Architects – For Those That Wish to Exist

Accade molto spesso che le critiche rivolte nei confronti del più o meno mutato atteggiamento sonoro di una band siano direttamente proporzionali all’effettiva longevità della stessa. Più sono gli anni in cui una band è in attività e più le sue scelte sui compromessi da accettare stilisticamente sono bersaglio di critiche avvelenate.

Il concetto di ‘evoluzione’ stilistica e musicale non è mai troppo contemplato dai fan più oltranzisti di vecchia data così come, parallelamente, non è difficile incappare in accuse di stallo creativo e ridondanze compositive nel caso in cui una tale evoluzione non si presenti ad un certo punto della carriera. Prescindendo la questione prettamente legata al mutamento del gusto musicale della band, il focus che bisognerebbe sempre mantenere quando ci si trova di fronte ad un disco che segue traiettorie diverse è esaminarlo entro i parametri qualitativi che lo costituiscono. Ed in questo, probabilmente l’ultimo disco degli Architects, For Those That Wish to Exist, è il lavoro non solo più criticato ma anche il più ricco e stratificato che la band di Brighton abbia prodotto finora. Pubblicato lo scorso febbraio via Epitaph Records, il nono disco della band arriva a coronamento di quasi un ventennale di carriera e rappresenta per molti aspetti il disco della loro ripartenza. Questo è infatti il primo che esce senza la presenza di Tom Searle, chitarrista e co-fondatore della band insieme al fratello Dan, scomparso a causa di un tumore alla pelle nel 2016 (molti dei pezzi contenuti in Holy Hell del 2018 https://www.ondalternativa.it/architects-holy-hell/erano stati abbozzati mentre Tom stava combattendo la sua battaglia per restare in vita e di questo, per l’appunto, parlano i testi).

Tematicamente, sembra che il filo conduttore a tenere uniti i pezzi sia un’ulteriore rielaborazione del concetto di ‘perdita’, in quanto tutti i testi in qualche modo parlano dell’incapacità degli esseri umani di creare un contesto vitale in cui la distruzione non sia imperante; un call to arms per chi ancora sogna di esistere al fine di risvegliare le coscienze e prendere consapevolezza di ciò che stiamo per perdere se continuiamo a non avere occhi per renderci conto dello stato delle cose.

A livello sonoro, siamo lontani dal metalcore serrato di Lost Forever // Lost Together del 2014 (che a detta di moti resta comunque il loro disco più identificativo), ma non mancano di certo le loro tradizionali punte heavy, con riff esplosivi, growl, e sezioni ritmiche sferzanti con tanto di breackdown improvvisi e bruschi cambiamenti. A tal proposito, spiccano in modo particolare “Black Lungs”, “Libertine” e il feat con Winston McCall dei Parkway Drive in “Impermanence” (uno dei tre feat presenti nel disco, oltre a quello con Mike Kerr dei Royal Blood in “Little Wonder” e Simon Neil dei Biffy Clyro in “Goliath”, entrambi i pezzi molto ben riusciti).

Nel complesso, però, l’album risulta meno pestone, certamente più dilatato ed emendato di molte delle abrasività furenti che imperversavano nei dischi precedenti. Anzi sembra essere costantemente sul filo del rasoio tra l’intento di creare squarci per poi ricucirli con punti di sutura che si presentano sotto forma di archi e fiati, inserti elettronici e sinfonici che hanno ora il compito di dare un tono di epicità orchestrale (basti pensare all’incipit “Do You Dream Of Armageddon?” o anche a “Dead Butterflies”), ora invece di conferire un senso di rarefazione malinconica e trasognante (“Flight Without Feathers” e la conclusiva “Dying Is Absolutely Safe”).

Sicuramente un disco diverso, ma non per questo meno valido rispetto ai precedenti, anzi! Gli Architects mostrano estrema maestria nel sapersi misurare con inflessioni ritmiche variegate che si incastrano alla perfezione attorno alla loro matrice sonora impregnata di emotività fino al midollo. L’evoluzione può piacere o meno, ma la bravura nel sapersi reinventare senza perdere un grammo di stile è un dono!

 

Tracklist:

  1. Do You Dream Of Armageddon?
  2. Black Lungs
  3. Giving Blood
  4. Discourse Is Dead
  5. Dead Butterflies
  6. An Ordinary Extinction
  7. Impermanence (feat Winston McCall)
  8. Flight Without Feathers
  9. Little Wonder (feat Mike Kerr)
  10. Animals
  11. Libertine
  12. Goliath (feat Simon Neil)
  13. Demi God
  14. Meteor
  15. Dying Is Absolutely Safe

 

A cura di: Francesca Mastracci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *