Rise Against – Nowhere Generation

A 4 anni di distanza dal loro ultimo lavoro sulla lunga distanza (Wolves– 2017), i Rise Against tornano a calcare le scene più carichi che mai, portando alle stampe un disco interamente scritto prima dello scoppio della pandemia, ma che rappresenta appieno lo spaccato sociale di questo preciso momento storico e la crisi identitaria e generazionale che stanno vivendo rispettivamente la generazione Y (i cosiddetti millennials, ovvero i nati a cavallo del 1981-1996) e la generazione Z (aka gli zoomers, nati tra la fine degli anni ’90 e la prima decade del terzo millennio), dopo essersi visti crollare una dopo l’altra molte delle certezze che i loro genitori/progenitori avevano contribuito a creare per alimentare il glorioso mito del Sogno Americano.

E si intitola proprio Nowhere Generation il nono disco della punk rock band di Chicago che si è costruita attorno un certo seguito durante gli anni Zero grazie ad un perfetto bilanciamento nel sound di sezioni ritmiche infuocate e riff al vetriolo con scorci melodici accorati, dove la voce super riconoscibile di Tim McIlrath ha sempre trovato modo di spiccare potente. Nel corso degli anni, i Rise Against hanno smussato progressivamente il loro sound, cedendo all’occorrenza di rendere le asperità punk hardcore sempre più in linea con i canoni dell’alternative rock radio-friendly, fino ad arrivare al nuovo arrivato, il primo a portare la firma dell’etichetta Loma Vista Recordings.

Ovviamente non mancano mai sonorità energiche che rispondono alla sempre viva urgenza di esprimere un disagio e un bisogno di protesta sia musicalmente che a livello delle lyrics. La tracklist si apre in modo molto eloquente con i cori dell’inno socialista L’Internazionale in intro a “The Numbers”. Il resto della scaletta prosegue poi inanellando bordate anthemiche tra casse in 4/4, linee di basso estremamente groovy e distorsioni chitarristiche taglienti come lame. Ma sono perlopiù lapilli in un mare magnumdi suoni sì, ben assemblati e potenti, ma davvero tutti molto uguali a se stessi. Tra i capitoli meglio riusciti però, risaltano in modo particolare la titletrack (che è da considerarsi un po’ come la summadel disco intero sotto tutti i punti di vista), “Broken Dreams”, “Monarch” e “Middle of a Dream”. Bella anche la ballata interamente acustica “Forfeit”, specularmente opposta al restante lotto e posta a sapientemente metà scaletta.

Infine, bel disco che ci sentiamo di promuovere per il modo impeccabile con cui la band traduce stilisticamente i propri contenuti senza mai peccare in credibilità.

 

Tracklist:

  1. The Numbers
  2. Sudden Urge
  3. Nowhere Generation
  4. Talking To Ourselves
  5. Broken Dreams, Inc.
  6. Forfeit
  7. Monarch
  8. Sounds Like
  9. Sooner Or Later
  10. Middle Of A Dream
  11. Rules Of Play

 

A cura di: Francesca Mastracci

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