Intervista Heartist

INTERVISTA HEARTIST:

Ci sono band che non riusciranno mai a sfondare, altre che lo faranno dopo una gavetta intensissima ed altre che senza rendersene conto si trovano sotto contratto major…gli Heartist appartengono a quest’ultima categoria!

In occasione della loro prima data italiana in assoluto, scambiamo quattro chiacchere anche con il giovane Tim Koch, chitarrista e back vocals della band.

Ciao Tim, come và? Contento di essere in Italia?

Ciao!! Sì, moltissimo! Peccato che le dinamiche del tour non ci permettano di conoscere a fondo i paesi dove suoni..speriamo stasera di uscire e poterne assaggiare almeno un pò. Altrimenti vorrà dire che dovrò tornarci in vacanza! Per noi è proprio la prima volta in Europa, dovremmo tornare spero entro la fine dell’anno..

Avrete un altro tour?
A dire il vero non lo sò, è molto probabile..abbiamo appena ottenuto un contatto con un’altra agenzia di booking internazionale, per cui speriamo di tornare presto!

Ma intanto parliamo di quello attuale…come procede?
Benissimo!! Folle stupende, grandi band..è sempre un piacere aprire dei concerti a band del genere, e soprattutto siamo contenti di trovare gente che è aperta alle nuove realtà musicali, e che ci ascolta volentieri quando siamo sul palco..vuol dire tanto per noi!

Come vi state trovando con la Roadrunner? Voglio dire, un gran passo direi per una band giovane come voi…siete preoccupati o comunque in soggezione?
Eh sì. E’ una cosa che ti cambia! Non ci potrebbe essere casa migliore, siamo ovviamente felici e non parlerei assolutamente di soggezione o paura di non essere all’altezza. Alla fine è come una famiglia: ho avuto la possibilità di conoscere personalmente ogni persona del nostro team, passarci del tempo insieme e, cosa più importante, credono fortemente in ciò che creiamo e che possiamo dare alla scena hard-core/metal-core attuale…poi ovviamente non ti nego che ogni tanto mi fermo a ragionare sul fatto di essere nella stessa etichetta di artisti come Killswitch Engage, Slipknot, Nickelback e penso "F**K!!" (un sorriso enorme si impossessa del suo viso.. ndr)

Hai iniziato a suonare con la band nel 2012 giusto? Come ti sei sentito una volta entrato nel progetto? Che cosa cercavate di trasmettere?
Si esatto, l’anno scorso! Mi sono trovato benissimo! Sin dal primo giorno comunque la band aveva già il suo scopo, la sua missione: riportare le emozioni nell’hard rock/metal music. E’ pieno di band la fuori che tutt’ora stanno uscendo un pò monotematiche: hanno solo canzoni aggressive, piene di rabbia e comunque dettate da uno specifico modo di scrivere musica. Noi invece cerchiamo di riunire tutte le emozioni insieme, a partire di certo dalla rabbia, frustazione ma cercando di dare spazio anche all’amore e a sensazioni che uno prova quando è ferito nel profondo…

Ma parliamo dell’ep..come mai questa scelta? Non credo che non abbiate avuto abbastanza canzoni per un full-lenght..

No infatti, è stato deciso così dall’etichetta! Avevamo già registrato l’EP quando firmammo con r
Roadrunner, e ci dissero che non volevano toccare nulla al lavoro appena fatto…giusto un remix per poterlo stampare!

E come vi ha trovato la Roadrunner? Era ad uno show, ad un contest?

In realtà siamo stati contattati prima di poter fare anche solo un live. Avevamo messo su youtube solamente due video, e stavamo cercando il più possibile di pubblicizzarli per degli shows locali: insomma, per consolidare la cerchia dei fan locali…lo facevamo tramite e-mail con il classico pacchetto informativo che una band spamma sul web in cerca di considerazione. E ci arrivò una mail di risposta dall’ufficio della Roadrunner che invece di proporci uno show ci chiese di poter parlare con noi di un eventuale contratto! E’ stato veramente emozionante ed è successo tutto molto in fretta, passarono solo sei mesi prima che firmassimo.

A proposito del pubblico, ci sono grosse differenze tra quello americano e quello europeo?

Beh, sì…decisamente! Quando sei in America, quando organizzi un concerto, la gente viene allo show per divertirsi e dare di matto: ballano, fanno moshpit e circle pit…non stanno molto ad ascoltare al musica, mentre invece il pubblico europeo per tutto il concerto rimangono a braccia conserte, scuotono la testa a ritmo e si focalizzano molto sul’ascolto della musica.

E voi, quale preferite?

Principalmente preferiamo quello oltreoceano, che comunque riesce a trasmetterti molta energia anche per andare avanti col concerto dando sempre il massimo. E quando ci ritroviamo a fare dei tour in Europa incominciamo noi a dare di matto, chiedendoci se stiamo rendendo nella maniera giusta, se stiamo piacendo. Nessuno si muove, nessuno urla…è molto stano per noi. Comunque a fine show tuto si risolve, la gente viene da noi e si complimenta per come ci siamo comportati sul palco, sulla resa sonora eccetera. Questo ci permette di allenarci a fare il nostro spettacolo indifferentemente da chi abbiamo di di fronte, perchè anche se nessuno si muove sappiamo che gradiscono la nostra musica.

E riguardo all’artworck dell’EP, volevate esprimere qualcosa in particolare?
Abbiamo parlato tanto tra di noi, c’erano diversi "concept" da poter sfruttare e alla fine abbiamo deciso per qust’immagine; un uomo e una donna che si abbracciano, con la donna che con una mano stringe vigorosamente il collo dell’uomo, mentre nell’altra tiene un amuleto con il nostro logo sopra. Vuole esprimere il classico pensiero di amore/odio che sussiste nelle relazioni…lei che tiene a lui ma allo stesso tempo cova cattive intenzioni. Se poi fai caso al retro del disco c’è l’altra visione, l’uomo che stringe la donna con in mano un coltello…quindi la storia non cambia! (sorride ndr)

E nel tuo caso personale? Come la vivi? Coltello o amuleto?
Eheheh..ho una ragazza, ma diciamo che l’amo molto…quindi niente coltello per me!

Suonerete al Groezrock?

No purtroppo no, non quest’anno almeno…per noi sarà un day-off per il tour, e ci godremo di sicuro lo spettacolo da sotto palco. Speriamo di poter tornare in Europa per suonare magari anche all’ "Hell Fest" o al "Groezrock" stesso.

Quanto è diverso l’approccio al live per una band ad un festival rispetto ai concerti nei club?
Beh non molta, solamente che non preferisco molto i festival poichè sei costantemente sotto pressione e sotto cronometro. C’è sempre una schedule serrata da rispettare, e se anche sgarri di pochi minuti vieni ripreso o ti vedi troncare lo show in maniera a dir poco brutale.
Di per contro però c’è una folla stupenda che viene per assistere ad una band e ne vede una trentita in uno, due giorni…quindi sì, le folle sono enormi così come è enorme per noi la responsabilità di suonare bene per riuscire ad aumentare il numero dei fan.

Prima che tu scappi per il check…come vi preparate a salire sul palco? Siete una band superstiziosa? Avete qualche rito scaramantico per caso?
Emh…no…facciamo un sacco di stretching! Ahahahah!! Durante le riprese del nostro video, l’altro chitarrista si è slogato il ginocchio destro e un mese dopo sul palco è scivolato e si è slogato quello sinistro…quindi sai, cerchiamo di tenerci caldi in modo da evitare altri infurtuni del genere! E poi comunque lo sforzo sul palco alle volte può esssere grande, quindi è bene arrivarci ben caldi.

Perfetto Tim! Grazie per la chiaccherata e buona fortuna per il tour!!
Grazie a voi!!

A cura di billi joel

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