Intervista Ulan Bator

E’ difficile intervistare un artista e riuscire a non ritrovarsi risposte chiuse sulle domande preparate a tavolino; più raro ancora è cambiarne l’ordine, aggiungerne nuove, dialogare come due amici al bancone del pub passando da Lady Gaga a Prince, da Platone a Melville, da Hollande a Berlusconi, tenendo al centro la musica al giorno d’oggi e il ruolo nella società di chi quella musica la crea.
Finito il concerto degli Ulan Bator al Wadada Lab di Rimini abbiamo intervistato il leader del gruppo Amaury Cambuzat: ne è nato un dialogo che oltre alla già citata varietà di argomenti, riserverà molte chicche e alcune sorprese
.

Come e quando è nato il tue legame con l’Italia?
Nel 1996 è stato organizzato un tour "vecchio stile" in Italia quando noi avevamo già comunque un seguito in Francia e da lì, abbiamo scoperto… il caldo (ride), il sole e il cibo e quindi abbiamo deciso di lavorare e tornare sull’Italia ed è nata una collaborazione, per caso, con una persona di Parigi che ha fatto da tramite, con i CSI che cercavano un gruppo che aprisse il loro concerto al Palaeur di Roma dato che era andata male con il gruppo designato. Allora ho detto: "Prendo e vado". Ci siamo trovati come paracadutati a suonare davanti a 15000 persone ed è scattato un qualcosa e abbiamo deciso di fare un tour insieme. Abbiamo toccato tanta gente e, nonostante la musica abbastanza estrema, ha funzionato e ci siamo messi a lavorare di più in Italia e poi, è chiaro, come tutti i mestieri, vai dove c’è lavoro; quindi in Italia è stato un bel periodo per noi.

…e poi hai anche esteso la tua presenza fisica in Italia…
Ti dirò, prima di fare il tour in Italia avevo avuto un presentimento guardando un film la sera prima: "Casanova" di Fellini, e ho sentito come, anche se non ero ancora partito, se mi stessi spostando da qualche parte. Poi anche tante cose della vita, altre situazioni sentimentali che m’hanno fatto spostare qui.

Chi o cosa ti ha fatto amare la musica, o meglio qual’è stato il gruppo, l’autore o l’album che ti ha fatto capire che la musica sarebbe stata la tua strada?
Ci sono due colonne sonore: la colonna sonora di "Arancia Meccanica" di Wendy Carlos, quella di "2001: Odissea nello spazio" con opere di György Ligeti; e due dischi pop che m’hanno cambiato la vita quando avevo ancora 11 anni: l’uscita di "Scary Monster" di David Bowie, strano no? (ride), e "Special Forces" che era un disco pop di Alice Cooper che non c’entra niente con altri dischi della sua lunga carriera. Ritengo queste due le popstar più intelligenti. Anche "The Top" dei The Cure al cui concerto sono stato che avevo 13 anni allo Zenith di Parigi, da lì è nata la psichedelia e tutte le cose che ne sono derivate. Ritengo questi 5 dischi importanti per spiegare come sono arrivato a fare quello che faccio oggi.

Invece attualizzando, oggi cosa ascolti?
"Popol Vuh", la colonna sonora del film "Drive" ultimamente, i Black Eyed Peas, Justice che è un gruppo francese elettro… ascolto ancora Prince, sono un fan di Prince e dei suoi album. Anche Iggy Pop : "TV eye" rimane un album live spettacolare, un pezzo di storia.

E quando vuoi andare a vedere un concerto, per chi decidi?
Sono andato 3 mesi fa a vedere un concerto dei "Animal Collective", quando mi capita vado anche a vedere tanti amici che suonano e cose più piccole ma mai concerti mainstream, non mi piace la folla.

Nel passato i gruppi musicali erano più uniti, le lineup rimanevano immutate per decenni, c’erano legami forse più forti all’interno del gruppo e un progetto secondario era visto quasi come un tradimento dai fan che sono anche arrivati ad uccidere per questo. Negli ultimi anni i gruppi cambiano spesso componenti a causa di collaborazioni o progetti secondari, si fa fatica ad affezionarsi ad un gruppo stabile nei suoi nomi. Di chi è la colpa? Della crisi della musica rock? Della crisi sociale e della sua irrequietezza? O di cos’altro?
Sono diversi fattori. Un gruppo, mi piace credere, nasce sempre per tanta autenticità; nel mio nuovo progetto "Chaos Physique", per esempio, se uno di noi tre se ne va, finisce il gruppo; non mi vedo nel dire prendo un altro musicista nel gruppo e continuo. Ulan Bator invece è nato da due persone Olivier (Manchion ndr) ed io, poi il batterista è stato preso su un annuncio. Credo che c’è una situazione in cui la gente va d’accordo ma decide di smettere, ci sono casi in cui uno non vuole smettere, come successe a me, per i cazzi di uno che non ha voglia di continuare, per delle cagate, non esiste! Lì non è il fan che ti uccide ma è la persona che dovrebbe stare teoricamente al tuo fianco che ti uccide dentro. Quindi in realtà credo che finchè hai qualcosa da dire, la gente se ne frega della line-up perchè va a vedere un nome. Te lo dico perchè Chaos Physique, secondo me, è strafigo come progetto ma la gente non lo segue come Ulan Bator che vedono un po’ come Amaury-Ulan Bator, va a vedere Chaos Physique un po’ per curiosità.

…ma perchè si esce così spesso da un gruppo per rientrare in un altro?
In questo periodo poi non girano abbastanza soldi, ci vuole tanta passione e tanta volontà ma non puoi chiedere a quelli che ti stanno attorno la tua stessa passione e volontà. Oggi è così dura che impossibile chiedere a tutti di essere in missione per conto di Dio. In un epoca c’erano discorsi economici tali che, volendo, un gruppo poteva suonare insieme dieci anni senza parlarsi, è successo a tanti… ma tanti… non faccio i nomi ma è gente che non viaggiava neanche nella stessa macchina. Quindi se ci sono dei cazzi, dei piccoli cazzi che non riguardano il viaggiare insieme e in più non ci sono i soldi per reggere la solidità del progetto, come vuoi fare? Amici come prima: è triste ma è così.

Ulan Bator, Chaos Physique, la collaborazione con i Faust, la colonna sonora per "The sorcerer": in tutto questo cosa sta cercando Amaury?
Sono nato nell’ambito musicale a vent’anni con una grande pigrizia nel fare le cose, molto lento, ma più vado avanti e più ho mille cose che voglio realizzare e che mi appaiono chiare: vivo una bulimia del fare. Non cerco di vendere più di tanto quello che faccio, ma sto cercando di fare tutto quello che ho in testa. Credo che l’artista debba produrre, produrre, produrre. Poi bisogna scegliere tra quello che produci per dare un taglio, un senso sul perchè lo fai uscire, ma in realtà faccio molte più cose ancore di quelle che si vedono perchè per me è vitale. Questo è pazzesco e sono felice perchè c’è chi arriva a 25 anni e non ha più niente da dire e in realtà a me succede il contrario. Insomma, sono partito pigro e sono diventato imprenditore (ride).

Qual’è il tuo rapporto con l’attualità e con la cultura in generale?
Vado a periodi. Ci sono dei periodi che m’interesso tantissimo di tutto quello che succede, in altri divento più consapevole che tutto dipende insomma dal punto di vista da cui guardi le cose: la terra possiamo anche farla scoppiare, cambia per noi ma non cambia per un cazzo di nessuno di diverso. Come essere umano umilmente m’interesso a tutto ma ho anche questo sguardo che trova queste cose molto inutili. Quindi passo dall’interessarmi di tutto a lasciare andare le cose come vanno, a dare più considerazione all’istintività e a non pensare.

Ti piace leggere?

Si, leggo molto. Ultimamente ho letto un libro di Melville, l’ultimo che scrisse ("Billy Budd"). In realtà leggo molti classici, anche della letteratura americana come Carver. Mi piace la narrazione come la storia in sè , non vado sull’astratto e prediligo i classici, nella letteratura come nel cinema.

Oggi dove nascono le canzoni degli Ulan Bator?
L’ultimo disco è nato veramente d’improvvisazione totale. Nel passato invece nasceva partendo da delle idee, mie o di Olivier. Nel prossimo invece vorrei metterci molto le mani io senza lasciare nulla al caso, vorrei avere il controllo perlomeno delle tonalità, delle melodie, lasciando all’improvvisazione la gestione delle dinamiche. Ho un’idea abbastanza chiara, libera ma comunque con delle regole.

Per quanto riguarda i testi, da dove prendi ispirazione? Nasce prima il testo o la musica?
Nasce sempre prima la musica. E’ un po’ come quando fai il missaggio: c’è solo un testo per ogni canzone, devi solo trovarlo. Non ci sono altre possibilità. Lavoro tantissimo sui testi degli Ulan Bator ed è il lavoro più pesante per me, non voglio dare l’impressione che ci sia dietro a ogni canzone un struttura intellettuale ma che sia il testo giusto, elaborato o semplice o stupido che sia. Questo testo giusto va al pari con la musica e crea l’armonia.

Crisi della società come della musica, mondo globale, social network, mancanza d’iterazione tra la gente: Tohu-Bohu. Come si pone l’album davanti a tutti questo? La musica deve essere distrazione o deve provare a cambiare e quindi avere una valenza anche politica?
La musica deve essere oggi per forza politica a qualsiasi latitudine e in ogni approccio: nel modo in cui gestisci le cose, quando vai a suonare, perchè scegli di fare quello piuttosto che qualcos’altro. Politica anche nel senso che gli si dava nell’antica Grecia, politica che raggiunge con la filosofia. Nel libro di Platone da cui è tratto "Il Banchetto" (il Simposio ndr) c’è tutto dentro e adesso noi la Grecia la stiamo uccidendo per fattori banalmente economici. La musica deve dire qualcosa, trasmettere perchè c’è una rabbia e bisogna usare delle parole che non sono volgari ma evidenti; oggi bisogna mettersi in gioco ed io l’ho sempre fatto. Mi sono accordo che in passato anche se nei testi non c’era nulla di tutto questo, mi mettevo in gioco nell’attitudine di fare le cose. La mia non è anarchia, credo veramente che ognuno ha un suo ruolo, che possiamo insieme boicottare tutto quello che troviamo sbagliato. Vorrei che i ragazzi o chi assiste ai miei concerti non si limiti a dire "Bravissimi", che vadano oltre all’aspetto ludico del suonare per capire che tutti possiamo esprimere ciò che sentiamo, quindi sentire un’energia positiva. Dare l’input che tutte le persone possono esprimersi. L’idea di Ulan Bator è forse anche questa: chi non ha niente da dire inizi ad astenersi, come su facebook che tutti dicono tutto, ma alla fine dei conti, non dicono nulla. Ognuno deve limitarsi a fare ciò per cui è tagliato, musicista, cuoco, medico o contadino e allo stesso far tornare anche il concetto di vergogna e il fatto d’indignarsi…

…adesso si parla tanto d’indignazione…
Un pochino ci vuole. E’ una parola grossa buttata lì come una bomba ma che, spero, rivela una briciola di coscienza perchè non si può andare avanti così. Non credo che sia colpa di nessuno, non siamo dei mostri ma se il mondo sta andando un po’ storto è colpa di tanti.

…però qualcuno avrà pure qualche responsabilità, qualcuno avrà indirizzato questa situazione…
Sono arrivato a dire che se Berlusconi se ne va, per gli italiani è finita e mi dispiace dirlo. Berlusconi è una merda ma l’Italia comunque girava, comunque faceva lui, per questo ti dico che non so quanto sia stato buono tutto questo, anche con un pensiero finto di sinistra. Io sono nato di sinistra, la sinistra dura dura, però mi rendo conto che la soluzione non sta neanche lì ed è una grande delusione.

A breve ci saranno le presidenziali in Francia… come ti poni?
Voterò Hollande, perchè se votassi per il mio partito, quello di estrema sinistra, rischio di trovarmi al secondo giro con Marine Le Pen e Sarkozy e quindi deciderò per il voto utile ovvero Hollande. Vorrei votare per una persona con un cuore, anche se fosse di destra. Voglio una persona con degli obiettivi e che spera in un futuro migliore, sono un idealista. Si parla spesso male degli americani ma Obama è stato una benedizione, non riuscirà, ahimè, a fare niente perchè ci sono troppe lobby però è uno che ci crede. Per me l’importante inizia lì, dal crederci.

Parliamo dell’Acid Cobra Records e dal tuo essere anche produttore. Cosa cerchi in un gruppo che potenzialmente potresti produrre?
Sinceramente non ho tante scelte anche perchè purtroppo per l’etichetta non ho ancora avuto nè i fondi economici nè la possibilità per produrre molto altro rispetto ai miei progetti. In ogni caso cerco di fare un bilanciamento tra personalità che mi piacciono, possibilità di fare e capacità economiche, quindi metto in piedi cose in base a compromessi. E’ ironico: non faccio compromessi su nulla, tranne che per l’etichetta e mi far star male questo Per esempio in Francia ho fatto uscire il disco di "Boxer The Coeur" nuovo progetto di Paolo, ex Franklin Delano, ed è bellissimo e sono fiero perchè è davvero un bel disco. Però non produco tutto quello che mi fa impazzire, non è solo cuore, amo le persone ma tirare fuori da loro la musica giusta non è facile.

Attualmente che musica preferisci ascoltare?
Elettro, quindi più che musica elettronica, molto spinta nei suoni, per superare la pressione sonora. Ascolto cose che capisco che non è soltanto suono, non si tratta solo di musica, ma sento che è pieno e arriva dritto al cuore, al cervello.

Sembra che la musica di nicchia, proprio per questo suo essere circoscritta, sia più apprezzata dagli addetti ai lavori mentre la massa ascolta Lady Gaga (per fare un esempio) o altro pop; ma se fosse il viceversa, Lady Gaga sarebbe di nicchia e apprezzata dagli addetti ai lavori?
Non credo perchè se tu mettessi lo stesso livello di marketing su Ulan Bator e Lady Gaga, noi non diventiamo come lei perchè c’è comunque una legge non scritta che valorizza chi è bravo e che interviene in questi casi. Faremmo cento volte di più ma non mille volte di più. Credo che la vendita di un disco da 0 a 15000 copie sia solo marketing, dopo è la bravura. Ad un certo livello non credo solo nella spinta economica e pubblicitaria, credo che Lady Gaga sia un artista eccezionale e con un cuore. Ha un concetto artistico che magari non metti nella tua musica, ma è un artista davvero forte. Non credo assolutamente che sia solo marketing.

Non pensi però che tutto questo marketing, l’essere bombardati costantemente da Lady Gaga non sia stata la rovina della musica?
Servono anche queste cose, perchè se non ci fosse il nero, non andresti a cercare il bianco. E’ chiaro anche che oggi è tutto sbilanciato, non c’è più equilibrio. Per esempio (indica la maglietta che ha indosso ndr) vado a comprare una maglietta della Sisley ma che cos’ha di più? E’ fatta pure questa in Cina. Perchè la compro anch’io? E’ che le offerte sono così tante, tanta scelta che alla fine quando vai al supermercato vai sul sicuro e ti affidi alla pubblicità.

Ma gli Ulan Bator non ci sono al supermercato a fianco degli altri cd…
Siamo in troppi a suonare ormai e quello che ha ucciso la realtà è che troppi gruppi hanno potuto pagarsi una forma di marketing. Tu mi hai contattato per questa intervista ma succede spesso che si viene chiamati per andare ad intervistare qualcuno: "Mi fai un favore? Mi andresti ad intervistare questo gruppo?" "ma suonano male"..però serve, poi ti mando il disco di quello…e la gente sta ai giochi. E’ qui che deve cambiare e per questo torno sul concetto di dignità, di coscienza: ognuno deve avere una coscienza. Bisogna ascoltare chi ti pare senza vergogna. Non devi essere convinto ad ascoltare Lady Gaga ma se ti piace non ti devi vergognare.

Ma è difficile capire cosa piace veramente… ci sono troppi soldi che sbilanciano il tutto…
Una volta non potevi comprarti il successo, oggi se hai avuto ad esempio una grossa eredità economica, inizi a suonare e ti compri il successo ma non diventi Lady Gaga. E’ lì che quella legge esiste sempre. Stasera c’è molta gente, gente che s’interessa al progetto, ma anche Lady Gaga è vera e il problema sta nel mezzo: noi non compriamo nessuno, Lady Gaga non compra nessuno però c’è tutta una fascia di mezzo inquinata. E’ un periodo così, e va bene, tanto poi tornerà il bello, no?

…a me sembra che stia peggiorando…
Sta peggiorando, però tornerà. Tornerà grazie a chi resiste, grazie alla gente che è stata qui questa sera. Noi siamo in definitiva un gruppo onesto, non un gruppo strafigo e non lo dico per finta modestia. L’onestà fa si che la gente dica: "Ti ricordi gli Ulan Bator a Rimini senza impianto, con il microfono nella cassa?" e confrontandolo con concerti da 50 euro d’ingresso diranno: "Non vado a spendere tutti quei soldi". Anche se li martellano col marketing, non ci vanno. Magari non sarò più qua per vederlo però tornerà perchè la gente le cose vere le sente.

Ulan Bator fu scelto come nome della band perchè simboleggiava una meta lontana non solo geograficamente (capitale della Mongolia) ma anche per un percorso musicale: a che punto siamo di questo percorso?
Da un punto di vista geografico non ci voglio andare (ride), per scaramanzia. Per quanto riguarda la musica siamo al punto zero ed è bello così: voglio rimanere con dentro il sentimento che non ho azzeccato nulla e devo sempre trovare l’input per fare. Faccio cose belle, sono felice ma sempre con la testa a pensare che quello che voglio trasmettere è un’emozione, una forza, non è un genere, una copertina o un disco. Astrattamente cerco di prendere questo tipo di energie e da questo punto di vista non sono a zero ma a 41 anni, non so dove e quando finisce e cosa c’è dopo. Sono curioso di vedere questo film e capire come va a finire, è come se stessi scrivendo un libro mio senza dirlo a nessuno: un libro che non deve essere nè perfetto, nè bello, nè grande, deve avere un senso, senso generato tra testa e istinto perchè lascio andare le cose ma allo stesso tempo mi spingono a concretizzare. La vita è un viaggio e Ulan Bator è un modo, diciamo, razionale di andare verso una meta e dall’altra parte del mondo c’è quella città, una cultura così diversa dalla mia e… il nome mi suonava bene (ride).

a cura di Syd The Piper

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