Intervista Tortuga

I Tortuga sono una instancabile rock band sarda che pare non abbia alcuna intenzione di soffermarsi più di troppo su quanto fatto. Cosa alquanto difficile si sa, specie dopo un ottimo disco come “Il click del Capodoglio”.

La prima cosa che ho notato di voi è il percorso stilistico che avete affrontato dall’EP d’esordio a oggi: una band che ha saputo muoversi da contesti puramente alternative rock fino ad arrivare al rock. Come si sono evoluti i fatti e come siete arrivati a questo tipo di sound?

Ma nulla di che… Il passaggio di sound dall’EP al disco è stato fondamentalmente smontare il doppio pedale al nostro batterista e riavvitare qualche corda vocale al cantante che ha urlato per tutta la durata di “Diario dell’inverso”. Abbiamo cercato di comporre in maniera più naturale possibile, con meno fronzoli insomma.

In diverse recensioni si è esaltata la vostra provenienza, quella Sardegna che musicalmente continua a essere una meta dove scoprire nuove realtà come la vostra. Quanto c’è della vostra Terra nelle vostre canzoni?

Crediamo che i riferimenti al capodoglio e al mare in generale abbiano in automatico rimandato al nostro luogo di provenienza, ma paradossalmente, per quanto ci siamo legati, non abbiamo cercato un nesso tra musica e terra di origine. Se traspare, lo fa con naturalezza.

Il vostro modo di proporre rock mi ricorda in parte gli Afterhours, ossia una band che non ha un unico elemento posto in risalto ma bensì opta per il gioco di squadra. Siete d’accordo con questa mia tesi e cosa vi rende maggiormente orgogliosi di “Il click del Capodoglio”?

Decisamente d’accordo, abbiamo cercato di trovare un equilibrio tra il cantato e la musica. Ci rende orgogliosi l’aver lasciato spazio all’improvvisazione e alla creatività in studio: alcune parti si sono rivelate vere e proprie piacevoli sorprese anche per noi durante la registrazione del disco.

Potremmo parlare di un disco tendenzialmente legato a sentimenti contrastanti? Nei vostri testi vengono espressi molti concetti che potrebbero far pensare a ciò d’altra parte…

Sì è vero. Questo è dato probabilmente dal fatto che i testi sono stati scritti in momenti completamente diversi, con sentimenti lunatici magari. “Insonnia” è stata scritta realmente alle quattro e mezza di notte con zero ore di sonno.

Quale scrittore/musicista vi ha maggiormente influenzato nel modo di proporre i testi?

Come scrittori italiani non saprei dire… Mi sono sempre piaciuti i significati nascosti nelle parole ben congegnate. Ho sempre apprezzato e letto i testi dei Nirvana… Ho il cut up nelle vene insomma.

Quanto è difficile proporre rock italiano in un Paese che ha come modello rock Vasco

Rossi?

Da quello che abbiamo visto e sentito negli anni, il sottobosco musicale italiano è ricco di artisti incredibili, che seguiamo con interesse! E la difficoltà di proporre questo tipo di rock si fa sicuramente sentire, ma è compensata dalla voglia che abbiamo di suonarlo, indipendentemente da dove ci porterà.

La doppietta iniziale “Rilassati” / “Dolce in fondo” penso sia perfetta per descrivere il vostro carattere in chiave musicale: brani brillanti e col giusto piglio. Come sono nati i brani di “Il click del Capodoglio” e quali sono state le situazioni più complesse da affrontare?

La disposizione dei brani all’ interno del disco è stata decisa alla fine del lavoro, scegliendo tra non poche alternative! Già questo è stato un lavoro complesso, come lo è stata la scelta di proseguire alcune bozze che in principio volevamo scartare e che si sono evolute in alcuni dei brani che lo compongono.

In un mercato discografico come quello odierno faccio realmente fatica a posizionare un progetto come il vostro. Quali sono a vostro avviso le band italiane che potreste definire vicine al progetto Tortuga?

Tutte quelle che 3 o 4 volte a settimana si chiudono in sala e cercano di esprimere musicalmente qualunque cosa gli dica la testa. E si facciano più di qualche birra, ovviamente.

Una curiosità: come singolo avete scelto “Nuoto”, brano che per certi versi si discosta abbastanza dalla restante tracklist. A cosa dobbiamo questa scelta?

È stato l’ultimo realizzato. A pensarci bene anche nel lavoro precedente l’ultimo realizzato è diventato il singolo, “Sottovoce”. In entrambi i casi l’ultima parola l’abbiamo lasciata agli amici più fidati, che ci hanno condizionato nella scelta, da “esterni”.

La reazione dei media è stata fin qui sorprendente. Vi aspettavate così tanta attenzione?

Siamo sicuramente contenti che a molti sia rimasto qualcosa ascoltandoci, la cosa più importante la intensifichiamo in questo.

L’artwork è qualcosa di astratto, indefinito. Cosa volevate comunicare attraverso questo concept grafico?

Tutto il concept è stato ideata da un grande artista, Marco Puttolu. Le linee guida per poterlo progettare sono state “Il click del capodoglio”, ossia il suono più potente in natura. All’interno del booklet si vedono diverse rappresentazioni, la mia preferita è quella del capodoglio che con il suo click distrugge palazzi e città.

Un saluto ai nostri lettori?

Ci si vede a Wembley.

 

A cura di Golem

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