Intervista a Nomade

1)Ciao!! Presentati/tevi. Da dove venite, chi siete?

La domanda mi fa venire in mente quella scena di “Non ci resta che piangere” in cui alla fine dell’interrogatorio ti chiedevano il fiorino. Vengo da Roma, sono Gianluca Testa, ho appena pubblicato un album che si intitola NOMADE DIGITALE, ecco il fiorino.

2)Quale è l’artista che maggiormente vi ha inspirati? Sapreste consigliare un lavoro uscito negli ultimi 5 anni che ritenete veramente degno di nota? Perché?

Le prime due fonti di ispirazione per costruire gli arrangiamenti dell’album sono state Sex Laws di Beck, per la libertà sregolata e geniale con cui attinge a sonorità vintage, e la colonna sonora di Bojack Horseman, per il raffinato utilizzo degli effetti sonori. Un lavoro degno di nota uscito negli ultimi 5 anni è senza ombra di dubbio Blackstar. Non solo perché è il testamento artistico di Bowie, ma perché è un capolavoro assoluto consegnato all’eternità.

3)Parlateci un pochino del vostro ultimo lavoro. Come è nato?

NOMADE DIGITALE è il frutto delle esperienze vissute durante un anno in giro per il mondo, in cui ho scritto trenta canzoni. Da queste sono state estratte 12 tracce per l’album. La costruzione del suono ha seguito lo spirito della scrittura, che è libera perché è nata in viaggio: un viaggio fisico fatto col corpo e uno metafisico fatto con la mente. Non ci interessava creare il suono clone di qualcosa che già esistesse solo per accontentare il mercato, quindi abbiamo seguito l’ispirazione, che ci ha guidato indietro nel tempo agli anni ’60 e ’70, verso suggestioni psichedeliche. Le batterie, diversamente dall’indie di oggi, sono tutte suonate. Ci sono il farfisa e l’organo hammond che si fondono con gli archi; il sitar, sassofoni sporchi mescolati a chitarre distorte e clarinetti jazz che guizzano funanbolici su sintetizzatori vintage. I testi nascono da esperienze crude di vita. Esperienze che in sé non servono a nulla se non le si vive con una coscienza amplificata: una profonda attenzione all’impatto che hanno all’interno. Ad esempio un massaggio ai piedi lo puoi vivere distratto, meccanicamente, oppure renderlo azione cosciente e trasformarlo in un’esperienza visionaria. Nel secondo caso magari nasce una canzone come RIFLESSOLOGIA PLANTARE ( https://open.spotify.com/track/6auM4Pf8baLQi6etAxxxoO)

4)Quale é l’artista piu’ sopravvalutato e quello piu’ sottovalutato sulla scena musicale italiana e non e perchè?

Non faccio nomi ma modelli:

il più sopravvalutato è il cosiddetto fenomeno “one shot” su cui le major investono per tentare il colpaccio: il Trap Boy, che i discografici scambiano per la gallina dalle uova d’oro solo perché è tatuato, pseduocriminale e biascica sulla base che gli ha creato un beatmaker che almeno un po’ musicista lo è. Con questo non escludo che in Italia ci siano bravissimi artisti che fanno Trap, ma le loro qualità trascendono il genere, sarebbero comunque forti facendo altre cose, anche se la Trap dalle uova d’oro gli serve da propulsore. L’artista più sottovalutato è quel cantautore che racconta qualcosa di nuovo senza seguire la facile strada dell’indie (che poi indie che vuol dire? Un itpop con batterie elettroniche e arrangiamenti pieni di sinth che ti ricorda i cantanti anni 80 e parla di città e microvite della periferia romana?).

5)Progetti per il futuro?

Esplorare nuovi territori, sperimentare. Ora bisogna realizzare gli altri videoclip del disco, dopo il primo che è un road movie girato tra Cambogia, Laos, Malesia e Filippine. Poi porterò in tour NOMADE DIGITALE non appena sarà finita la quarantena. Nel frattempo sono in trattativa con una Casa di Produzione per realizzare il film scritto insieme al disco.

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