Tracklist:
01. Ignition (Intro)
02. Driven
03. Human condition
04. Death of Jane Doe
05. Marionette
06. The road less travelled
07. The anger and the silent remorse
08. Watcher
09. 21
10. Worlds apart
11. The last haven (outro)
Dalle profondità dell'underground ecco saltare fuori una band norvegese della quale non avevo mai sentito parlare. Certo, probabilmente i Triosphere non godo di chissà quale grande fama, eppure con The Road Less Travelled la band scandinava arriva alla sua seconda pubblicazione, la prima sotto un'etichetta come la AFM Records.
L'artwork sembra colpire in pieno il concept che sta alla base del titolo dell'album, e dal punto di vista visivo può essere interpretato come un buon biglietto da visita, elegante e allegorico quanto basata. Ma ovviamente non conta solo l'occhio, e nel caso di un un buon cd metal è l'orecchio a dover essere soddisfatto. Dopo un'introduzione tutto sommato accettabile, la vera apripista di questo full length è “Driven”, in cui in un colpo solo viene presentato tutto il sound dei Triosphere, un sound dalle forti influenze power e che guarda con nostalgia alle melodie heavy metal degli anni '80, espresse dalla voce sporca e graffiante della front-woman Ida “Pico” Haukland, bassista oltre che cantante. Sicuramente il suo timbro e il suo modo di cantare si allontanano di molto dal solito cantato operistico che ci si aspetterebbe trovandosi davanti ad una donna-cantante, ma anzi nei Triosphere sembra proprio venir meno il tipico cliché che vede le donne del metal relegate in band gothic o sinfoniche. Sarà la sua voce a fare da filo conduttore all'interno del platter, talvolta quasi trasformata in urla rabbiose e piene di grinta, talvolta più addolcita e melodica come nella misteriosa “Death of Jane Doe”. Anche il sound della band sembra seguire le evoluzioni vocali di Ida Haukland, passando da sonorità puramente power come in “Human Condition”, ad episodi più cupi e pesanti come “Marionette”. Se c'è una cosa che però si nota ascoltando le varie tracce è che le chitarre sembrano riuscire a coprire con fatica il loro ruolo, dando ai pezzi un aspetto piatto e vuoto e privandoli del giusto mordente. Raramente si incappa in riff veramente entusiasmanti, ma anzi sembra che il chitarrista Marcus Silver si limiti ad eseguire meccanicamente le sue parti, emergendo solo di tanto in tanto con qualche assolo filler che allunga inutilmente la durata delle tracce in senso strettamente temporale. Ottima invece la batteria di Ørjan Aare "Hurricane" Jørgensen, le cui rullate secche e decise unite all'onnipresenza del doppio pedale sono l'unica vera fonte di energia all'interno di un album deludente sia dal punto di vista del coinvolgimento che dal punto di vista delle composizioni, orecchiabili quando basta ma non realmente complesse o interessanti.
Questo album sembra guardare troppo al passato, manca la modernità che ci si aspetta da un gruppo nel 2010. L'energia c'è, ma forse ancora non riesce ad emergere del tutto, ed è per questo che i Triosphere non riescono a raggiungere la sufficienza.