Darkest Hour – Godless Prophets and the Migrant Flora

Quando fare Metal non è una tendenza ma arte allo stato più primitivo, possiamo parlare dei Darkest Hour, band metal statunitense attiva dal 1995 che giunge al loro nono studio album dal singolare titolo “Godless Prophets and the Migrant Flora”.

Qui non si parla di semplice Heavy Metal, come tutti gli atei lo definirebbero, ma di un impeccabile Metalcore fuso alle basi del devastante Melodic Death Metal. Volete un esempio? I DH ve ne danno dodici in questo platter, dodici tracce che si distinguono l’una dall’altra, partendo in quarta con la veloce “Knife In The Safe Room” dove l’aggiunta di ritmi hardcore da’ al brano una marcia in più. In “This Is The Truth” compare il primo assolo della melodica ed elettrizzante chitarra di Mike (chi dei due?) che da’ al pezzo una faccia completamente diversa da ciò che i fan del Metalcore sono abituati. E poi arriva il fulcro dell’album, la dinamitarda “Timeless Numbers” e devo dire che qui Orbin, batterista del gruppo dal 2013, da il meglio di se, in grado di miscelare diversi ritmi tra di loro andando cosi a formare una traccia melodic Metalcore.

Si prosegue sempre tra ritmi incalzanti ed esplosivi che ci portano fino a “Those Who Survived”, che dire di questo brano dove si viene martellati da inizio a fine e dove le uniche pause sono i breakdowns messi al posto giusto? Ma nessun timore, un po’ di relax arriva con “Widowed” dove la protagonista a sei corde vi trasporterà nell’eden per farvi riprendere fiato prima di far risalire la febbre pian piano con “Enter Oblivion” che definirei la calma prima della tempesta, profonda e quasi epica dove la parte strumentale ha il sopravvento su un cantato in lontanaza, che va ad introdurre “The Last Of The Monuments” dove invece compare l’unico momento di clean vocals di questo platter. Si chiude con “In The Name Of Us All” e “Beneath It Sleeps”, la prima di puro hardcore da lividi nella pit.

Che dire, un album pieno di sorprese (e di Death Metal riff) che delinea quanto la band sia tornata sulla strada giusta, verso nuovi obiettivi ma con il buon e vecchio hardcore in prima fila che si mischia con le nuove tecniche e ritmi. I Darkest Hour questa volta ci hanno davvero preso e regalano al loro pubblico un lavoro come non mai prima e a mio modesto parere forse il migliore della loro carriera. Wellcome back to life!

 

Tracklist:

  1. Knife In The Safe Room
  2. This Is The Truth
  3. Timeless Numbers
  4. None Of This Is The Truth
  5. The Flesh & The Flowers Of Death
  6. Those Who Survived
  7. Another Headless Ruler Of The Used
  8. Widowed
  9. Enter Oblivion
  10. The Last Of The Monuments
  11. In The Name Of Us All
  12. Beneath It Sleeps

 

A cura di: Tatiana Granata

 

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