L’epoca del musicista genio e ribelle che bivacca alla ricerca del suo sound, che diventa famoso, amato e cercato, che ha la fortuna di incontrare il manager di turno che crede in lui, il quale manager prendendosi parolacce, insulti e così via lo trascina sui palchi di fronte alla gente per farlo suonare, a mio parere è finita. Oggi un musicista se vuole vivere di musica, si deve fare un gran mazzo per così dire. Deve essere visibile sui Social Network (e tra Facebook, Twitter, Spotify, Sound Cloud, e chi più ne ha più ne metta, rischia seriamente di perdersene qualcuno di essenziale in giro), caricare musica nuova, video nuovi, improvvisarsi webmaster per creare siti accattivanti, cercare etichette discografiche per farsi promuovere, scrivere ai locali per trovare date, insomma un altro lavoro praticamente, visto che in teoria il musicista, nell’accezione romantica del termine, sarebbe un artista, un creativo e non uno scribacchino. Chi è fortunato e bravo può riuscire a fare il turnista, ad essere chiamato a suonare in varie sessioni o registrazioni, o se ha la passione, la pazienza e la dedizione può fare l’insegnante in una scuola e perché no magari decidere di gestirla una scuola, per farla a propria misura e secondo le proprie idee ricavando le soddisfazioni ma anche le inevitabili frustrazioni che fanno parte dell’arte dell’insegnamento. Forse oggi solo il musicista non lo si può fare, e forse devi essere contento se fai l’insegnante ed il musicista o il turnista ed il musicista, o comunque un lavoro free lancer che ti permette di pagare i conti senza avere grossi problemi ed il musicista, piuttosto che il bancario, l’impiegato, l’ingegnere o l’avvocato e di notte e nei week end anche il musicista, forse. Attualmente, soprattutto in Italia, la situazione è alquanto complicata, da poco è arrivata la comunicazione scarna e senza grosse spiegazioni dell’annullamento dell’Heineken Jammin Festival e del Rock in Idro, due tra i più importanti, per non dire unici, Festival Rock che c’erano nel Bel Paese. Festival sicuramente caratterizzati da difetti organizzativi (location, parcheggio e così via..) ma che comunque attirano artisti stranieri di un certo livello, gli Headliners, che richiamano a loro volta pubblico, anche straniero, e sponsor e pubblicità. Festival di tal genere sono anche importanti perché creano interessanti occasioni a band emergenti che hanno la possibilità di misurarsi con un palco così grande, di suonare davanti ad una marea di gente. E quando ricapita!!!

Normalmente, infatti, in concomitanza a tali manifestazioni vengono indetti dei contest che danno l’opportunità a gruppi in erba di iscriversi, di farsi votare e di vincere l’occasione di una vita, suonare all’Heineken ad esempio! In un momento in cui non ci sono i soldi, non ci sono tra un po’ neanche più i negozi di dischi, i gruppi emergenti hanno il web per farsi vedere e conoscere, e questi contest caratterizzati dai voti sul web sono delle opportunità per chiamare a raccolta i fan, mobilitarsi e cercare di partecipare ad un evento, ecco quest’anno hanno tolto anche questa possibilità. Lo sconforto, devo dire, aumenta quando guardando in giro si vedono cartelloni pubblicitari di locali, che si definiscono rock, in cui tutti o quasi i nomi che compaiono nelle locandine per le serate sono “Tal dei Tali Tribute Band”, “Pinco Pallo Tribute Band”. Ma dai basta con questi tributi! Ma facciamola la musica! Ma insomma in questo paese suonano solo quelli che fanno cover??? Ma tra 10-20-30 anni i nostri figli andranno nei locali a sentire ancora band che suonano LigabueVasco RossiDepeche ModePink Floyd e quant’altro?? Eppure musicisti bravi e talentuosi ce ne sono tanti, che fanno musica loro, che creano, sperimentano, che non sono icone, che sono disposti a suonare per pochi soldi, o anche per niente soldi.

I gestori dei locali non rischiano, ti chiedono quanta gente porti, devono essere certi di fare un guadagno, e così spesso preferiscono che si facciano cover, perché è più rassicurante, il noto è meglio dell’ignoto. Il problema però è anche culturale a livello di pubblico, di sensibilità all’ascolto, se è vero che se c’è chi vende c’è chi compra, è vero anche il contrario, se non siamo noi i primi a non chiedere di abbassare la musica perché non riusciamo a parlare, se non impariamo ad apprezzare la professionalità, la novità, ci facciamo suggerire dalla televisione ciò che ci piace e ciò che non ci piace e non proviamo invece ad ascoltare veramente, è inutile prendersela solo coi gestori dei locali che non danno spazio a sufficienza alla musica originale. Proprio i questi giorni ho letto di un progetto che si sta sviluppando in nord Italia, si chiama “Opposite” e coinvolge un gruppo di artisti (per ora del Nord Italia) che propongono un nuovo modo per fare musica dal vivo. Senza dover chiedere elemosine e favori a varie agenzie di booking, queste bands si stanno organizzando tra loro creando una collaborazione interregionale ed uno scambio di idee e più che altro di spazi per dare vita a dei live al di fuori dei soliti circuiti. Un progetto che ha tutte le carte in regola per espandersi anche in altre regioni creando un collettivo artistico senza confini. Per quanto riguarda le etichette la situazione è ancora meno rosea, le mayor puntano solo su “cavalli” vincenti, amici di Maria per così dire, che comunque non sono da invidiare perché vengono, miseramente, spremuti fino a che non ne rimane nulla e poi dimenticati senza batter ciglio(ascoltatevi la canzone “Avvoltoi” dei The Bastard Sons of Dioniso, è lapalissiana). Le etichette definite indipendenti, che sono fuori dal circuito mainstream, non hanno una lira o difettano dei necessari contatti per aiutare la crescita di un artista, alcune di queste si battono per investire nel live quel che rimane del concetto di “indipendenza”. Una volta una persona mi ha detto “Ma non ci si può rinunciare, la musica è importante….” E allora non ci rinunciamo….

a cura Simona

Per l’iniziazione alla musica, l’ispirazione, lo scambio di idee e gli spunti di riflessione un piccolo ringraziamento ai The Bastard Sons of Dioniso(Michele Vicentini, Federico Sassudelli e Jacopo Broseghini), Andrea Orsini (Bullet Fly), Alessandro Forte (Scuola di Musica Nomos), Andrea Caccese (I Used to be a Sparrow)e Daniele Signorello (The Washing Machine).

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3 Responses

  1. Parker

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