Earthset – In a State of Altered Unconsciousness

Un pianoforte classicheggiante, che crea atmosfere eteree e quasi new age ci introduce nel primo disco degli Earthset, gruppo bolognese che dopo un EP arriva alla pubblicazione dell’album d’esordio come traguardo e trampolino, avendo nel corso degli ultimi due anni arricchito il proprio bagaglio di esperienza suonando dal vivo spesso, anche a Londra.
Il minuto e mezzo scarso di pianoforte che fa pensare addirittura ad Einaudi, non tragga in inganno: mentre sfumano le note di Ouverture, arrivano le chitarre di Costantino Mazzoccoli ed Ezio Romano, protagoniste principali d questo lavoro.

Già da Drop si capisce che siamo in territori rock, con diversi riferimenti alla new wave ed al punk, senza dimenticare i classici dei nostri tempi (qui viene richiamato spesso il riff di W.M.A., pezzo ipnotico dei Pearl Jam di Vs). Accelerazioni, frenate e ripartenze improvvise caratterizzano le composizioni degli Earthset, che utilizzano questo sistema per spiazzare noi ascoltatori e sorprenderci con soluzioni originali.(r)Evolution of the Species ne è un ottimo esempio, con il suo incipit acustico ed un tappeto di percussioni che si stende lungo tutto il brano mentre l’ottimo cantato di Ezio duella con le chitarre in un pezzo davvero trascinante ed incalzante. Epiphany è invece un piccolo gioiello acustico che si dipana tra le corde pizzicate di una acustica, prima della cavalcata finale dove non si lesina di riverberi e riff pesanti. Un mix davvero interessante che coinvolge anche il funk, come in So What, brano ricco di stop and go, che si ascolta tutto d’un fiato e coinvolge pienamente.Brano manifesto del disco e probabilmente del gruppo già dal titolo è Skizofonìa, un termine che contiene appunto elementi di suono e di schizofrenia, quella che sembra assalire gli Earthset quando sono alle prese con un’idea: mai seguire solo una strada, lasciarsi aperte tutte le porte, non disdegnare le deviazioni, soprattutto se in territori inesplorati. 5 minuti abbondanti, strumentali, dove passare in rassegna come in un buffet rovesciatosi all’improvviso, tutti gli ingredienti che i ragazzi emiliani utilizzano nella loro, appunto, schizofrenica, cucina.A seguire Gone, furioso brano dai contorni stoner dove le chitarre sono protagoniste ancora, insieme alla voce di Ezio, punto di forza importante della band. Si tira il fiato con A.S.T.R.A.Y., prima di arrivare al quarto d’ora finale. 15 minuti, per i due pezzi che chiudono il disco, perché anche nelle lunghezze delle canzoni gli Earthset dimostrano coraggio e sfrontatezza, visto che non è semplicissima da mandare giù una scelta simile in un disco di esordienti. Ma coraggio e qualità viaggiano spesso a braccetto e la loro scommessa è sicuramente vinta sia con Lovecraft, ballad di stampo heavy metal, tra gli Scorpions prima della caduta del muro e gli Iron Maiden, con richiami a cappotti di pelle nera e capelli a metà schiena.
La prima fatica discografica dei ragazzi di Bologna si chiude con Circle Sea, titolo che rimanda sia a movimenti circolari e di ricerca, che agli infiniti spazi marini.

Album ricco che dimostra una attitudine molto interessante alla sperimentazione, con l’alternarsi quasi frenetico di momenti molto energici ad altri di introspezione; caratteristica che spiega il titolo del disco, quella alterata mancanza di coscienza che spinge gli Earthset a guardarsi intorno con avida curiosità. Rimandi importanti, soprattutto alla scena del rock indipendente degli anni 90, ma personalità da vendere. Un gruppo che conviene seguire!!!

01. Ouverture
02. Drop
03. The Absence Theory
04. rEvolution of the Species
05. Epiphany
06. So what!?
07. Skizofonìa
08. Gone
09. A.S.T.R.A.Y.
10. Lovecraft
11. Circle Sea

 

Recensione a cura di: Il Cala

7.5

7,5 7.5

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