Tracklist:
01. Awaken
02. Lords of war
03. Voices forming weapons
04. Choir of angels
05. We the people
06. These colors bleed
07. Our own
08. The kingdom
Primo CD per questa formazione che vede alla voce Jesse Leach, ex cantante dei seminali Killswitch Engage. Il primo pezzo si mette su coordinate metalcore, con belle aperture melodiche sottolineate dalla voce ora melodica e ora recitativa e più sofferta di Mr. Leach: niente da dire, l’esordio è veramente coi controfiocchi, grazie anche alla parte ritmica dettata da basso, batteria e chitarre ribassate di chirurgica precisione ma quando meno te l’aspetti c’è un’apertura tranquilla a metà canzone; diciamo che la pausa è breve perché subito dopo ci si incattivisce veramente e si passa da una colata metallica a un break tirato dove il batterista ha il suo bel da fare!
“Lords of War” è di tutt’altro tono, con voce tirata fin da subito e melodie da death metal (compresa doppia cassa d’ordinanza), anche se mi ricorda atmosfere da america sudista “moderna” (vedi Down e simili) poi…PUFF! Ancora una volta si cambia e c’è una successione di riff stile Carcass che confonde le acque e fa riprendere alla canzone un tiro sudista. Intriganti, niente da dire! La traccia successiva è ben costruita, con un’ottima alternanza voce sporca e pulita (e il timbro della voce è tutt’altro che anonimo: ve lo dico se non conoscete Mr. Leach) e stempera comunque la tensione senza sorprese. L’inizio di “Choir of Angels” sembra un pezzo degli At the Gates in jam session coi Carcass e devo dire che questa sensazione continua per circa 2 minuti: intendiamoci, non è assolutamente detto in maniera dispregiativa, anzi! Dicevo che verso i 2 minuti interviene un riff mediorientale che va a trasformare la canzone in un tempo medio che va a creare, grazie anche ai mantra chitarristici, una cappa industriale; naturalmente non finisce qui e un break parlato e cantato ci introduce a un break ultra tecnico (mi ricorda gruppi tipo Protest the Hero, August Burns Red, Human ABstract –gruppi che personalmente adoro) e a un finale progressive-sognante. “We the People” ci porta nella seconda metà del disco, con le sue alternanze di momenti calmi e altri più “tonici”, sempre sostenuti da ottime melodie e ritmiche; si assesterà poi su ritmiche schiacciasassi e chitarre che si alzano a comandare il tutto; prendete tutto di questo pezzo e ripetetelo un paio di volte, giusto per gradire!
Con questo gruppo non si può mai stare tranquilli! Sembra di averne catturato l’essenza ma proprio in quel momento ti cambiano le carte in tavola… La successiva “These Colors Bleed” è esemplare a tale proposito: parte in stile New York Hardcore e poi ti va a finire in un break dove le chitarre aperte e melodiche ti disorientano di nuovo: ma non è finita, tutto evolve verso ritmiche stile Korn e una voce potente che urla e poi si riprende di nuovo con variazioni. “Our Own” parte sghemba, si innervosisce nei break e ti trascina come una corrente per tutta la sua durata. “The Kingdom” va a chiudere questo dischetto all’insegna di tutto quello che è stato questo cd: ritmiche pesanti e oscure, aperture tecniche e melodiche e voce alternata. Posso tranquillamente dire che è da molto tempo che non ascoltavo un CD del genere, che può essere benissimo considerato troppo poco omogeneo, ancora non in grado di capire che direzione prenderà il gruppo, oppure un’opera prima ottima e varia (qualcuno ha detto “Refused”?).
Io ho deciso da che parte stare (se siete curiosi guardate il voto).