TRACK LIST:
1)Pablo Escobar’s secret stash: revisited
2)It’s kinda like a bodybag
3)A coroner’s faith through cupid’s arrow
4)Bring on the flood
5)Burn the metropolis
6)Support the scene, quit your band
7)Hail, Unamerican!
8)The heart of a traitor
9)This inquisition
10)Thestrikersdontstrikeonsuperbowlsunday
11)enfermeria, part II: the incision
Provenienti da quel di San Diego (California), gli Underminded propongono una miscela furiosa di hardcore, metal, thrash e punk dai contorni oscuri, a tratti indecifrabili. Eh sì, perché definire questa band fuori dagli schemi è un eufemismo, e lo dimostrano i brani di questo loro debutto discografico che si rincorrono nello stereo a ritmi veloci e al tempo stesso cadenzati, a tratti melodici nelle parti strumentali ma sempre violenti per quanto riguarda le parti cantate.
A farla da padrona sono i tempi di batteria che non lasciano tregua a chi ascolta e martellano pesanti a ritmo di doppia cassa, mentre le chitarre (registrate purtroppo non al livello degli altri strumenti…) e rigorosamente droppate, si alternano e si sovrappongono in riffs tipicamente metal, inseriti senza troppe forzature in strutture sfacciatamente hardcore; risultato: facile abbandonarsi a sani headbanging spaccacollo…
Le parti vocali sono affidate al cantante dall’ugola di cartavetra Nick Martin il cui cantato ha purtroppo spesso l’effetto di rendere molto simili pezzi diversi tra loro, non riuscendo a caratterizzarli sufficientemente, ma soprattutto rendendo impossibile la comprensione dei testi, oltremodo impegnati politicamente - e assicuro che anche con il libretto sotto gli occhi l’impresa resta difficile…-.
Tutto ciò fa sì che ad un primo ascolto molte tracce nascano e muoiano senza dar luogo a particolari emozioni ( su tutte “A coroner’s faith through cupid’s arrow” e “Bring on the flood”), mentre altre spicchino per la loro violenza grezza allo stato puro, come “Burn the metropolis” o la title-track “Hail Unamerican!”.
L’unico pezzo veramente degno di valere l’acquisto dell’album resta comunque quello di apertura, “Pablo Escobar’s secret stash”, che grazie a delle trovate ritmiche molto interessanti (vagamente alla In Flames) e ad un intelligente dosaggio della furia dei distorti, nel complesso risulta il più innovativo del disco e sicuramente il più ricco di contenuti. Per il resto i brani che seguono non sono all’altezza del precedente, essendo per lo più ripetitivi e non incisivi… Fortunatamente, ma ormai troppo in ritardo, a rompere la stasi sonora ci pensa la penultima track “Thestrikersdontstrikeonsuperbowlsunday” (…) che , con sfuriate impressionanti che tanto devono al thrash anni ’80 e strizzando l’occhio al punk più aggressivo, brucia neuroni e lettore cd…
In conclusione non è ben chiaro a cosa puntino gli Underminded, se ad una proposta musicalmente impegnata e profondamente critica nei confronti della società moderna o ad un lavoro senza troppe pretese destinato a incattivire allegre serate passate in macchina con gli amici a bere birra oltre il limite di velocità… “Hail Unamerican!” è un album che rifiuta prepotentemente qualsiasi rigida classificazione, volendosi collocare in un’area indefinita e rischiando per questo di perdersi in un limbo e rimanere chiuso nella custodia per tanto, troppo tempo.
Come dice il buon vecchio Elio: ”né carne, né pesce…”, e ,in questo caso, come dargli torto?