Intervista In-Divide

Hardcore, questa la parola che potremmo usare per definire questi In-Divide, band
nata dall’unione di intenti di musicisti provenienti da altri progetti che in “The
passengers” hanno mostrato quanto la passione vada oltre ogni problema. Li
abbiamo incontrati per saperne di più!

Ciao ragazzi, partiamo dalle basi: chi sono e cosa fanno gli In-Divide?!

Ciao a tutti! Beh direi che prima di tutto siamo cinque amici uniti dalla passione per la
musica e per l’hardcore in particolare, ed è proprio questa passione che un bel giorno ci
ha fatto venire in mente quest’idea tanto pazza quanto affascinante di formare una band,
seppure i chilometri che ci dividono l’uno dall’altro siano davvero tanti. Pare che finora
questa nostra pazzia ci stia dando ragione.

La cosa che mi ha incuriosito molto è trovare membri di diverse band tricolori
all’interno di un unico progetto. Come è avvenuto questo “Incontro” e come vi siete
divisi i lavori per arrivare oggigiorno alla pubblicazione del disco d’esordio?!

Venivamo tutti da esperienze concluse con le nostre rispettive band precedenti, ci
eravamo incontrati tante volte per via della musica e ci conoscevamo abbastanza bene.
Nonostante non stessimo suonando in quel momento la voglia di non finirla lì, di mettersi
di nuovo in gioco, di riprovare vecchie emozioni era tanta. Così Beppe ha provato a
buttare lì la proposta di formare una band e noi altri non ce lo siamo fatti ripetere due
volte. Abbiamo iniziato un intenso lavoro di scrittura. Andrea, mio fratello e Beppe, una
mail e un file dopo l’altro, hanno messo su la struttura delle canzoni ed io ho scritto i testi,
alla fine dopo le varie correzioni e i vari arrangiamenti sono nate le canzoni che spero
ascolterete in molti sul nostro album.

Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate nel metter in piedi tutto ciò?

Immagino soprattutto i tempi.
I tempi senz’altro, ma la difficoltà maggiore è stata quella di comporre i pezzi senza
provarli, apportare correzioni e modifiche scambiandosi mail e messaggi su Facebook
senza avere un vero confronto faccia a faccia tra di noi… Io personalmente sono davvero
stupito in positivo dal fatto che siamo riusciti a metter su un album intero così!

Quali obiettivi vi eravate prefissati nel momento in cui siete partiti con la
lavorazione del disco?

Non abbiamo avuto mai obiettivi fissati e dichiarati, volevamo scrivere un disco, suonare e
proporci sulla scena arrivando il più lontano possibile in modo da toglierci di nuovo tante
soddisfazioni come in passato.

In questo disco troviamo elementi che riportano alla mente gli Startoday, altri di
Screaming Eyes e If I Die Today. Quanto è stato complesso mettere tutto assieme? C’è qualcosa che vi rende orgogliosi in maniera particolare di quanto è stato fatto?

La cosa che ci rende orgogliosi è quella di aver unito tre stili differenti senza mai avere
incomprensioni tra di noi, riuscendo a tirar fuori un disco contro mille avversità
rimettendoci in gioco nonostante forse qualcuno di noi, forse più io di tutti, avesse perso
smalto e voglia di suonare. Tutto ciò per noi è motivo di immensa soddisfazione.

Comeback Kid, Bane, Madball, The Ghost Inside. Questi sono i nomi più gettonati
quando si parla di voi. A vostro parere possono starci? Chi altro citereste?!

I Comeback Kid sono la band che più ci ha ispirato, ma non dimentichiamo appunto
neanche colossi come Sick Of It All e Madball. In ogni pezzo del nostro album ci sono
frammenti delle nostre rispettive band di riferimento.
I testi sono molto interessanti.

Qual è il concept generale sul quale avete strutturato
il tutto?

Come sempre cerchiamo nei testi di trattare argomenti complessi, problemi e aspetti che
investono quotidianamente la nostra società. Diciamo che se vogliamo proprio trovare un
concept, possiamo dire che riguarda la disamina soggettiva delle principali problematiche
sociali odierne.
L’artwork seppur molto bello ha qualcosa di inquietante, ossia quella strada infinita,
senza una fine o un arrivo.

Cosa volete comunicarci con questa grafica?!
Vogliamo comunicare quello che cantiamo anche nel nostro pezzo “The Passengers” e
cioè che dobbiamo vivere la vita giorno dopo giorno così come si presenta, andare avanti
per il nostro sentiero e affrontare con energia,ottimismo e speranza tutto quello che ci si
presenta davanti. Seguiamo la strada e affrontiamo qualsiasi cosa ci si ponga dinnanzi!

Quali band italiane sentite più vicine al vostro progetto?

Abbiamo molte band vicine e amiche, ma questo nostro progetto lo consideriamo talmente
unico e folle che lo vogliamo sentire solamente nostro e condividerlo con band e persone
che ci vogliono bene e apprezzano i nostri sforzi.
Fusini si è occupato della produzione.

Come è stato lavorare con una figura così
nota nell’ambiente tricolore?! Quanto c’è di suo in questo disco?!

Ci siamo divertiti molto a lavorare con Andrea, sono stati momenti piacevoli in studio
e anche fuori, non ci sono state mai nè prevaricazioni nè costrizioni nè dall’una nè
dall’altra parte. Anche con lui c’è stato un confronto molto costruttivo che ha portato alla
realizzazione del disco in assoluta serenità.


Cosa dobbiamo attenderci nel 2015 dagli In-Divide?

Speriamo tanti folli show in giro per l’Italia e anche qualche tour oltre confine.


Un saluto ai nostri lettori?

Un grande saluto ragazzi! Ci si vede on stage, stay HC!


Intervista a cura di Golem

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