ANTI-FLAG: Lies They Tell Your Children

ANTI-FLAG: Lies They Tell Your Children

Recensione a cura di: Davide Capuano

Una delle parole più gettonate per descrivere lo scenario globale lo scorso anno è stata senz’altro crisi: geopolitica, economica, sanitaria, climatica. Le contraddizioni di un sistema vengono messe a nudo in questi momenti, ed è qui che si colloca il ritorno del quartetto bandiera del punk rock statunitense Anti-Flag. La loro voce è presente sulle scene dal lontano 1988, il mondo stava per assistere al crollo del muro di Berlino di lì a poco; trentacinque anni la loro voce di denuncia è ancora attiva e urla apertamente nel loro tredicesimo lavoro in studio, LIES THEY TELL OUR CHILDREN, prodotto da Jon Lundin.
Basta entrare per pochi versi nel brano di apertura SOLD EVERYTHING e si percepisce tutta la rabbia scagliata da Justin Sane verso ciò che tradisce gli ideali della band (‘Fuck all their borders and fuck all their wars / The violence of Wall Street and profiteer cures / Neoliberal white saviors, Murdoch and Fox News / Fuck the Pittsburgh Police and the President, too), senza tirare indietro o cercare mediazioni. È il loro stile, la loro visione e non ci si potrebbe aspettare diversamente quando lo schieramento è così netto. L’album prosegue il suo corso in una tracklist impreziosita da nomi fondamentali della scena punk e non solo: Jesse Leach (Killswitch Engage), Shane Told (Silverstein), Tim McIlrath (Rise Against), Brian Baker (Bad Religion), Campino (Die Toten Hosen), figure che danno un tono di rilievo al roster dei featuring.


Nomi che generano un’aspettativa che non rispecchia però la realtà di un album che nel suo complesso non lascia un segno indelebile. Dal quartetto di Pittsburgh non ci si aspetta di certo innovazione, quanto un impatto deciso nell’orecchio e nella mente dell’ascoltatore che in questo caso fatica ad arrivare, tra liriche che non sempre sfondano oltre la superficie dei problemi e sonorità rimaste ancorate ad un punk rock di inizio anni 2000, energiche nei ritmi ma mal supportate da una chitarra poco graffiante, dissonanze evidenti rispetto alla rabbia che la band vuole trasmettere ai propri seguaci.
In mezzo qualche brano meglio riuscito, su tutti VICTORY OR DEATH (WE GAVE ‘EM HELL) o ancora LAUGH. CRY. SMILE. DIE., vero e proprio emblema dell’album, nel cui videoclip campeggia una bandiera americana capovolta come sfondo in una zona urbana degradata prestata come “palco” della band e in cui ritroviamo i significativi versi che danno il titolo all’album (The lies they tell our children shaping everything we know / Turning fact into a fiction streamed on every single show / Packaged and rebranded so that it’s consumed by all / Simplify the lyrics so the world can sing along).
In definitiva, sono tanti i cori che scateneranno il pogo nelle date del prossimo tour, ma pochi i momenti salienti per un lavoro che non sembra essere destinato a finire tra gli apici della trentennale carriera di Justin Sane e compagni, una carriera che però continua a rimanere attiva, non solo sul fronte musicale ma anche su quello dell’impegno, ricalcando quella che è la loro missione dai primissimi esordi.

Tracklist:

  1. SOLD EVERYTHING – 1:30
  2. MODERN META MEDICINE (feat. Jesse Leach) – 3:36
  3. CRY. SMILE. DIE. (feat. Shane Told) – 3:04
  4. THE FIGHT OF OUR LIVES (feat. Tim Mcilrath e Brian Baker) – 2:52
  5. IMPERIALISM (feat. Ashrita Kumar) – 2:56
  6. VICTORY OR DEATH (WE GAVE ‘EM HELL) (feat. Campino) – 3:31
  7. THE HAZARDOUS – 3:10
  8. SHALLOW GRAVES (feat. Tré Burt) – 2:30
  9. WORK & STRUGGLE – 2:22
  10. NVREVR (feat. Stacey Dee) – 4:40
  11. ONLY IN MY HEAD – 2:45

VOTO: 5

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