Razzi Totali – La città del niente

Della serie “a volte ritornano” e sembra che i dieci anni di assenza dalla scena siano volati via senza neanche sentirne il peso. A fare il loro ritorno stavolta sono stati i Razzi Totali, band esponente del rock-punk nostrano cantato in italiano proveniente da Trento che ha visto la sua ascesa negli anni Novanta. Nel giro di una diecina di anni e dopo tre album i quattro componenti decidono di prendersi una pausa per dedicarsi ad altri impegni lavorativi, attitudine questa di chi decide di non fare della musica una questione di mestiere. La pausa forse si è protratta più a lungo del previsto, ma nel febbraio di quest’anno la band ha deciso di tornare in studio per registrare il loro quarto disco, La città del niente, in uscita a Novembre. Complice anche il revival punk che ha portato quest’anno molte band esponenti del genere, fiorite anch’esse a cavallo tra i Novanta e i Duemila, a tornare alla ribalta dopo un periodo più o meno lungo di stop (vedi il caso dei Sum 41 o dei Blink 182).

Così ecco che i Razzi Totali ci riprovano con un nuovo disco, che è una nuova storia rispetto ai lavori precedenti, anche se non troppo diversa. La città di niente è un concept album di 21 tracce incentrato sul malcontento urbano e l’insoddisfazione generale di chi si sente perso in una spirale di ottusa indifferenza. L’impressione è quella di avere davanti quattro giovani ormai cresciuti che cantano la realtà distopica che li circonda con maturo disincanto, ma senza mai aver perso il sogno (sano, puro, quasi adolescenziale) della rivoluzione, “nella città di speranze spente un tamburo suonerà” come citano nel brano “La via della malinconia”.
I pezzi che compongono il disco sono tutti ridotti ai minimi termini: brevi ed estremamente mirati, tanto che di rado superano i tre minuti e sembrano per questo un concentrato di riff e ritornelli pieni zeppi di rime con una patina di jingle (come “Babilonia brucia” o “Il richiamo dei dannati”) se non fosse per gli attacchi energici di batteria (presenza costante che tira le redini in tutti i brani) e qualche potente schitarrata come si deve inframmezzata qua e là, che crea anche bridge convincenti (“A nessuno importa”). Ripetizione e brevità, però, creano un movimento quasi ciclico che conforma un po’ le tracce.

Ma se pure il lavoro nel complesso è una profusione di “fiumi di rime e libertà” (per citare il testo di “Sul bordo”), allo stesso modo però non cessa di essere un’analisi che, guardando con occhi sognanti al passato (i capitoli 1 e 2 di “Ricordi” ad esempio,) costituisce spunti di riflessione per un presente consapevole in cui regna la constatazione che oggi non ieri. Il momento in cui questa constatazione getterà le basi per un’evoluzione verso il futuro forse scriverà un capitolo nuovo nella storia della band.

01. Tempi cupi
02. Ricordi (Parte 1)
03. La città del niente
04. A nessuno importa
05. Masticati
06. Ingordi
07. Il re della città
08. Il richiamo dei dannati
09. Alla fine del giorno
10. La via della malinconia
11. Ricordi (Parte 2)
12. La ragazza insolita
13. Sul bordo
14. Notte di gloria
15. Rumore inutile
16. Speranza ed eroi
17. Randagi e proiettili
18. Babilonia brucia
19. Via da chi
20. Una campana suona
21. Quello che resta

a cura di: Francesca Mastracci

6.5

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