Intervista a Tavo e Benedetta Raina

Entrambi alessindrini di nascita; entrambi molto giovani (lui millenial classe ’93 e lei poco più che adolescente della generazione z); infine, entrambi cresciuti con il segno di diventare cantautori. Stiamo parlando di TAVO, al secolo Francesco Taverna, e Benedetta Raina, due nuove scoperte nel panorama della musica pop nostrana ed in particolare di quel filone che viene spesso definito con il nome di “indie” italiano (noi continuiamo a mettere il termine tra le virgolette per una questione di coerenza riguardo la sua origine, nonostante comunque ultimamente la sua accezione applicata al contesto italiano post-anni zero stia iniziando ad essere accettata all’unisono da tutti). Noi di Ondalternativa li abbiamo intervistati per farci raccontare un po’ come sono nati i loro progetti (accomunati dall’esser stati prodotti dalla stessa casa discografica, la Noize Hills Records) e come intendono inserirsi nel contesto musicale nel quale sono cresciuti attraverso le loro canzoni.

 

Iniziamo con te, Francesco. Innanzitutto, ciao! Ci racconteresti qualcosa di te? Come nasce il tuo progetto?

Ciao Francesca! Ho iniziato a suonare più o meno quindici anni fa, ora ne ho ventisette. C’è sempre stata una chitarra nella casa dei miei nonni, nonni con i quali sono tra l’altro cresciuto. Apparteneva a mio zio, musicista ed animatore turistico che è scomparso a ventitré anni nell’oceano Indiano per salvare un turista che stava annegando. Nasco come chitarrista ed ho fatto gavetta come tale. Ho studiato chitarra jazz al conservatorio e nel 2015 ho deciso di riordinare alcune idee abbozzate su pezzi di carta negli anni precedenti. Da queste, tre anni dopo, è nato l’album “Funambolo” che mi ha fatto girare un po’ l’Italia ed ora eccomi qua!

 

TAVO è l’abbreviazione del tuo cognome, come mai hai deciso di utilizzare

questo come nome d’arte?

Siccome in quello che faccio non credo esista un reale confine o una scissione tra il “me persona” e quello “personaggio” ho mantenuto TAVO come nome per questo progetto.

 

Parliamo ora di Annabelle, il tuo nuovo singolo. Il testo prende ispirazione da una vecchia lettera che hai trovato in casa. Puoi dirci qualcosa di più?

Ristrutturando casa ho trovato una scatola di metallo sotto l’intonaco della parete, contenente

monete e una lettera datata intorno al 1850, nella quale un certo Ennio scrive a Maddalena (divenuta poi Annabelle per scelte metriche) elogiandola. Verso la fine della lettera si capisce che lei è in realtà sposata e quindi, loro sono amanti. E doveroso però distinguere il termine “amanti” attuale rispetto a quello del 1800. Mi spiego: il 1800 era ancora un periodo nel quale ci si sposava per convenienze sociali, matrimoni combinati, finendo poi per trovare l’amore altrove. Ennio dice addio alla sua amata, senza spiegarne la ragione, ma non nega l’amore verso di lei. “Non abbiate paura, abbiate la calma che dolcemente vi distingue. Ardentemente vi abbraccio, MIA, come sempre desiderata. Con tristezza, senza espressa volontà, addio.” – Scrive Ennio. La cosa per me più bella e romantica è stata poter dar voce ancora una volta a Maddalena che è riuscita nel suo intento di conservare nel tempo, in un luogo sicuro, ciò che restava di un amore che per lei non andava affatto dimenticato.

 

Il brano parla di paura e di scelte difficili. C’è qualche aggancio autobiografico

che ti lega al testo?

Sicuramente! Ogni mio brano deriva da un’esperienza di vita vissuta o raccontata. I libri, le canzoni, quelle belle lasciano, seppur fitte di dettagli lasciano sempre la possibilità all’ascoltatore di ritrovarcisi dentro ed io, nel limite delle mie capacità cerco di fare questo. Racconto la mia vita ma lascio una “sedia” libera e bado bene a nasconderla dietro ad un concetto universalmente condivisibile. Per “Annabelle” questo concetto è l’immutabilità dell’amore e quanto questo, seppur vissuto duecento anni fa, resti comunque attuale.

 

In che modo si è evoluto il tuo sound a partire dal tuo album d’esordio del 2018, Funambolo?

“Funambolo” è piuttosto variegato come genere per quanto sia finito tutto sotto il filone “indie” (il quale infatti racchiude un po’ di tutto). Ascolto qualsiasi cosa e non mi sono mai posto limiti sul genere. Mi sento libero di poter spaziare su quello che mi piace ed è una grande libertà. Quella che da fuori può essere vista come una evoluzione del sound, per me altro non è che una maturazione, una crescita (mi auguro costante) che smussa degli spigoli.

 

Come elabori il processo creativo? Da dove attingi maggiormente per cercare ispirazione?

Come detto, la mia vita, i miei sbagli, i ritrovamenti casuali e le persone che conosco… Tutte queste cose sono potenzialmente la prima parola che origina un testo e poi una canzone. Segue poi il lavoro di Bobo Lazzarin e Andrea Cherian (i miei produttori) e dei musicisti super in gamba, Lorenzo Chiesa e Daniele Porcu, che da sempre mi seguono e ai quali devo tantissimo.

 

“Annabelle” anticipa un nuovo album? Cosa dobbiamo aspettarci da esso?

Hai indovinato! C’è un album in cantiere. Sarà un disco “notturno”, capirete poi il perché di questo aggettivo e sarà solo in apparenza “poco rumoroso”. Per la prima volta tratterò il tema dell’amore. È un tema che mi ha sempre spaventato! È difficile parlare di amore senza essere banali e scontati. Spero di esserci riuscito, ma me lo direte voi una volta uscito l’album. Ho scritto canzoni dicendo delle cose che non ho mai detto ad alcune persone, sono stato sincero contro la vergogna e l’imbarazzo.

 

Programmi dei live in giro questa stagione?

Non posso ancora anticipare nulla ma a breve sui miei social uscirà un calendario, mi auguro sempre più fitto. I concerti sono la parte che più amo di questo mestiere. In più, il nuovo tour che ho presentato in anteprima in Alessandria insieme ai Sick Tamburo, sarà uno show a trecentosessanta gradi, molto curato e unico. Questo lo devo alla produzione che ha scelto di collaborare con me, a tecnici audio/luci che lavorano anche con grandi artisti come Ermal Meta,

Cristicchi, ecc. e alla mia etichetta (Noize Hills Records). Insomma, per farla breve, il live merita assolutamente di essere visto e di sicuro non vi scorderete di averlo fatto!

 

Grazie mille TAVO.

Grazie a te Francesca!

 

Passiamo a te, ora,Benedetta. Sei giovanissima, eppure mostri di avere le idee ben chiare su ciò che vuoi creare. Parlaci un po’ di come hai iniziato a muovere i tuoi primi passi in ambito musicale.

Ciao Francesca! Scrivere è stato il mio primo vero amore e quando più tardi, circa alle medie, ho scoperto anche una grande passione per la musica è come se i tasselli si fossero uniti: sapevo di voler fare la cantautrice e nient’altro. Ho iniziato a cantare in una band emergente e in sala prove ho avuto la grande fortuna di incontrare il team di Noize Hills, che ha reso possibile tutto questo.

 

Quando hai iniziato a scrivere canzoni usavi l’inglese. Com’è avvenuto il passaggio all’italiano?

È stato naturale come non me lo aspettavo. Anche sollecitata dai consigli dei produttori ho capito che l’inglese non era nient’altro che un modo per non svelare realmente al mondo ciò che scrivevo, ma metterci un filtro. “Basta” oltre ad essere la prima canzone che ho pubblicato è stata anche il primo esperimento in italiano.

 

I singoli che hai pubblicato finora si inseriscono in un contesto pop che fa riferimento al genere dell’“indie” italiano. Quali sono le tue principali influenze musicali italiane e straniere?

Ho scoperto la bellezza dell’indie italiano grazie a Calcutta, il primo che mi ha appassionato davvero. Altri che ascolto tantissimo sono Motta, Brunori Sas e nello scenario trap emergente i Tauro Boys. Per quanto riguarda il panorama internazionale ascolto veramente troppa musica, però le mie influenze principali sono stati i twenty one pilots e Billie Eilish.

 

L’ultimo singolo, “Davvero”, parla della difficoltà ma anche della necessità nel processo di accettazione di se stessi nella quotidianità. Tu sei riuscita ad accettarti davvero?

Eh, bella domanda. Mi rincresce dire che credo che la strada sia ancora lunga, ma sicuramente sono sempre più vicina a trovare un equilibrio. Adesso come mai prima sono contenta di quello che faccio e ho delle grandi soddisfazioni con la musica, che è tutto ciò che voglio fare.

 

Cosa si prospetta nel tuo futuro? Verso quali direzioni ti stai muovendo?

La musica pronta per uscire è tanta e non vedo l’ora di farla sentire! Per un po’ credo ci muoveremo ancora con i singoli ma il sogno di fare un EP o addirittura un album è sempre più vicino. La cosa che mi entusiasma di più è la possibilità di fare tante date live e far sentire davvero quello che ho da dire.

 

Certamente! Grazie per l’intervista.

Grazie a voi.

 

 

A cura di: Francesca Mastracci

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