero", altra ballata, che si muove sugli stessi toni di "Strega". "Quadro di Botero" risulta infatti caratterizzato da suoni quasi pop e assolutamente radiofonici, per l'immediatezza con la quale colpiscono l'ascoltatore; il testo si muove su tonalità agrodolci, narrando di una donna bellissima ma difficile da trattenere : "Sei cosi bella/come in un quadro di Botero/ Donami ancora un po' della tua vita." La successiva "L'impiccata" riporta su sonorità più potenti e tirate, con chitarre vivaci e una batteria ritmata; il brano si muove sulle dinamiche classiche di un pezzo indie, tenendo sempre ben presente l'originalità testuale dei Lisagenetica, anche questo testo, soprattutto nel ritornello ("Caterina è l'impiccata/la sua vendetta è incominciata"), risulta infatti accattivante e radiofonico, aiutato da una musica che riesce a non sconfinare mai nel noise fine a se stesso. A chiusura dell'album si colloca "Resina", pezzo caratterizzato dalla presenza dominante della chitarra elettrica, che rende il brano estremamente corposo, in vero stile rock, con stacchi di chitarra efficaci, che all'altezza dei ritornelli si fanno invasivi pur non costringendo mai il cantato a divenire troppo urlato. Il finale è lasciato proprio ad un assolo di chitarra di zeppeliana memoria che lascia attoniti e storditi.
"Ex Vuoto" è un lavoro che non può passare inosservato, sia per le sonorità efficaci, che i Lisagenetica dimostrano di padroneggiare già col dovuto stile, sia per la ricerca testuale, che li rende paragonabili in Italia forse solo ai Marlene Kuntz (loro concittadini tra l’altro).
In conclusione i quattro ragazzi piemontesi pongono le basi, con questo album, per meritarsi un posto di riguardo nel panorama rock italiano.