Intervista Gerson

Decido di incontrare i Gerson per fare due chiacchiere sui loro progetti. Hanno appena terminato il tour di promozione del loro sesto album, “Generazione in difficoltà”, così ci prendiamo qualche minuto per fare il punto della situazione. Ho già incontrato questi straordinari ragazzi in occasione di un’altra intervista in cui li ho torturati per mezz’ora, ho cercato di bruciargli le retine per avere una luce migliore, gli ho sequestrato le birre per tutto il tempo dell’intervista … hanno accettato questa nuova intervista per spirito di sacrificio o masochismo … o probabilmente perché hanno tanto senso dell’umorismo e amano il pericolo. Ciao ragazzi, grazie mille per avermi concesso altro tempo. Le interviste sono sempre un momento difficile per ogni band, ma fanno parte del lavoro promozionale a cui tutti i musicisti devono sottoporsi. E’ da un po’ che vi seguo e le vostre interviste sono molto altalenanti, io ho avuto la fortuna di conoscervi e di riuscire a tirarvi fuori molte cose, avete collaborato su tutta la linea e devo ammettere che il merito è stato vostro. Da cosa dipende il vostro atteggiamento? Dalla situazione? Dalle domande che vi vengono fatte?
Dal nostro stato psicofisico. O meglio, è sempre difficile rispondere alle domande delle interviste, ma la differenza è data da quanto sono specifiche le domande. Nel senso, fai finta di incontrare un amico che vive da due anni all’estero, se gli chiederai semplicemente “hey come va?” lui per forza ti darà una risposta generica. Viceversa se gli chiedi qualcosa di più specifico allora le risposte saranno molto più articolate.

Avete finito il tour di promozione del vostro sesto album, “Generazione in difficoltà”. Avete scatenato entusiasmo ovunque, pubblico felice, promoter soddisfatti e tantissima attesa per tutto quello che fate. Voi come avete vissuto tutte queste date? Avete macinato tantissimi km e immagino la stanchezza, ma dopo avervi visti live immagino anche che avere un pubblico così affezionato e scatenato vi aiuti parecchio ad affrontare le difficoltà.
Il pubblico che ci aspetta è buona parte della ragione per cui facciamo quello che facciamo, insieme alla passione ovviamente. Va da sé che ci sta che la passione col tempo possa perdere mordente, il pubblico che ti aspetta e che reagisce entusiasta invece è sempre la migliore benzina che ci sia.

Avete fatto sold out in mezza Italia come headliner, come ultima data avete aperto per i Punkreas, come è andata?

Niente bugie e falsa modestia, ero tra il pubblico (sì, ragazzi, i Gerson sono tra le band più umili e con i piedi per terra che abbia mai incontrato, forse è per questo che tutti li amano) Era parecchio tempo che non facevamo un’apertura, sicuramente non è come suonare la tua ora e mezza, ma con loro condividiamo parecchi fan quindi la situazione è sempre molto calda e bella. Poi ci avevano invitato personalmente, e visto che sono amici e quella era la festa per i loro 25 anni, beh non potevamo dire di no.

I Gerson sembrano quasi un clan, non sto dicendo che siete una “band da Mulino Bianco” o alla AC/DC, ma si vede che tra voi c’è un legame molto forte, sul palco vi cercate sempre, chiacchierate tantissimo nel backstage, state insieme nel furgone e vi vedete anche al di fuori delle prove. Non parlate solo di musica, vi confrontate su tantissimi argomenti. Tra le cose che nessuno sa ci sono anche incontri di boxe per sfogare qualunque tipo di tensione si possa creare nel gruppo? O è sufficiente farsi male con le varie acrobazie che offrite al pubblico durante i live?
Con gli anni si è creato un equilibrio naturale necessario a far andare avanti la band, ed è un equilibrio anche abbastanza dinamico: capita che ci siano i periodi in cui ci si vede anche al di fuori di concerti e prove, come altri periodi dove ci si incontra solo per suonare

Adesso saltiamo dalla classica intervista e arriviamo al momento interrogatorio: cosa ci facevate qualche giorno fa in sala prove? Cosa stavate provando? Erano i pezzi del nuovo album che avete in cantiere? Avete un album in cantiere? O state preparando nuovi live? E quali sarebbero questi nuovi live? (Le espressioni dei ragazzi durante tutta l’intervista sono da fotografare, mi stanno odiando in modo simpatico, riescono a trattenere gli sbuffi con sorrisi che sono a metà tra la presa in giro e la condiscendenza, sanno che non mollo la presa e che mi devono concedere qualcosina)
Ogni tanto registriamo delle cose, l’abbiamo sempre fatto, ma sono registrazioni di prova per vedere se le idee che abbiamo in quel periodo funzionano o meno, sapessi quante registrazioni abbiamo buttato perché i pezzi non ci convincevano. Non abbiamo ancora nulla in programma, semplicemente ogni tanto ci troviamo e suoniamo un po’.

Ora facciamo un po’ di gossip e chiacchiere leggere, voglio prendere un po’ in giro Paolo (ovviamente in modo bonario, io non ci tengo a litigare con uno che è il doppio di me). Ragazzi: si scatena il delirio appena Paolo sale sul palco, ragazze che sospirano, musicisti che lo cercano e che vogliono la sua voce in qualche pezzo, addirittura musicisti che gli dedicano canzoni di protesta per il potere di seduzione sfacciato che esercita sulle fidanzate dei musicisti di altre band. Diteci il segreto delle sue “50 sfumature di grigio”. Paolo invece che ne pensa di tutto questo?
Paolo dichiara testualmente di “non essere più il ghepardo di una volta”, lì di grigio c’è n’è in abbondanza. Poi siamo tutti fidanzati da un pezzo, comunque nei nostri pezzi ogni tanto qualche racconto a riguardo compare Ottenuto tutto quello che volevo sapere (solo per questa intervista, perché ho pronte altre mille domande per loro) decido di lasciarli finalmente in pace.

Ragazzi, grazie veramente tanto per questa intervista, ci vediamo presto per nuove interviste, vero? (Il tono non è esattamente quello di una domanda, ma ormai i ragazzi si sono rassegnati alla mia curiosità, prima o poi mi lanceranno giù dal palco o mi stireranno con il furgone, ma visto che quel momento non è ancora arrivato …)

 

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