Sonic Jesus – Memories

A Latina hanno un detto. Lo dicono quando devono commentare qualcosa di sorprendente, che colpisce nel segno. Questo disco te lo fa esclamare a gran voce, anche in presenza di bambini, cosa che non dovresti mai fare. “Spectrum Visionary” apre il disco e subito ti ritrovi gettato in un mare di fango psichedelico Lo-Fi , e dopo qualche bracciata affannosa in quella melma scopri che devi solo chiudere gli occhi e affogarci dentro. Non ci sono alternative del cazzo. Puoi solo morirci lentamente. Nella mente affiorano colori, ricordi degli anni 80 e decine di dischi che sembrano essere stati mangiati dal fottuto Re Popcorn, digeriti e vomitati fuori a flusso continuo. Un caleidoscopio nauseabondo che alimenta quel mare lento e inesorabile che presto si insinuerà nei tuoi polmoni, raggiungendo l’anima. “Dance Of The Sun” continua lo stillicidio aggiungendo un ritmo primitivo di percussioni, scimmiesco, che batte in testa per il resto del disco sgraziato ma efficace, che darà al resto del disco un sottile gusto Garage che rende questo lavoro ancora più micidiale, come accade in Whiskey Train. La dimostrazione ancora una volta che il rock’n’roll è l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia che la scienza da decenni ricerca tra i fossili, e secondo Sonic Jesus, sta scimmia era anche drogata di potenti allucinogeni.

I suoni poderosi, melmosi e dominati da un fuzz e sostenuti, sono accompagnati da una tastierina ficcante che richiama quelle band che tra il 65 e il 67 inventarono tutti i generi che c’erano da inventare, con quello spirito entusiasta di chi ha appena imparato i tre accordi fondamentali. Monks ne è l’esempio perfettamente calzante. La voce, saturata e lontana, cuce linee melodiche lontane, morbide, che galleggiano su quella melma colorata in cui stai lentamente affondando. Sabbie mobili psichedeliche.

Ascoltare “Memories”, è come farsi di acido lisergico e perdersi nel vuoto della tua mente, l’unico modo per tornare dal viaggio è seguire la voce di Noè che ti chiama e a volte appena la senti sussurrare “I’m Here”, seguimi e non perderti . Insomma,  Il duo di Latina di Tiziano Veronese e Marco Baldassari si conferma una band capace di manipolare l’esperienza dei maestri e di interpretarla con grande sapienza. Potremmo citare JMC, Ashra Tempel, Loop, Main, A Place to Bury Strangers, Monks, Black Angels, Spacemen3, e tutta la psichedelica ripetitiva che nasce dalle ceneri delle derive strumentale degli Stooges così a cazzo, ma non lo facciamo. Piuttosto ci ascoltiamo un’altra volta questo disco, che proprio nel titolo ci suggerisce di non perdere di vista i maestri di questo genere. Memories. Tappate le orecchie ai bambini, Stigrancazzi!!!!!!!

Da ascoltare mentre ti fingi Mr.Robot e cerchi di Hackerare Google.

 

Tracklist:

  1. Spectrum Visionary
  2. Dance Of The Sun
  3. Reich (Original)
  4. Town
  5. Whiskey Train
  6. Noah
  7. I’m Here
  8. The Klas
  9. Heaven
  10. Khullam
  11. Monks
  12. Cartaxo
  13. Love Again

 

A cura di: Fabio Gallarati

8.0

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