Triggerfinger – Colossus

Con le dita pronte sul grilletto dei loro strumenti e tanta carica esplosiva il trio belga Triggerfinger (alla lettera “dito sul grilletto”, n.d.r.) si appresta a farci ascoltare il proprio ritorno sulla scena musicale con un album incendiario, dal titolo esemplificativo e un po’ ambizioso: Colossus, in uscita il 25 agosto per Mascot Records, arriva dopo un periodo di pausa di tre anni ed ha tutta l’aria di essere il colosso di rilancio per questa band che ha fatto molto parlare di sé. Il loro nome infatti viene ricordato per il merito di aver aperto ai live di artisti quali Rolling Stones (per ben due volte), Red Hot Chili Peppers, Muse, Therapy?, Big Sugar e altri.

Ma se live hanno da sempre trovato la loro dimensione ideale, dal punto di vista discografico hanno sentito la necessità di fare un passo indietro nella propria “comfort zone” per meditare sulle scelte stilistiche da adottare per i prossimi lavori. E la scelta si è rivelata decisamente vincente. Rispetto all’ultimo album del 2014, By Absence of the Sun, infatti, questo disco risulta più maturo e strutturalmente più coerente, probabilmente anche per merito della collaborazione con il produttore Mitchell Froom, da tempo “corteggiato” dalla band.

Già dalla prima traccia dal titolo omonimo, “Colossus”, è chiaro su quali note si snoderà la successiva progressione dell’album, con un sapore immerso nel new rock di reminiscenza geek e garage à la Strokes o anche alle sonorità indie-punk dei Cribs. Ritmi serrati costituiti da un’ossatura martellante di batteria e doppio basso che si intreccia a potenti riff di chitarra creando un sound screziato, ma melodicamente orecchiabile, con accattivanti effetti vintage sia nella voce che nei synth. Questi sono anche gli ingredienti del secondo pezzo, “Flesh Tight”, primo estratto per anticipare l’uscita del disco e uno dei momenti più coinvolgenti di tutto il lavoro, grazie al suono tagliente e sincopato delle chitarre e ad un ritornello che entra subito nelle orecchie. Nella parte restante dell’album vediamo susseguirsi capitoli in cui ondate new wave sono immerse in strutture post-glam (“Candy Killer”, “That’ll Be the Day”) a capitoli più lenti e ovattati, ma con virate guitar rock piene di distorsioni elettriche (come la rarefatta e radioheadiana “Afterglow”) o tinte di sfumature psichedeliche e vagamente stoner (“Steady Me” e “Wallensack”, che nella sua seconda parte si traduce in movimentate risoluzioni rockabilly).

Un lavoro variegato, insomma, ma che procede lineare, senza troppo strafare. La patina vintage e i ritmi coinvolgenti ne rendono l’ascolto piacevole e, indubbiamente, si percepisce che questo lavoro è il frutto di una band ben consolidata la quale, ora più che mai, risulta consapevole delle proprie scelte artistiche.

 

TRACKLIST:

  1. Colossus
  2. Flesh Tight
  3. Candy Killer
  4. Upstairs Box
  5. Afterglow
  6. Breathlessness
  7. That’ll Be The Day
  8. Bring Me Back A Live Wild One
  9. Steady Me
  10. Wollensak Walk

 

A cura di: Francesca Mastracci

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