Motionless In White – Graveyard Shift

Uscito lo scorso 5 maggio, il quarto album in studio dei Motionless in White si intitola Graveyard Shift per l’etichetta Roadrunner Records. La band dalla Pennsylvania, capitanata da Chris Cerulli, confeziona stavolta un disco che, come il titolo che porta, segna il passaggio definitivo verso atmosfere orfiche goth-rock sempre più cupe. È vero, però, che l’impostazione metalcore degli album precedenti resta invariata, talvolta virando verso il nu-metal macchiato di elettronica e talvolta invece diluendosi in ritmi più distesi e fruibili, ma comunque di stampo hard-rock.

Il risultato è un lavoro variegato dalle molteplici influenze, tra cui la più evidente è di certo quella di Marylin Manson, soprattutto per via dello stile di Cerulli nelle linee vocali. Ma sono presenti anche richiami ai Korn, in particolare nel brano “Necessary Evil”, che vanta la collaborazione con Jonathan Davis (storico leader dei Korn), regalando all’album un apporto in gran stile numetal, tra sintetizzatori, riff distorti, drumming corposo e, ovviamente, growl e scream aggressivi. Sì, ma non troppo. Per poter ascoltare il meglio che la band possa regalarci in questo disco, bisogna aspettare infatti pezzi come “Soft”, che nonostante il titolo, segna uno dei capitoli più incisivi della tracklist, insieme a “The Ladder”, dal ritmo prepotente e aggressivo, come lo è anche quello di “Not My Type: Dead As Fuck 2” e “Hourglass”. Le altre tracce si snodano tra il death metal in versione goth di “Eternally Yours” (ottima chiusa del disco), il power di “570”, e l’hard-rock più marcatamente industrial di “Untouchable” e “Queen For Queen”, entrambe con una buona partitura ritmica e dalle sonorità corpose che ricordano in parte i Nine Inche Nails.

Nel complesso un buon disco, musicalmente valido, in grado di coinvolgere insieme varie sfaccettature del metal e realizzare un groviglio spigoloso di pulsioni elettroniche, riff graffianti, groove sostenuti di batteria e una vocalità che raggiunge ottimi picchi di screamo. Forse è vero che manca una linea definitiva con cui identificare la band, ma è vero anche che le 12 tracce che compongono il disco non cozzano mai l’una con l’altra, ed è comunque ravvisabile una certa coerenza compositiva, nonostante tutto.

 

TRACKLIST:

  1. Rats
  2. Queen For Queen
  3. Necessary Evil (feat. Jonathan Davis)
  4. Soft
  5. Untouchable
  6. Not My Type: Dead as Fuck 2
  7. The Ladder
  8. Voices
  9. LOUD (Fuck It)
  10. 570
  11. Hourglass
  12. Eternally Yours

 

A cura di: Francesca Mastracci

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