Crobot – Motherbrain

A distanza di due anni dal loro ultimo album (Welcome to the Fat City), tornano più incendiari e cupi che mai i Crobot, band della Pennsylvania all’attivo da meno di un decennio ma con già tre dischi sulle spalle. L’ultimo arrivato è Motherbrain, uscito lo scorso agosto per Mascot Records, e rappresenta un vero e proprio punto di svolta nella maturazione artistica e sonora dei quattro.

Si tratta, infatti, di un disco molto più muscoloso e consapevole nella resa dei suoni rispetto ai precedenti e soprattutto molto più radicato nella componente di caro buon vecchio stampo hard rock. Non dimenticano mai quel retrogusto a tratti funkeggiante e a tratti stoner che li aveva contraddistinti (come nel caso di “Keep Me Down”, “Stoning the Devil”) ma spingono stavolta il pedale verso una realizzazione più “tradizionalista” del genere heavy. Sezioni ritmiche con drumming massicci e linee di basso dalla forza propulsiva  scandiscono in maniera evidente tutte le tracce e trascinano riff incendiari di chitarre distorte dal potere elettrizzante (“Destroyer” è il tripudio delle sei note). Buona resa vocale del cantante Brandon Yeagley, che si dimostra ancora una volta avere un timbro metal graffiante ma allo stesso tempo corposo. La presenza incalzante dei cori disseminati tra le tracce, invece, contribuisce a dare una certa parvenza anthemica che a tratti forse poteva benissimo essere evitata, ma che comunque non disturba (ad esempio in “Low Life”).

I pezzi più che comunque si contraddistinguono come i più convincenti del lotto sono quelli in cui la band alza l’asticella sopra lo standard un consunto nel quale facilmente può incappare un disco che certamente non spicca per originalità espressiva. “After Life”, “Alpha Dog”, “Blackout” in questo senso sono i più efficaci e d’effetto. Ma anche la chiusa di “The Hive”, un po’ fuori dal coro con i suoi stop and go ed immersioni blueseggianti, non dispiace.

Infine, un disco semplice, senza troppi artifici sonori o arzigogoli d’effettistica, ma che pure procede dritto e a passo spedito senza fermarsi mai, energetico e corposo. Non entusiasma, ma nemmeno dispiace ecco.

 

Tracklist:

  1. Burn
  2. Keep Me Down
  3. Drown
  4. Low Life
  5. Alpha Dawg
  6. Stoning The Devil
  7. Gasoline
  8. Destroyer
  9. Blackout
  10. After Life

 

A cura di: Francesca Mastracci

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