Giorgieness – Siamo tutti stanchi

Siamo tutti stanchi è il secondo lavoro in studio dei Giorgieness, progetto che prende il proprio nome da quello della leader, Giorgie D’Eraclea, cantautrice lombarda la cui vena rock è sostenuta dai musicisti Andrea Poi, Davide Lasala e Lou Capozzi, che completano la formazione della band e i cui strumenti danno corpo alle parole della frontwoman.

Al contrario di quello che il titolo potrebbe suggerire, questo disco è tutt’altro che un inno a lasciarsi andare, a cedere alle tante stanchezze alle quali la vita di tutti i giorni è capace di portarci, anzi, con quel “tutti” universalizza questo stato d’animo e in qualche modo lo legittima, quasi a volerci ricordare che è umano sentirsi deboli, sentire che a volte non ce la si può fare, che non siamo supereroi e che nemmeno gli altri lo sono, ma nello stesso tempo ci dice anche che in questa presa di coscienza è giusto si trovi il punto fermo dal quale reagire.

Più precisamente ognuno dei 10 brani coglie, a suo modo, le sensazioni proprie di quell’attimo esatto che sta tra il bruciore della sconfitta (o presunta tale) e il passaggio all’azione. L’album è pervaso da un senso generale di amarezza, che in alcuni pezzi sembra farsi vero e proprio dolore, in altri “semplice” insoddisfazione, o meglio ancora, mancanza di qualcosa, che non si sa cosa sia ma che si sente che non c’è. Segue la rabbia, non quella che ti rode e ti consuma, bensì quella che ti smuove, che non ti permette di accettare passivamente le cose, che ti spinge a fare.

Sono i suoni che in particolar modo ricreano e ci trasportano in questo universo emotivo; la musica riesce qui infatti a passare una forza ed un’energia che si amalgamano perfettamente con le parole e la vocalità della loro interprete. Un rock convinto, senza esitazioni e curato, non potente solo perché “così deve essere” ma funzionale alla resa comunicativa. Ed è anche grazie a ciò se il cantato di Giorgie non ha bisogno (anche se in alcuni punti purtroppo ci casca comunque) di essere per forza urlato, riuscendo in ogni caso a far emergere l’urgenza dei contenuti.

Meno convincenti i testi, che non appaiono tra i più elaborati o lessicalmente ricercati del panorama autoriale italiano, pur avendo, ma forse proprio per lo stesso motivo, il pregio di arrivare diretti all’ascoltatore, di raccontare le storie che si sviluppano tra i loro versi in modo chiaro, descrivendone i sentimenti senza “girarci attorno”.

Emblematica da questo punto di vista è la traccia numero 6, Che cosa resta, ballata capace di restituire molto bene la dimensione piacevolmente femminile dell’intero lavoro, che qui emerge in tutta la sua intimità, ma che nello stesso tempo non ha paura di essere un brano evidentemente e quasi dichiaratamente “catchy”, pronto per essere cantato a squarciagola sotto il palco.

In conclusione un buon disco, gradevole da ascoltare, talvolta da cantare e con qualche punto in cui chiama anche alla riflessione. Non ancora forse un capolavoro ma un LP con una propria identità, frutto di una chiara e apprezzabile maturità artistica che siamo convinti abbia e sarà in grado di arrivare ad ulteriori margini di crescita.

 

Tracklist:

1. Avete Tutti Ragione

2. Calamite

3. Dimmi Dimmi Dimmi

4. Vecchi

5. Essere Te

6. Che Cosa Resta

7. Controllo

8. Fotocamera

9. Umana

10. Mya

 

A cura di: Daniela Raffaldi

7.0

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