Tracklist:
01. Intro
02. What a mess
03. Gone
04. The day i stood still for the last calling
05. Good news
06. Me at my most
07. Key 6
08. Sketches of a personal war
09. Vincent (feat. Claudio Santamaria)
10. My left hand
11. Actually i don’t under stand this
All’attivo con un album autoprodotto (“Raining Mammooth”), la collaborazione con l’attore Claudio Santamaria all’interno del progetto “Live@Enzimi” e la composizione delle colonne sonore di “Sandrine nella pioggia” (film di Tonino Zangardi) e “Polvere” (di Massimiliano D’Epiro e Danilo Proietti), i Mammooth arrivano ad aggiungere un altro tassello alla loro proficua carriera con un secondo album in studio, “Back in gum palace”.
Un divertente gioco di parole che lascia presagire la ricca dose d’immaginazione e creatività che si riversa, senza timori, in un lavoro variegato e ricco di sfaccettature. Consci delle proprie potenzialità Riccardo Bertini, Fabio Sabatini, Giancarlo Quintieri, Luca Marinacci, Roberto Mastrantonio e Joy Angelini si sbizzarriscono trasformando i loro strumenti come fossero pennelli con cui poter dipingere melodie e dar vita ad immagini ora astratte, ora vivide e delineate.
Si passa così dalle atmosfere scure e pesanti di brani come “What a mess”, dove il crossover e il kraut rock si fanno sentire palpabili, a forme rock meno aggressive, spensierate e classiche (“Me at my most”). La passione per la psichedelica e l’elettronica non tarda a farsi sentire e si fa viva nella maggior parte dei brani, assumendo di tanto in tanto forme assai vicine a quelle dei colleghi Radiohead e U2 (“The day i stood still for the last calling”, “Good news”) per finire poi in uno protendersi verso orizzonti jazz, come nella collaborazione con il già nominato Santamaria che in “Vincent”, si esibisce con maestria alla tromba. Un vero e proprio mix di sonorità e influenze che, personalmente, mi ha lasciato piacevolmente colpita.
Oltre all’indiscutibile talento i nostri romani hanno saputo far coesistere senza farli stridere fra loro, generi apparentemente lontani, riuscendo a realizzare un disco piacevole, interessante e, assolutamente, originale.
Provare per credere.