Godot, in premiere il disco d’esordio “Controtempo”

Esce oggi in premiere su Dischirotti il disco d’esordio di Godot, dal titolo Controtempo. La recente new entry del roster Costello’s Records, brillante talento del panorama emergente già in evidenza grazie ai suoi brani d’esordio e al Music Project x Mahmood di Levi’s, pubblicherà il suo disco ufficialmente venerdì 20/11/2020.

 

“Pur certamente trattandosi di un primo passo nella carriera di un artista ancora per certi versi alle prima armi, “Controtempo” è un lavoro importante e pieno di promesse che fa ben sperare per il futuro.”

Dischirotti.

 

Qui di seguito la track by track che accompagna non solo nell’ascolto del disco, ma anche nella conoscenza dell’artista stesso, facendone percepire in maniera chiara sensibilità, esuberanza e autenticità, che giungono all’ascoltatore senza troppi giri di parole, restando impresse. Di Godot. ci hanno colpito da subito autenticità, entusiasmo e brillantezza. La sua urgenza espressiva è evidente, così come il suo approccio romantico alla scrittura ed alla vita. Godot. ama follemente gli archi e i suoni gentili, con i quali riempie le sue opere regalando sempre all’ascoltatore un accogliente e morbido rifugio emotivo, anche quando le sue liriche disegnano scorci di vita più duri e raccontano le fragilità dell’essere umano.

«Controtempo è un disco che ho fortemente desiderato e voluto. Raccoglie insieme frammenti di vita che vannodalla mia adolescenza fino alle mie prime esperienze nel mondo “dei grandi”. Le canzoni sono state scritte tra il 2014 e il 2019, il che rende il disco davvero variegato sia a livello testualeche a livello musicale. Si passa dalla ballad più pura, come nel caso della stessa ‘Controtempo’, a sperimentazionipiù ricercate, come in ‘Bianca (e le sue sigarette)’.Tutte queste di esperienze di vita, che sono poi diventate esperienze musicali, sono tenute insieme dalla volontà dimantenere comunque una coerenza, di dare al disco una parvenza di omogeneità nell’eterogeneità. Per me ‘Controtempo’ è fondamentalmente il primo, forse ancora immaturo sotto certi punti di vista, vero tentativodi fare musica per come la intendo io. Senza la necessità di guardare alle mode, al mercato, ma inseguendo ilbisogno di comunicare, di potersi raccontare per ciò che si è davvero»

«La Giostra è un amore che muore. È il dolore per un amore non più corrisposto, o che forse non è mai stato tale. Guardarsi e non sapersi più riconoscere, essere consapevoli di aver dato tutto, averci provato con tutte le proprie forze eppure capire che ormai non c’è più niente da fare. L’immagine della giostra, su cui idealmente i due personaggi si “affrontano”, sta ad indicare una velocità differente ed estranea alle cose di tutti i giorni, un luogo altro, una linea temporale che fino a quel momento era una tana, una casa, un focolare, e che ora però è diventata impossibile da condividere: uno dei due infatti sceglie di scendere, con la consapevolezza di chi rimane che, nonostante tutto quel che ha fatto per salvare il salvabile,nulla è più rimediabile.»

 

 

«Mi chiamo GODOT. e scrivo canzoni. Sono cresciuto alle porte di Milano, a Cinisello Balsamo, una città che negli anni ha cominciato ad essere definita “patria della trap”. Dunque è così: son sempre stato un pesce fuor d’acqua. Io, cresciuto a pane e cantautorato italiano, le canzoni le scrivo che sembrano già vecchie. Sarà forse per questo che il mio negozio preferito al mondo è un vecchio negozietto dell’usato in una dimenticata via meneghina? Ho cominciato a scrivere canzoni per gioco. E no, non è tanto per, è proprio così. Scrivevo testi comici su melodie di canzoni famose e poi mi esibivo in classe dedicando le mie perle una volta alla professoressa, un’altra alla mia sfortunata amica Martina. Ero in seconda media. Mi sorprese l’attenzione con cui le persone mi stavano ad ascoltare, e nonostante io dicessi una quantità immensa di fesserie, loro mi ascoltavano. Fu così che un giorno allora provai a buttare giù qualche strofa, con la melodia che mi risuonava in testa, chiamai la mia amata cugina (con il suo fortunatissimo orecchio assoluto) e le chiesi di accompagnami alla chitarra. Avevo scritto la mia prima canzone.
Decisi allora di iscrivermi a canto, a quel punto avevo 16 anni e una voce piena zeppa di incertezze. Allo studio della voce si affiancò la nascita di una serie si sfortunate band, prima i Keynote (ma che successo ebbe a Cinisello la nostra “Come Neve”!), poi i ThePratellis (con cui sperimentai la terribile esperienza di quattro ore di musica di un matrimonio, ma ricevetti anche il mio primo compenso da cantante!). A 20 anni suonati, ispirato dalla mia insegnante di canto, comprai un ukulele (ecco, tengo a precisare che fino ai 20 anni io scrivevo, immaginavo la melodia, e poi lasciavo che altri la suonassero: pessimo esempio, non seguitemi!). A quel punto, mentre anche i ThePratellis si scioglievano, a me non rimaneva che mettermi d’impegno e imparare almeno a suonicchiare qualcosa. Sono stati anni molto intensi per me, il mio trasferimento in Cambogia, il rientro a Milano con nuove consapevolezze, nuove paure… Avevo bisogno di essere ascoltato, ma non sapevo come parlare. Da questo momento in avanti, era circa il 2014, ho completamente rinnovato il mio modo di scrivere, memore di quanto accadesse alle medie: “se canti, ti ascolteranno”. Ho cominciato a raccontarmi per davvero, a mettermi a nudo e la musica per me è diventata terapeutica.Tutto accadeva nel “silenzio” della mia cameretta. Poi, nel 2017, ho deciso che era giunto il momento di farsi ascoltare. Quello è il momento in cui è nato GODOT. Era il 21 marzo 2017. Mi sono autoprodotto l’EP “ME NE VADO A LONDRA” e, accompagnato dall’ormai inseparabile ukulele, ho cominciato a girare di locale in locale cantando la mia storia.Nel 2019 ho deciso poi di imbarcarmi in una impresa che mi pareva impossibile: la produzione di un album. Negli ultimi tre anni non mi sono mai fermato, inseguendo l’enorme desiderio che ho di mettere a disposizione degli altri il poco che la vita mi ha insegnato, di condividere i miei dolori e magari guarire quelli degli altri, di essere contenti insieme e gridare all’unisono. La musica è la mia terapia, ma è anche la mia forma di condivisione più pura.»

Tags

About the author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *