Sarah Walk – Little Black Book

Un debut album che non sembra affatto tale, vista la sicurezza e la padronanza con cui la giovane cantautrice di Minneapolis, Sarah Walk, si affaccia sulla scena discografica con questa piccola perla nera che è Little Black Book. Uscito lo scorso ottobre per One Little Indian, il disco è già stato accolto con molto favore per l’incredibile bravura della cantante nel saper articolare la sua voce profonda, incisiva e a tratti malinconica con arrangiamenti ben strutturati che trascinano in sonorità tenui, ma anche dal carattere deciso.

Delicatezza, verve, emozionalità, passione e un velo di tristezza si amalgamano insieme per creare dodici tracce dall’essenza alternative pop ma con sprazzi soul dalle smussature grezze e accattivanti. Attraverso il binomio voce-piano la cantautrice riesce a confezionare un disco in cui distensioni ed armonizzazioni trovano sempre una loro coerenza compositiva, condite anche da linee di basso e drumming ben ritmati.

Infatti, sebbene il lato melodico sia preponderante, non mancano capitoli più ritmati (tra cui spiccano “Wake Me Up” e “Can’t Slow Down”). L’essenzialità però resta l’ingrediente primario e talvolta sfocia in un classicismo più maturo di quanto ci si aspetti, come per le ballate “Time” (particolarmente suggestiva nella sua esplosione finale con un tripudio di violini) e “Still Frames”, brano che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, insieme ad una cover di “Amy” di Ryan Adams. Identificative del marchio di fabbrica della cantautrice americana la title trak in apertura e la chiusa con “Keep On Dreaming”.

Non sono mancati i riferimenti che l’hanno vista paragonare a cantautrici dal tocco equamente raffinato ed elettrizzante, come Fiona Apple, Leslie Feist o anche la prima Vanessa Carlton. Certo è che Sarah Walk non inventi niente di nuovo o particolarmente originale con questo album. Ma se questo è vero, lo è anche il contrario; Little Black Book è soprattutto un album che racconta una storia, muovendosi tra coraggio e le varie emozioni che suggellano la fine di un percorso e l’inizio di una nuova vita in cui ci si mette di nuovo al centro di se stessi. Il fil rouge è proprio quello di mettersi a nudo nell’intento di “rivelare gli strati del cuore umano”. Le potenzialità ci sono tutte. Forse con una patina in meno di tiratura inamidata renderebbe più giustizia alla sua voce.

 

Tracklist:

  1. Little Black Book
  2. Bored To Death
  3. Maybe Someday
  4. Wake Me Up
  5. Still Frames
  6. Time
  7. I Can’t Slow Down
  8. The Remains
  9. Let Me Try
  10. Prettiest Song
  11. June
  12. Keep On Dreaming

 

A cura di: Francesca Mastracci

7.5

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